Le capacità tattiche e strategiche delle Forze Aerospaziali russe sono state al centro del dibattito tra analisi e osservatori militari fin dall’inizio del conflitto, almeno quanto lo sono state, e a tuttora lo sono, le capacità della “difesa aerea” e della esigua quanto agguerrita e mai annientata Forza Aerea ucraina.
Le foto della coda di un velivolo di grandi dimensioni crivellato di schegge e riportante la celebre “stella rossa” sulla deriva che sono circolate per settimane sui canali di Open Source Intelligence, fin dal primo momento associate al misterioso abbattimento di due aerei spia russi lo scorso 13 gennaio – entrambi colpiti mentre erano in missione sul Mar D’Azov – hanno contribuito a lasciare sospeso quesiti sull’assenza di superiorità aerea nel conflitto ucraino, e sulle capacità delle due componenti aeree impiegate nel conflitto.
Ora la Difesa di Kiev ha dato notizia di un altro, l’ennesimo, A-50U Bariev abbattuto mentre era in volo sul Mar d’Avoz in questo venerdì 23 febbraio 2024. L’aereo spia russo sarebbe stato abbattuto, riportano le fonti ucraine, “a seguito di un’operazione congiunta della Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina e dell’Aeronautica delle Forze Armate dell’Ucraina”.
Alcuni video divulgati su X mostrando un velivolo impegnato a lanciare le contromisure “flares” prima d’essere raggiunto e abbattuto da quello che sembra essere missile terra-aria. Secondo quanto riportato dagli analisti “non è chiaro come l’aeronautica ucraina sia riuscita a colpire l’aereo vicino a Yeisk, situato sulla riva del Golfo di Taganrog nel Mar d’Azov”. Ancora una volta “qualcuno” ha suggerito che l’A-50U Bariev è stato “vittima del fuoco amico“, riporta David Cenciotti su The Avionist. Una versione che abbiamo già sentito nell’ultima azione che ha coinvolto i preziosi aerei spia di Mosca.
Gli altri aerei spia abbattuti
Nella notte tra domenica e lunedì 15 gennaio 2023 i vertici militari di Kiev confermarono l’abbattimento di un altro A-50 Bariev, velivolo di generose dimensioni adibito al controllo aereo e analogo ad un Awacs occidentale, essenziale per coordinare attacchi aerei; e l’abbattimento (poi rettificato in grave danneggiamento, ndr) di un Ilyushin Il-22, quadrimotore a elica impiegato, a seconda delle versioni, per operazioni di comando e controllo o nella guerra elettronica.
L’abbattimento dell’A-50, facilmente riconoscibile per via del radome circolare che ha montato sulla sezione superiore, struttura che contiene un radar rotante capace di scansione il cielo a 360° gradi per rilevare segnali fino a 400 chilometri di distanza, ha ottenuto una certa rilevanza tra gli osservatori del panorama militare dal momento che secondo l’intelligence ucraina “Mosca possederebbe solo 8 aerei “di questa sofisticata e costosa tipologia. Un altro A-50 Bariev era stato danneggiato/perduto a seguito del controverso attacco condotto da un gruppo di paramilitari filo-ucraini nella base bielorussa di Machulishchy alla fine di febbraio 2023.
Considerato lo sforzo di Kiev per contrastare i raid delle Forze Aerospaziali Russe (Vks), la distruzione di vettori che le fonti ucraine definiscono come “due dei migliori aerei comando russi” può essere considerata una piccola vittoria strategica; dato che difficilmente Mosca potrà aggiornare e mettere in linea altri velivoli spia in tempi brevi; e sarà anzi costretta ad utilizzare i cinque A-50 superstiti – se confermato anche l’ultimo abbattimento di questo 23 febbraio – con la massima prudenza. Una situazione differente invece quella della flotta di Il-22, che può contare su almeno 30 velivoli in piena operatività.
Fuoco amico e versioni discordati
Fin dall’inizio del conflitto Kiev e Mosca hanno sempre fornito versioni discordati. Ciò è avvenuto anche nel caso dell’abbattimento dell’aereo spia dichiarato a gennaio. Come riportato allora in un articolo di Formiche, “il Capo di Stato Maggiore Valerii Zaluzhnyi, il capo dei servizi di intelligence del ministero della Difesa Kyrylo Budanov e il vice capo della commissione per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence del Parlamento ucraino Yurii Mysiahin” avevano immediatamente sostenuto che sia l’A-50 Bariev, sia l’Ilyushin Il-22 fossero stati abbattuti dagli ucraini.
Fonti russe non ufficiali invece sostennero per giorni l’inconsistente tesi del “fuoco amico“, che avrebbe bersagliato, a distanza di dieci minuti in due settori diversi, proprio due diversi aerei spia. Abbattendo l’A-50 e danneggiando l’Il-22 al punto da spingere i piloti a effettuare un atterraggio d’emergenza richiedendo l’intervento delle unità di soccorso sulla pista.
Un’altra fonte russa, riportata nei giorni seguenti all’abbattimento di gennaio dal portale dell’Istitute of War Studies, aveva affermato che gli osservatori occidentali si erano semplicemente trovati di fronte alla diffusione di una “utka”: termine traducibile come “papera” e impiegato dai russi al pari della nostra “bufala”.
Obiettivo di questa “papera” sarebbe stato quello di “rassicurare” i piloti russi sulla sicurezza delle missioni condotte sul Mar Nero e sul Mar d’Azov, ricordando che possono pur sempre verificarsi “errori umani” alla base di incidenti che hanno comunque provocato la morte dei 15 uomini dell’equipaggio a bordo del A-50 Bariev; e che dunque non ci troveremmo di fronte a una vittoria ucraina inflitta con “armi sofisticate” – non identificate o dichiarate come in altri casi – su un asset strategico come un aereo spia della Vks.
Ancora guerra per il controllo dei cieli
Nelle stesse ore in cui la notizia dell’abbattimento degli aerei spia veniva diffusa dagli ucraini il 13 gennaio, sui principali canali russi veniva invece rivendicata la distruzione di un sistema missilistico per la difesa aerea Patriot dislocato nell’Ucraina occidentale: il principale asset difensivo fornito dagli amici della Nato per alzare una rete difensiva più efficace e frenare i raid dei cacciabombardieri di Mosca che continuano a mandare a segno missili ipersonici come il Khinzal trasportati dai MiG-31. Non è escluso l’abbattimento possa essere “attribuito” a questo piattaforma difensiva.
Il numero sempre maggiore di missioni aeree che hanno previsto il coinvolgimento di velivoli per il comando, controllo e guerra elettronica da parte del comando aereo russo .che evidentemente riscontra un livello di minaccia più elevato del passato nei settori della Crimea, e lungo le coste ucraine del Mar Nero e del Mar d’Azov, può essere strettamente legato al tentativo di inibire i radar della difesa aerea ucraina che guidano i missili intercettori.
Un dato importante
Ciò che continua a focalizzare l’attenzione sull’attacco ai danni degli aerei spia russi di questa importanza strategica è “quali” armi siano state impiegate per colpire l’A-50 e l’Il-22, adoperabili in missioni che hanno come obiettivo la guerra elettronica per la soppressione dei sistemi missilistici che compongono la difesa aerea di Kiev. E quale tipo di missile sia stato impiegato nell’ultimo caso – se confermato.
Il sistema Patriot considerato il più “efficace” schierato da Kiev, “può colpire aerei a 190 chilometri di distanza” dalla posizione di dislocamento. E ha dimostrato la sua capacità letale proprio dall’Isola dei Serpenti. Tale raggio d’azione sarebbe insufficiente per colpire gli aerei spia russi che “normalmente” dovrebbero volare al limite di quelle distanze proprio per evitare una simile minaccia. “Le forze ucraine hanno scoperto che l’A-50 è abbastanza facile da degradare tramite attacco elettronico” hanno spiegato in passato alcuni analisti Royal United Services Institute di Londra. Se aerei per il comando, controllo e per la guerra elettronica russi si sono “avventurati” in settori più pericolosi per imporre le loro strumentazioni e portare la guerra elettronica nello spazio aereo ucraino, dunque, rimane un mistero che continua a rinnovarsi ogni volta che Kiev “annuncia” di aver eliminato un aereo spia di Kiev.

