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Nel 2017 ci saranno quasi ottomila militari italiani in giro per il mondo. A metà gennaio il Consiglio del Ministri ha deliberato il suo piano per chiedere al Parlamento di rifinanziare tutte le missioni internazionali in cui è impegnata l’Italia. Le Camere potranno anche negare o modificare il provvedimento, ma è quasi certo che si andrà verso una conferma. Rispetto agli anni precedenti sono diminuiti gli scenari con operazioni attive ma questo non ha di fatto ridotto i rischi.Quest’anno l’Italia presenterà il secondo contingente per numero di uomini in Iraq secondo solo a quello degli Stati Uniti. Palazzo Chigi ha deciso che per combattere l’Isis come membro della Coalizione internazionale serviranno 1.497 uomini. I soldati saranno impegnati sia nella lotta a Daesh che nella difesa della diga di Mosul dove lo scorso anno sono iniziati i lavori di messa in sicurezza da parte di una ditta italiana. L’intera operazione costerà 300 milioni di euro e vedrà anche sul campo 420 mezzi terrestri e 17 mezzi aerei. La missione in Iraq rappresenta il 23% dell’intera spesa ovvero 1,13 miliardi.In questo calderone ci saranno anche 43,6 milioni e 300 uomini inviati come forza di protezione in Libia a supportare l’ospedale da campo di Misurata creato con l’operazione Ippocrate. Sempre in Libia verranno spesi altri 3,6 milioni per supportare la Guardia costiera locale per la lotta all’immigrazione clandestina. Nel Canale di Sicilia invece gli stanziamenti saranno più imponenti. 84 milioni e 700 uomini verranno impiegati per l’operazione “Mare sicuro” che mira a proteggere il traffico mercantile e le piattaforme petrolifere antistanti la costa libica. Non solo. Nella stessa zona verranno spesi altri 43 milioni per combattere gli scafisti con l’operazione Sophia-Eunavformed e altri 17 con l’operazione Nato “Sea Guardian”.

Europa: dai Balcani alla questione lituanaCome detto uno degli scenari più sensibili in Europa è rappresentato dal Mediterraneo ma non è il solo. L’Italia resta presente nel Balcani con diverse missioni, in particolare in Kosovo. Sotto la bandiera della Nato sarà ancora impegnata in diverse operazioni per un totale di 538 uomini e 78 milioni di euro. Oltre a questa continueranno gli accordi bilaterali con l’Albania e altri attori dell’area. Ma il 2017 sarà anche l’anno della contestata partecipazione alle operazioni Nato in Lettonia, in particolare nel «dimostrare la capacità e la determinazione della Nato nel rispondere solidalmente alle minacce esterne lungo il confine orientale dell’Alleanza» si legge nel documento del Consiglio dei Ministri. Una missione che nel suo insieme può far aumentare ancora di più la tensione con la Russia.
Africa: l’allargamento delle operazioni in LibiaL’Italia continuerà il suo impegno anche in Africa. Oltre alle operazioni in Libia e nel Canale di Sicilia proseguiranno anche le delicate operazioni anti-pirateria nel Corno d’Africa con oltre 400 uomini e 2 unità navali. Nella zona proseguiranno anche le operazioni di addestramento e supporto nella base italiana in Gibuti. Palazzo Chigi chiederà anche al Parlamento di confermare dal decennale missione dell’Onu in Egitto con 75 uomini. Da segnalare anche piccolissimi contingenti in Mali e Niger che che si occupano di consulenza alle locali forze armate.
Medio Oriente: in Iraq il più grande contingente gli UsaLo scenario più delicato resta comunque quello mediorientale. Oltre alla lotta contro l’Isis le forze armate del nostro Paese proseguiranno la missione Unifil della Nazioni Unite in Libano. Sul campo verranno impiegati per un altro anno 1.125 uomini e 303 mezzi terrestri per 153 milioni. Il compito principale resterà quello di supporto all’esercito libanese.Nella stessa regione continueranno anche le varie iniziative in terra palestinese. L’esercito italiano infatti da qualche anno svolge funzioni di supporto in diversi punti dei Territori. Da Hebron a Gerico passando per la Cisgiordania e il valico con l’Egitto di Rafah, verranno impiegati quasi 50 uomini per operazioni di osservazione e rapporti. Più a Nord, in Turchia, continuano invece le operazioni della Nato in funzione anti-Isis. L’Italia sarà impegnata in due operazioni di controllo dei cieli con 136 uomini. Altro contesto delicato si conferma quello afghano con 900 uomini, 148 mezzi per una spesa di 174 milioni di euro. Gli uomini delle forze armate saranno impegnati principalmente come addestratori delle forze di sicurezza locali anche se lo scenario rimane rischioso per la ripresa delle ostilità da parte dei talebani.
Cooperazione allo sviluppo: 120 milioni alla polizia afghanaOltre alle missioni prettamente militari il governo Gentiloni ha confermato anche diverse operazioni di cooperazione allo sviluppo. In particolare sono stati stanziati 295.000.000 di euro di cui ben 120 come contributo finanziario per le Forze di sicurezza e difesa afghane.111 verranno stanziati per il «miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati e a sostegno alla ricostruzione civile in Paesi in situazione di conflitto, post-conflitto o di fragilità ed in aree colpite da calamità di origine naturale o antropica, anche in collaborazione con l’Unione europea, le organizzazioni internazionali e le ONG» anche se il documento non specifica in quali termini concreti limitandosi a dire che i Paesi interessati sono: Afghanistan, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Iraq, Libia, Mali, Niger, Myanmar, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Yemen.Altri 34 milioni finiranno tra Nord Africa, Medio oriente e America Latina mentre il governo investirà altri 30 milioni in scenari considerati a rischio per la protezione di cittadini e interessi italiani all’estero, in particolare in Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iraq, Libano, Libia, Nigeria, Niger, Pakistan, Palestina, Somalia, Sud Sudan e Venezuela.

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