Il ministero degli Esteri russo ha accusato Israele di aver violato lo spazio aereo della Giordania per colpire obiettivi militari in territorio siriano. Secondo il Cremlino: “L’intensità degli attacchi missilistici e di bombe di Israele è aumentata drasticamente”. Le continue violazioni da parte di jet che portano la stella di Davide potrebbero attivare le contromisure difensive – non solo quelle di Amman – scatenando incidenti internazionali e aumentando la tensione in un che è Paese già pronto ad esplodere. Gli obiettivi selezionati dai caccia di Israele erano tutti legati alle milizie sciite affiliate all’Iran, presumibilmente convogli che trasportavano armi di Teheran in territorio siriano.

La scorsa settimana Israele ha lanciato una nuova incursione aerea per attaccare obiettivi vicini al confine tra Siria e Iraq. Secondo i funzionari del governo russo, i cacciabombardieri della forza aerea israeliana avrebbero violato anche lo spazio aereo della Giordania per raggiungere i loro obiettivi. Questo attacco sarebbero il “quarto” che si è registrato solo nelle scorsa settimana, asseriscono le fonti di Mosca. La notizia è stata riportata dal sito israeliano Haaretz.

“L’intensità degli attacchi missilistici e bombe israeliani contro la Siria è aumentata di recente negli ultimi tempi”, ha dichiarato il ministero degli Esteri di Mosca, riferendo che velivoli dell’aeronautica israeliana avrebbero lanciato in un altro raid ben “40 missili da crociera su obiettivi nei sobborghi di Damasco”. L’attacco sarebbe avvenuto nella notte di martedì, e le forze armate israeliane hanno di fatto ammesso, il giorno seguente, di aver colpito oltre venti bersagli appartenenti all’esercito governativo fedele al presidente siriano Bashar al Assad, e alla cosiddetta “Brigata Gerusalemme“, la forza speciale delle Guardie della Rivoluzione dell’Iran che opera all’estero. I quel caso i target erano tutto localizzati nell’area intorno alla capitale Damasco. L’ultimo raid invece, si è svolto nell’aera sud-orientale del paese. In una zona di confine che potrebbe essere usata come “corridoio terrestre” dall’Iran per rifornire le sue cellule e i suoi affiliati in tutta la regione.

Violando lo spazio aereo siriano, e quello giordano, gli aerei di Tel-Aviv hanno mostrato la loro consueta spregiudicatezza nel perseguire il loro obiettivo; e secondo Mosca tutto questo non può che aumentare le tensioni e il potenziale di ulteriori conflitti in Siria.

L’operazione lanciata da Israele è stata definita come una risposta all’attacco condotto il giorno prima nei confronti dello Stato ebraico attraverso il lancio di quattro missili lanciati provenienti da vettori in territorio siriano. Tutti e quattro i missili, secondo le fonti israeliane, sono stati intercettati con successo dal sistema di difesa missilistica Iron Dome. L’intelligence israeliana ha inoltre sostenuto che i missili sarebbero stati lanciati in seguito ad una precisa direttiva iraniana. Israele, che non ha rivendicato “formalmente” la sua responsabilità per gli attacchi, aveva comunque avvertito, attraverso le parole del primo ministro “uscente” Benjamin Netanyahu , che non avrebbe esitato per nessun motivo ad: “Espandere i limiti della campagna israeliana contro l’influenza dell’Iran” nella regione. Colpendo le milizie sciite ovunque fossero state localizzate con le loro armi pronte a colpire lo Stato Ebraico.

Secondo il punto di vista della Russia, fedele alleata di Damasco e impegnata su più fronti per supportare il presidente siriano Assad: “Questi eventi stanno causando serie preoccupazioni e risentimento a Mosca”, ha affermato il ministero degli Esteri, esortando Israele a “rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria e di altri stati della regione”. “Le azioni israeliane hanno aumentato la tensione e il potenziale di conflitto della situazione intorno alla Siria e sono in contrasto con gli sforzi per normalizzare la situazione e raggiungere la stabilità e un accordo politico in Siria”, concludeva l’appello dei funzionari di Mosca, che hanno inoltre criticato lo Stato ebraico per un altro attacco – quello svolto il 12 novembre – che aveva come obiettivo l’abitazione del comandante della Jihad islamica palestinese a Damasco, in pieno centro. L’attacco, sebbene chirurgico, avrebbe causato la morte e il ferimento di diverse vittime collaterali tra i civili siriani, e “danni significativi a proprietà e edifici”.

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