Il vertice di domenica a Londra che riunirà i capi di governo europei sarà uno dei più importanti degli ultimi anni. L’incontro è stato convocato per parlare di Difesa europea ma diventerà, inevitabilmente, un summit sull’Ucraina, alla luce della clamorosa rottura fra Zelensky e Trump in diretta televisiva dalla Casa Bianca. In sostanza i leader europei dovranno indicare se stanno ancora con Trump, se si schierano con Zelensky col rischio di rompere l’unità occidentale o se riusciranno a trovare una via di uscita a una crisi davvero inaspettata, che si può capire fino in fondo solo considerando alcuni punti fondamentali.
Il presidente americano dichiara ormai da settimana di voler portare la pace in Ucraina e seppur amico dell’Ucraina e del suo popolo, che ha elogiato venerdì prima che la situazione degenerasse, si pone come mediatore e quindi non può ripetere ,le dichiarazioni durissime di Biden contro Putin.
Gli americani vogliono raggiungere un accordo sulle Terre Rare in Ucraina, che implica ingenti investimenti e questa, a rigor di logica, è la miglior garanzia di sicurezza per Zelensky e per Kiev perché Washington non permetterà mai che un investimento strategico e vitale per la sua industria venga minacciato in futuro dalla Russia. Trump non lo ha detto espressamente per non compromettere il negoziato in corso ma lo ha lasciato chiaramente intendere.
Come si è giunti alla rottura? La conferenza stampa è andata avanti bene per 40 minuti seppur tra momenti di tensione, subito riassorbiti. Verso la fine Vance è intervenuto per ribadire la necessità di un approccio diplomatico più volte evocato da Trump. Zelensky ha replicato polemicamente e da quel momento la situazione è degenerata, provocando un disastro diplomatico. Il presidente ucraino, anche a posteriori, non si è scusato con il capo della Casa Bianca, pur esprimendo rammarico per quanto avvenuto.
Pretende garanzie di sicurezza per l’Ucraina, su cui Trump chiaramente non vuole esporsi in questa fase, preferendo arrivare al più presto a un cessate il fuoco, per poi arrivare progressivamente a un accordo definitivo di pace. Lo ha detto: da uomo di business constata che l’Ucraina militarmente sta perdendo. Irritato da Zelensky, gli a detto “Il tuo Paese è nei guai fino al collo, stiamo cercando di salvarvi, non avete la forza per imporre condizioni”. Messaggio: l’Ucraina stia in scia agli Usa, faremo tutto il possibile e l’accordo sulle Terre Rare la tutelerà.
Zelensky, però, sta giocando il tutto per tutto, sperando che l’Europa si schieri senza indugio al suo fianco, permettendogli di continuare la guerra o, nelle migliori delle ipotesi, di essere più forte negozialmente. Ma è una posizione realistica? Lo vedremo domenica sera, quando apprenderemo i risultati del vertice di Londra, a cui però l’Unione europea non arriva in modo ragionato e posato. Il presidente della Commissione Ursula von Der Leyen, il presidente del Parlamento Roberta Metsola e diversi commissari hanno rilasciato dichiarazioni infuocate pro Zelensky, pubblicando lo stesso commento su X “Sii forte, coraggioso e senza paura”, non si sono nemmeno sforzati di personalizzarlo. Una strategia comunicativa molto discutibile.
Resta da vedere se questo spirito battagliero verrà condiviso dagli altri leader europei e un ruolo decisivo spetterà al Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, che è amica di Trump ma governa un Paese che, avendo adottato l’euro, è a sovranità molto limitata. La sua posizione è cruciale e delicatissima. Può darsi che il vertice finisca senza una decisione condivisa, non sarebbe la prima volta che accade. Auguriamoci che il nostro premier sappia imbrigliare qualunque velleità bellicista. Non possiamo fare precipitare l’Europa in una guerra assurda. I sondaggi sono eloquenti: nessuno è disposto a morire per l’Ucraina.

