Tracce dell’F-35 scomparso in Giappone. Ad un mese dalla perdita del contatto con il cacciabombardiere stealth scomparso dagli schermi sono state localizzate e recuperate alcune parti del jet che ormai è senza dubbio caduto nel Pacifico. Tra i resti del velivolo recuperati compaiono il tettuccio dell’abitacolo e il registratore dei dati del volo. Ancora nessuna traccia della carlinga e del pilota.

Secondo il ministero della Difesa giapponese “una quantità significativa di segreti che devono essere protetti” giacciono ancora in fondo all’oceano e potrebbero essere ancora preda di Cina e Russia. Il ministro della Difesa giapponese Takeshi Iwaya intanto ha confermato che “il 3 maggio e i giorni seguenti” alcuni resti dell’F-35A scomparso dai radar il 9 aprile sono stati recuperati e potrebbero aiutare le squadre di ricerca a restringere l’area che viene setacciata notte e giorno da decine di unità navale per localizzare il “relitto” e recuperarlo nella sua interezza. Ancora nessuna traccia del corpo del pilota, il maggiore della Forza Aerea di Autodifesa giapponese Akinori Hosomi.

Secondo informazioni rilasciate immediatamente dopo l’incidente, ma non supportate dalle immagini di rito, anche la sezione di coda sarebbe stata individuata e recuperata, avvalorando la tesi di una perdita di controllo del velivolo che era “andato giù” 135 chilometri a est della costa di Misawa per quello che è stato ipotizzato come un guasto tecnico. Tra le parti fondamentali da recuperare c’è ancora la “memoria” del data recorder del velivolo, che potrebbe fornire gli indizi necessari a svelare che tipo di criticità hanno colpito l’aereo dopo appena 30 minuti di volo di una normale missione di addestramento. “Il ministero della Difesa sta studiando (i resti), ma a l’importantissima memoria (del registratore di volo) non è stata recuperata” sottolinea il ministro Iwaya.

Attualmente le squadre sono composte non sono da unità militari come i dragamine e i pattugliatori della marina nipponica,  che continuano a battere con il loro radar l’area delle ricerche, ma anche navi civili specializzate nella ricerca oceanografica sulle quali sia il Giappone che gli Stati Uniti – estremamente preoccupati per l’eventuale compromissione della segretezzadel programma Joint Strike Fighter – fanno grande affidamento per recuperare i resti del caccia. Gli Stati Uniti, che hanno già invitato sul posto un ricognitore marittimo e un aereo spia, hanno recentemente assoldato nelle squadre di ricerca una nave oceanografica privata che fa base a Singapore, la Van Gogh, dotata di un drone sottomarino e sensori estremamente sofisticati per le ricerche a grandi profondità.

Sarebbe stata proprio quest’ultima, secondo le dichiarazioni rilasciate dal ministro della Difesa giapponese, ad aver individuato e portato in superficie i resti del velivolo che adesso posso essere analizzati dall’equipe impegnate nella ricerca. Il tettuccio high-tech dell’F-35 è composto da una parte singola, che in caso di “eject” del pilota viene divisa in due nella sezione centrale, lasciando al suo posto la sezione anteriore dove la canopy è agganciata al velivolo. Nel caso la canopy fosse stata trovata intatta  – non si è parlato di una parte del tettuccio ma del tettuccio completo – potremmo escludere che il pilota sia riuscito nel tentativo di lanciarsi.