La geopolitica della corsa allo spazio
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Un giornalista francese è rimasto ucciso vicino Severodonetsk. Si tratterebbe di Frédéric Leclerc Imhoff, di Bfm Tv. La foto con il suo accredito è stata diffusa dai media ucraini, ma al momento non sono arrivate conferme ufficiali da Parigi.

A darne comunicazione è stato il governatore dell’oblast di Lugansk, Serhiy Gaidai. In un comunicato, il capo dell’amministrazione regionale ha riferito che il cronista, accreditato regolarmente per seguire la guerra in Ucraina, è stato raggiunto da alcune schegge che hanno provocato ferite rivelatesi poi letali al collo. Pochi giorni fa l’istituto di monitoraggio dei mass media ucraini aveva stilato un bilancio di almeno 29 vittime tra i giornalisti. Una lista purtroppo a cui oggi occorre aggiungere un altro nome.

Come è rimasto ucciso il giornalista francese

Stando alla ricostruzione fatta dallo stesso governatore Gaidai, il cronista stava seguendo le operazioni di evacuazione da Severodonetsk. Operazioni molto delicate, visto che la città è oramai assediata dai russi su almeno tre lati e alcune truppe di Mosca, aiutate dagli alleati, hanno ingaggiato con gli ucraini una battaglia urbana in alcuni quartieri di periferia. Da qui la necessità di evacuare i civili, molti dei quali da giorni sono rintanati all’interno dei rifugi con pochi rifornimenti di medicine e viveri a disposizione. Un’evacuazione che, tra le altre cose, appare una vera corsa contro il tempo visto che l’unica via di fuga rimasta da Severodonetsk è costituita dall’autostrada per Lysychansk, bersagliata però dall’artiglieria russa.

Il giornalista era arrivato nella zona proprio per documentare le modalità di evacuazione dalla città contesa tra Mosca e Kiev. “Oggi il nostro veicolo blindato di evacuazione – si legge nelle dichiarazioni rese dal governatore Gaidai – stava andando a prelevare 10 persone da Severodonetsk ed è finito sotto il fuoco nemico”.

“Le schegge delle granate – ha poi aggiunto il capo dell’amministrazione regionale di Lugansk, sotto cui ricade amministrativamente Severodonetsk – hanno perforato la corazza dell’auto, una ferita mortale al collo è stata ricevuta da un giornalista francese accreditato che stava realizzando il servizio sull’evacuazione, un poliziotto di pattuglia è stato salvato da un elmetto”. Per motivi di sicurezza, dopo l’episodio che ha portato alla morte del cronista, le operazioni di evacuazione dei civili sono state interrotte.

Un altro cronista vittima della guerra

La morte del giornalista francese testimonia la delicatezza della situazione nel Donbass e, in particolar modo, nell’area di Severodonetsk. Qui i russi stanno intensificando la pressione militare con l’obiettivo di prendere il prima possibile la città, considerata in cima alle priorità di Mosca dopo la conquista di Mariupol. Quando colpi di artiglieria raggiungono anche mezzi con a bordo giornalisti, vuol dire che sul terreno il contesto è talmente delicato da non esserci più una linea di demarcazione tra obiettivi civili e obiettivi militari. Cronisti e residenti sono esposti al pari degli stessi militari. Non a caso le prime vittime tra i giornalisti in questa guerra sono state registrate a Irpin, il sobborgo a nord di Kiev dove i russi, prima del loro ritiro dall’area, hanno combattuto a lungo nell’intento di assediare la capitale.

Era il 13 marzo quando Brent Renaud, freelance statunitense, è rimasto ucciso nella cittadina confinante con il territorio di Kiev. Anche lui, come il collega morto oggi a Severodonetsk, stava seguendo l’evacuazione dei civili. Il 15 marzo la stessa sorte è toccata all’operatore della Fox Pierre Zakrewski, vittima di colpi di artiglieria sempre a Irpin. La conta successivamente è salita in modo repentino e drammatico. Fino a toccare quota 29, almeno secondo l’istituto ucraino dei mass media, il quale il 24 maggio aveva fornito un primo bilancio dei morti tra giornalisti e operatori. Il cronista francese dunque è la trentesima vittima che si va ad aggiungere nell’elenco di chi in Ucraina, durante la guerra, è venuto a mancare mentre cercava di raccontare il conflitto. Un bilancio che potrebbe farsi ancora più drammatico: ogni giorno decine di giornalisti rischiano la vita tra le bombe e rischiano di cadere vittima della furia della guerra.

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