Nella ricorrenza del ventesimo anno dell’intervento della Nato in ex-Jugoslavia la Federazione Russa ha lanciato un monito all’Occidente, ricordando come il 24 marzo del 1999 la “diplomazia abbia fallito” lasciando spazio ai metodi di quella che è stata chiamata “chirurgia militare”. Alludendo agli oltre 10mila raid e missioni condotte in 78 giorni dai 1055 jet dell’Alleanza Atlantica nei cieli dell’allora Repubblica Federale jugoslava guidata dal presidente Slobodan Milosevich, che sganciarono gli oltre 23.614 bombe e missili provocando migliaia di vittime – anche nella popolazione civile.
“Gli stati occidentali non hanno appreso la lezione dalla tragedia nell’ex Jugoslavia“, ha affermato la missione permanente di Mosca presso la Nato. “Il 24 marzo è certamente una data tragica nella storia moderna dell’Europa: esattamente 20 anni la tentazione prevalse per risolvere i problemi interetnici e interreligiosi difficili e molto delicati in Jugoslavia; al posto di meticolosi sforzi diplomatici, si imposero metodi semplici e rapidi di chirurgia militare, aggirando il diritto internazionale e senza il permesso del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
La rappresentanza russa ha sottolineato come i raid dell’Alleanza abbiano colpito ripetutamente strutture civili limitandosi a considerare le perdite “danni collaterali”, citando in particolare il raid che colpì per una “tragica fatalità” l’ambasciata cinese di Belgradola notte tra il 7 e l’8 maggio 1999 del quale gli Stati Uniti non fornirono mai una vera spiegazione. Durante l’attacco persero la vita 3 giornalisti cinesi. I successivi interventi compiuti in Iraq e in Libia continuano a dimostrare come gli stati membri dell’Alleanza non abbiano raccolto l’importante lezione impartita dai drammatici eventi dei Balcani che, secondo i russi, hanno lasciato irrisolto il problema del riconoscimento del Kosovo e hanno lasciato in stand-by un “potenziale di conflitto nella regione”.
L’operazione Allied Force, impostata su una campagna di attacchi aerei mirati condotti dalla Nato tra il marzo e il giugno 1999 aveva l’obiettivo “fermare tutte le azioni militari, di violenza e repressione” perpetrate dalle formazioni militari e paramilitari serbe, e di riportare il governo di Belgrado al tavolo dei negoziati per arrivare ad una risoluzione che portasse ad un accordo politico per il Kosovo, in conformità con il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.
Nell’anniversario dell’inizio delle operazioni, che videro il nostro paese schierato in prima linea quale membro dell’Alleanza con le basi aeree più vicine agli obiettivi, le missioni di Canada, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti hanno ricordato la data con un comunicato, esprimendo “il sincero dispiacere per le vittime civili durante gli eventi del 1999”. “Ricordiamo il 24 marzo come il giorno in cui la diplomazia è fallita e siamo sinceramente dispiaciuti per le vittime civili durante gli eventi del 1999″. A margine della nota, l’Alleanza ha affermato la propria determinazione nell’aumentare gli sforzi per contribuire a una pace e una stabilità durature nei Balcani. Una regione che dopo 20 anni da quei tragici eventi è ancora al centro di forti tensioni di carattere etnico, e che riporta ancora sui muri degli alti palazzi di Belgrado, i segni indelebili di quella guerra così vicina.