La decisione del governo italiano di dispiegare 500 truppe in Niger in sostegno alla coalizione a guida francese stanziata nel Paese saheliano nel quadro dell’Operazione Barkhane ha attratto l’attenzione sulla rilevanza strategica dell’ex colonia di Parigi, oggigiorno crocevia di traffici di ogni genere (armi, droga, esseri umani), terra instabile e difficile da sorvegliare.

Come riportato da Gianandrea Gaiani sul Sole 24 Ore, “in quella regione i traffici illeciti […] sono del resto gestiti dalle stesse organizzazioni jihadiste, come hanno confermato già nel 2014 tutte le agenzie d’intelligence presenti nel Paese africano: crimine e jihadismo sono facce della stessa medaglia e contrastarli significa anche combattere”.

Il Niger risulta dunque un attore fondamentale nella strategia ad ampio raggio per la stabilizzazione dell’Africa Settentrionale, dato che esso rappresenta la chiave di volta che connette il Maghreb alla parte più profonda del continente; il leader del governo di Niamey, Mahamadou Issoufou, descritto dall’Economist come un “solido alleato dell’Occidente”, ha rafforzato la sua base di potere dal 2011 in avanti sulla scia di politiche di compromesso che hanno portato, in diversi casi, ad accomodamenti con le reti malavitose operanti nel Paese. L’intervento occidentale in Niger, di conseguenza, dovrà essere mediato sulla base di opportune considerazioni sulla rilevanza del Paese e dell’affidabilità della sua leadership, che é necessario analizzare nel dettaglio.

Niger, il perno strategico del Sahel

Analizzando lo scenario nigerino sul numero di Limes di novembre 2015, Luca Raineri si é riferito al Paese come a un vero e proprio “crocevia” africano. Il Niger, infatti, é storicamente sede di ampie direttrici commerciali che, nel corso degli ultimi decenni, si sono sovrapposte alle rotte dei traffici illeciti.

A cavallo del confine tra Niger e Nigeria si sviluppa il corridoio commerciale K-K-M  (dalle iniziali delle città principali attraversate, Kano, Katsina e Maradi), attraversante una frontiera che, come scrive Raineri, “taglia in due un territorio storicamente e culturalmente omogeneo”. Al tempo stesso, in Niger passano commerci illegali di ogni tipo che sfruttano il territorio del Paese per distribuire merci sbarcate clandestinamente in porti atlantici come Cotonou e Lagos.

La città settentrionale di Agadez rappresenta il principale crocevia del traffico illegale di migranti, che tuttavia non rappresenta la sola attività lucrosa portata avanti dalla malavita in Niger. Loretta Napoleoni, nel suo notevole saggio Mercanti di uominiha infatti documentato come le rotte del contrabbando e del traffico di esseri umani attraversanti il Niger si siano dispiegate sulla scia dell’apertura di nuove reti transcontinentali per il traffico di droga, cocaina in primis, dall’America Latina all’Europa.

Come scritto dalla Napoleoni, dalla città maliana di Gao “la carovaniera della droga si snoda verso nord, attraverso il Sahara a sud dell’Algeria per risalire in Libia”, sfruttando la porosità del confine settentrionale del Niger. In questo contesto problematico, il governo centrale di Niamey, fautore di un modello neopatrimoniale che cerca di aprire il più possibile il Niger ai mercati internazionali, si é più volte reso responsabile di discutibili compromessi con gli autori principali coinvolti in tali traffici.

Ex narcotrafficanti e ribelli in sostegno a Issouofou: le ambiguità del governo del Niger

Issoufou ha infatti rafforzato la sua base di potere, dal 2012 in avanti, cooptando nell’ampio fronte del partito egemone nel Paese, il Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo (PNDS), numerosi dei principali autori delle scorribande illecite che hanno attraversato il Paese negli ultimi anni.

Raineri, nel suo articolo, ha tratteggiato con precisione i dettagli della pax mafiosa che ha interessato il Niger, segnalando come la connivenza delle istituzioni di Niamey col crimine e il terrorismo abbia raggiunto una notevole profondità. Ibrahim Alambo, fratello di Aghali Alambo, ex leader della rivolta tuareg che ha infiammato il Paese tra il 2007 e il 2009, é stato eletto deputato, mentre Abta Hamidine, suo luogotenente, considerato vicino ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico, consigliere personale di Issoufou.

In parlamento siede anche Chérife Abadine, boss del narcotraffico della regione di Agadez, mentre, come segnala Raineri, molti degli ex componenti del Movimento dei Nigerini per la Giustizia, anima della rivolta tuareg e gestore dei traffici illeciti, guidano ora regioni del Nord. La connivenza tra Issoufou e le reti criminali é palese e documentata. In questo contesto, il rafforzamento di un regime tanto legato economicamente e politicamente al sottobosco di attività illecite che attraversano il Niger difficilmente potrà passare per lo smantellamento di traffici che trovano in precisi esponenti politici i loro referenti.

In questo contesto, il Paese continua ad essere uno dei più poveri della Terra e il governo di Niamey, che si presta al ruolo di fedele alleato dell’Occidente nella lotta all’illegalità, non riesce a implementare politiche in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione che, secondo i dati più recenti, beneficiava di un reddito medio annuo inferiore ai 1000 dollari, infinitamente inferiori a quello dei principali signori del narcotraffico e della tratta di esseri umani che sostengono il Presidente Issoufou.

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