Il Consiglio di Sicurezza russo per voce del suo segretario, Nikolai Patrushev, avvisa che la Cina non è disposta a firmare un nuovo trattato contro la proliferazione dei missili balistici a raggio medio e intermedio.

In occasione dell’anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima il segretario Patrushev ha colto l’occasione per accusare gli Stati Uniti di non avere fornito una reale prova del non rispetto del Trattato Inf da parte della Russia. “Non sono in grado di riportare una singola istanza di violazione o una prova anche parziale che ci hanno presentato (gli Stati Uniti n.d.r.). Non c’è stato nulla di simile” sono state le parole del segretario interrogato su che tipo di prove avrebbero presentato gli Usa sulla violazione del Trattato da parte di Mosca.

A margine delle accuse russe sull’inconsistenza delle recriminazioni americane, Patrushev ha fatto sapere che la Cina non è disposta a firmare un nuovo accordo di non proliferazione nucleare. “Siamo informati della volontà cinese di non voler partecipare in un accordo di questo tipo, e pertanto è illusorio sperare che possano firmare un trattato multilaterale” ha aggiunto il massimo rappresentante del Consiglio di Sicurezza di Mosca.

Una fine inevitabile

Abbiamo già avuto modo di trattare la motivazione ufficiale che ha portato gli Stati Uniti ad uscire dal Trattato Inf: la Russia dispone, nei propri arsenali missilistici, di un nuovo vettore basato a terra – il missile da crociera 9M729 (SS-C-8 in codice Nato) – che avrebbe una gittata superiore al limite massimo di 500 chilometri imposto dall’accordo siglato nel 1987 tra Usa e Urss.

Quello che però potrebbe essere la reale motivazione è il fatto che la Cina possiede alcuni moderni sistemi missilistici tipo Mrbm e Irbm che rappresentano una minaccia per gli Stati Uniti nel teatro indo-pacifico. Dato che, nelle clausole del Trattato, è fatto divieto ai firmatari non solo di dispiegare sul suolo europeo ma anche di possedere missili di questo tipo, lo squilibrio strategico che si è venuto a creare negli ultimi anni è risultato insopportabile per Washington.

L’accusa russa, che è anche quella cinese, è che l’uscita dall’accordo da parte americana sia stata pensata per assicurare agli Stati Uniti il dominio globale attraverso la riproposizione di una minaccia che, per quasi 30 anni, era stata scongiurata. Una minaccia, però, che non è frutto solo della politica americana: la stessa Cina ha, implicitamente, confermato quelle che sono le preoccupazioni americane.

In una recente dichiarazione, la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, ha affermato che “Sviluppiamo il potenziale militare esclusivamente per questioni di autodifesa. Non è nelle nostre intenzioni porre alcun tipo di minaccia a nessun Paese” aggiungendo che “tutti i missili basati a terra di raggio medio e intermedio sono all’interno del nostro territorio, cosa che testimonia la natura difensiva della nostra politica”.

“Se gli Stati Uniti dispiegano missili di raggio intermedio nell’area del Pacifico, in particolare intorno alla Cina, il loro scopo è, a quanto pare, offensivo” ha concluso. La Cina sembra avere gioco facile in questa dialettica pseudopacifista essendo i missili a raggio medio e intermedio presenti nei suoi arsenali non in grado di raggiungere il territorio degli Stati Uniti, però questo non significa che le basi americane nel Pacifico – come Okinawa o Guam – e gli stessi suoi alleati siano fuori dalla loro portata.

Il tentativo di un accordo multilaterale

Sempre secondo il segretario Patrushev affinché si possa davvero arrivare ad un accordo multilaterale per un nuovo trattato di limitazione dei missili Mrbm ed Irbm bisognerebbe coinvolgere anche altri Paesi che possiedono armamento atomico come il Regno Unito e la Francia.

“Perché dovrebbe essere coinvolta solo la Cina se si tratta di un trattato multilaterale? Perché non sono state considerate Francia e Regno Unito?” ha dichiarato, sottolineando poi come Mosca abbia sollevato la questione ma che gli Stati Uniti non sono sembrati voler prendere in considerazione questa ipotesi di allargamento ai suoi alleati occidentali.

Ad onor del vero un vero trattato multilaterale che volesse eliminare la minaccia data dai missili balistici a raggio medio e intermedio, che danno un preavviso minimo o nullo se impiegati, dovrebbe includere anche le altre potenze atomiche del settore indopacifico: il Pakistan, l’India e la Corea del Nord, ma né Mosca né Washington e tanto meno Pechino hanno mai preso in considerazione questa possibile soluzione per ragioni di opportunismo geopolitico facilmente immaginabili.

Tuttavia Mosca resta aperta al dialogo con Washington per una possibile risoluzione della diatriba che rischia seriamente di compromettere i fragili equilibri di stabilità mondiali. Il segretario del Consiglio di Sicurezza russo ha affermato di sperare che vengano presto intavolati colloqui dall’esito positivo tra i massimi vertici della Difesa dei due Paesi: “I rappresentanti delle nostre rispettive diplomazie sono eccezionalmente competenti. Chiaramente ciascuna parte cercherà di salvaguardare i propri interessi ma credo che siano interessati a che la sicurezza globale continui a essere garantita”.