Guerra /

L’Aquila, 12 dicembre. “A differenza di altre esercitazioni, qui si simula uno scenario di guerra convenzionale: ciò che potrebbe accadere, in ambito NATO, nel caso di un attacco” spiega il Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto (Comandante Truppe Alpine) a margine di Mjolnir 2019 – Nato Readiness Initiative, che ha impegnato per 10 giorni oltre 500 militari sulla montagna aquilana.

Il nemico non è specificato seppure il “film” parli abbastanza chiaro: impegno su terreni impervi e nevosi, in condizioni climatiche al limite… i confini più settentrionali dell’Alleanza Atlantica, ad esempio. E le operazioni devono essere condotte in tempi molto brevi:

“Readiness Initiative significa saper intervenire con ristrettissimi tempi di attivazione, a disposizione dell’Alleanza. Nel nostro caso il tempo stimato è di 20 giorni per prepararci e di 10 per essere pronti in area operativa” spiega, alla tenda comando, il tenente colonnello Massimo Careddu.

Un mese può sembrare un periodo lungo, in realtà è relativamente breve per una intera unità che deve organizzarsi, prepararsi e raggiungere l’area operativa…

Il freddo la fa da padrone: dopo alcuni giorni di relativa calma, infatti, il gelo ammanta il giorno più lungo di Mjolnir, iniziato molto prima del sorgere del sole…

Ore 22.00 – “Cielo limpido, freddo assicurato” commentano gli alpini de La Scassata, 143° Compagnia del Battaglione Alpini L’Aquila che muovono lungo i sentieri dello Stabiata. Pur alle porte del capoluogo abruzzese, il grande poligono si presenta come un paesaggio lunare: silenzio assoluto e una luna piena che illumina a giorno, la cui luce si riflette sull’equipaggiamento: mimetica ed elmetto vegetato, giubbetto anti-proiettile, Beretta ARX a tracolla e, per gli ufficiali, la 92 montata sul davanti. E il pile, un po’ ovunque, per proteggersi dai meno -4°, temperatura che accompagnerà soldati e giornalista sino alla mattina seguente.

Non le si sono ancora congelati?” scherzano le penne con il reporter, ai piedi due stivaloni stile vecchia naja, di quelli in cuoio duro belli a vedersi ma decisamente “oldies”.

Sotto i fasci luminosi delle frontali si ripassano ordini e si scruta la mappa per ricordare con esattezza quali saranno i movimenti della serata e quali quelli del giorno seguente. Un aspetto molto importante è la comunicazione, rigorosamente in inglese, imparata con minuzia dai fanti di montagna perché, in un contesto reale, meglio non avere con sé appunti…

Ore 24 – “Cerca di scandire bene, eh vecchio!” ammonisce il suo secondo il tenente colonnello Mario Bozzi, comandante del Battaglione “L’Aquila” reparto-fulcro di Mjolnir nonché unità più numero dell’intero Esercito: 4 compagnie fucilieri, 1 supporto per un totale di 500 uomini.

Nell’angolo di una piccola tenda pneumatica Bozzi raduna i suoi. Vuole essere certo che direttive e terminologia siano ben chiari e che alla radio nessuno faccia errori. In gioco c’è la validazione del reparto:

“Si tratta di una esercitazione per validare il 9° Alpini all’impiego nel NATO Readiness Iniziative che vedrà la luce nel gennaio 2020. Siamo in attività dai primi del mese e giunti, ora, al culmine dell’attività addestrativa: il Battaglione è il cuore dell’esercitazione: al di là di aliquote guastatori e della componente esplorativa della cavalleria (“Nizza” Cavalleria), il grosso della componente combat viene dal Battaglione, cioè 300 uomini su uno schieramento di 500”.

Un intenso aroma pervade la tenda.

“Ecco, lo scriva: il caffè è un elemento indispensabile delle operazioni militari” scherza un capitano, mentre manovra la moka su un fornello da campo.

“Ora via” ordina il comandante Bozzi. “Notte di relativa calma, state comunque pronti domani sarà campale!”

La radura a 1800 metri è tutta un borbottare. Sono i VTLM “Lince” schierati a fari spenti, con a bordo i militari della compagnia in attesa. Si passerà la notte lì, non in tenda come previsto ma a bordo dei mezzi. In cinque sul sedile posteriore fa rimpiangere il bivacco, ma almeno si sta caldi e si può recuperare qualche ora di sonno.

Ore 06 Dormito poco, nonostante il silenzio (surreale) dello Stabiata. D’improvviso i mezzi si riaccendono e si parte per raggiungere zona operazioni. E’ l’ultimo atto di Mjolnir e in grande stile: aggregato al plotone CASTA (Campionati Sciistici Truppe Alpine), atleti e soldati, la fotocamera segue l’azione su per il pendio. Lo scontro è diretto e verte a neutralizzare le forze d’attacco con una manovra fulminea e il supporto egli A-129 Mangusta.

Gli elicotteri volano a quota bassa si fermano e proseguono nella rotta di monitoraggio dell’area. Protetto dall’alto, il plotone continua ad avanzare con una corsa a perdi fiato lungo un pendio scosceso; in cima ci si butta a terra e si inizia con il fuoco. L’ARX vomita sul bersaglio (sagome) una gran quantità di colpi che l’otturatore espelle a pochi centimetri dall’obiettivo. In basso una colonna di “Lince” è pronta a muovere per evacuare la squadra d’assalto.

Non va tutto bene perché il nemico perché il nemico, attaccando, ha piazzato minacce esplosive i famigerati IED (Improvised Explosive Devices). Alcuni VTML in dotazione all’Esercito sono equipaggiati con potenti jammer capaci di schermare e di neutralizzare i detonatori a distanza, ma può accadere che la bomba scoppi e che ci sia necessità di evacuare il ferito… nel bel mezzo dello scontro. Un team CASEVAC (Casualties Evacuation) interviene sul VTLM: forzare la blindatura, aprire la portiera ed estrarre il ferito, condurlo in zona sicura. Il tutto sotto il fuoco e in una bianca nube di fumo che abbassa la visibilità e che, in un contesto reale, aumenterebbe il rischio di essere colpiti.

Mjolnir 2019 è andata a buon fine. Su una cima dello Stabiata, fra “Lince” e BV-206 schierati, il Generale Berto e il Comandante della Taurinense Generale Scalabrin elogiano il comportamento dei reparti impegnati.

La sfida più grande arriverà, poi, con il nuovo anno quando le penne nere abruzzesi saranno ufficialmente parte del Nato Readiness Initiative pronti, al fianco delle forze di altri paesi membri, a difendere l’Alleanza in eventuali scenari dove la finzione esercitativa cede il passo alla realtà.

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