Voli civili dalle basi russe diretti a Damasco, navi che solcano il Bosforo piene di mezzi e armi, forse un nuovo sistema di difesa missilistica. La Siria continua a ricevere l’aiuto della Russia. E i russi non si tirano indietro. Non solo attraverso i canali ufficiali dell’esercito, ma anche attraverso aerei pieni di contractors che portano i mercenari in territorio siriano.

La morte di “civili” russi in Siria dopo il bombardamento americano a Deir Ezzor aveva confermato quanto già molti sapevano e detto. La Siria ha migliaia di contractors russi (molti del gruppo Wagner) che combattono a fianco dell’esercito di Bashar al Assad. Moltissimi sono ex militari. Molti altri sono persone in cerca di grossi guadagni e una vita diversa dalla monotonia delle regioni periferiche russe.

I giornalisti di Reuters, già questo mese, avevano realizzato un reportage dall’aeroporto di Rostov sul Don. Le foto di uomini abbronzati che sbarcavano da aerei di linea vestiti in mimetica e con grossi zaini sulle spalle erano la testimonianza più credibile di questo traffico di contractors. Il sole del deserto aveva cambiato i loro volti, ma quei voli senza traccia, quasi nascosti, dalla Siria a Rostov, non lasciavano dubbi.

Il Cremlino non ha mai negato l’utilizzo di questi uomini in territorio siriano. Ha sempre dato risposte vaghe, ma ha praticamente ammesso il contingente di contractors. Il portavoce del Cremlino Dmitrj Peskov, il 14 febbraio, aveva ribadito che in Siria ci potessero essere “combattenti russi”, ma non delle”forze regolari”. Ma è chiaro che Mosca sa perfettamente della presenza di queste migliaia di uomini, soprattutto perché rappresentano un pilastro della sua strategia in Siria. Soprattutto nelle aree di de-escalation, dove fungono da boots on the ground russi.

Ieri un nuovo reportage esclusivo di Reuters, questa volta dalla base di Molkino, sempre nel sud della Russia, getta una nuova luce sulla presenza di questi civili russi in Siria. Quello che si è scoperto è che la compagnia aerea privata Cham Wings opera voli da Damasco alla base di Molkino per poi proseguire verso Rostov sul Don. La base del reportage precedente.

I voli, ovviamente, fanno anche la rotta inversa: da Molkino a Damasco. Poi da lì in tutto il territorio siriano, dove è necessario un nuovo contingente di uomini ben addestrati e che hanno un canale diretto di comunicazione con le forze armate russe e con quelle siriane. Molti di loro hanno combattuto anche sul fronte ucraino, fra i separatisti filo-russi.

I reportage arrivano in un momento molto particolare della guerra in Siria. L’attacco dell’Occidente contro le basi siriane considerate parte dell’arsenale chimico di Assad non ha scatenato la guerra mondiale come molti credevano. Ma ha aumentato la tensione fra le potenze coinvolte nel conflitto. La Russia ha minacciato di inviare i nuovi sistemi S-300 in Siria per proteggere definitivamente lo spazio aereo siriano. C’è chi dice che questa fornitura non arriverà, che sarà inviato un altro sistema ma con gli specialisti russi che ne spiegheranno l’utilizzo. Intanto Israele ne ha minacciato la distruzione prima della loro attivazione, scatenando l’ira di Mosca.

Ma la Russia non sembra che voglia fermare il suo supporto alla Russia. Anzi, le continue minacce e i raid su Damasco e Homs dopo il presunto attacco chimico di Douma, sembrano aver dato un’accelerazione all’azione di Mosca. Putin vuole che la guerra finisca. Ma vuole certezze: garanzie su Assad e sulle sue basi. Finché non ci saranno queste certezze, Mosca continuerà a combattere.

E combatterà anche attraverso i suoi contractors: ormai colonna essenziale nella strategia russa e unico mezzo per evitare che le forze dell’esercito debbano scendere in campo.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME