La vita di un ginecologo non vale quanto quella di un pediatra. È questa la prima considerazione che viene in mente non appena si leggono le agenzie battute oggi e le pagine dei giornali internazionali.Nelle scorse settimane si è parlato molto dell’ultimo pediatra di Aleppo. Una cosa sacrosanta. Quell’uomo era lì a salvare vite ed è stato ucciso. Non si sa ancora da chi. Forse dai caccia di Bashar Al Assad o forse dalle bombe ribelli.Tre ore fa, l’Agi ha diffuso questa notizia: “Dopo l’ultimo pediatra attivo ad Aleppo, è morto l’ultimo ginecologo in attività nel Guta Orientale, la martoriata regione a est di Damasco roccaforte dei ribelli siriani e assediata dalle forze del regime. Nabil Daas, riferisce l’Osservatorio nazionale dei diritti umani, era rimasto ferito giorni fa a Duma, principale città della regione, dove operano anche gruppi legati ai qaedisti del Fronte al Nusra. Il medico è stato vittima del fuoco incrociato dei combattenti dell’Esercito di Al Fustat, legato al Fronte Al Nusra da un lato, e di quelli dell’Esercito dell’Islam, una delle principali fazioni dei cosidetti ribelli moderati, sostenuti dalla comunità internazionale. Il 27 aprile era morto in un ospedale bombardato invece l’ultimo pediatra attivo ad Aleppo, nel nord del Paese.”