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Le immagini sembrano parlare chiaro: l’Esercito cinese utilizza sagome di portaerei e cacciatorpediniere statunitense per testare i missili. Le immagini satellitari svelate da Usni News, il sito dello Us Naval Institute, su concessione della società Maxar, mostrano la sagome di una portaerei e due cacciatorpediniere classe Arleigh Burke nel deserto del Taklamakan. Un sito che non è nuovo all’intelligence statunitense, dal momento che proprio lì vicino vi era un altro luogo per i test dei missili balistici.

Secondo le indagini degli analisti americani, la struttura per i test missilistici, che si trova nella parte nordoccidentale della turbolenta regione dello Xinjiang, ha iniziato i suoi lavori nella primavera del 2019 ed è stata completata a ottobre di quest’anno. Un sito dove l’esercito cinese si addestra su bersagli in scala 1:1, perfettamente simili, nella loro struttura, a quelli che potrebbe essere colpiti in caso di guerra nel Pacifico.

Il precedente iraniano

L’immagine è molto evocativa. Ed è chiaro che attiri l’attenzione degli analisti americani. Un’operazione simile l’aveva compiuta anche l’Iran, che già nel 2020 aveva utilizzato un modello di portaerei statunitense come bersaglio per i test missilistici nello Stretto di Hormuz. In quell’occasione, l’Iran utilizzò una chiatta convertita in una copia di una portaerei degli Stati Uniti, una classe Nimitz, con tanto di aerei sul ponte di volo. La Marina dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran, fece talmente “bene” il proprio compito da affondare la finta portaerei, anche se qualcuno dubitava della reale volontà iraniana di affondarla. L’esperto di questioni navali, H. I. Sutton, ad esempio, scrisse che la nave-bersaglio “non è destinato ad affondare”. Anzi, a detta dell’analista Usa, la chiatta era “pensata per essere riutilizzabile” e proprio per quel motivo era già stata “simbolicamente” distrutta almeno un paio di volte. Il fatto che sia stata davvero affondata e in un luogo dove non doveva affatto colare a picco, fa ritenere plausibile l’errore per “eccesso di zelo” della Marina dei Pasdaran. Soprattutto perché lo scafo della chiatta, rovesciato su un lato, si trovava subito prima dell’ingresso del porto di Bandar Abbas. Quindi rappresentava un pericolo sia per la Marina iraniana che per le navi impegnate nelle operazioni di ingresso e uscita dal porto.

Doppio messaggio al Pentagono

Il caso cinese è sicuramente diverso. Ma l’utilizzo da parte di Pechino di modelli di navi della Settima Flotta Usa (quella del Pacifico) come obiettivi per i test missilistici è in ogni caso un messaggio chiaro. Per la Repubblica popolare non sono quindi soltanto dei test delle proprie capacità militari, ma anche un utile strumento di propaganda. Messaggi di sfida a un nemico che dall’altra parte del Pacifico continua a muovere la sua flotta per limitare l’espansione della Marina cinese. E non a caso le navi prescelte per questo tipo di esercitazioni sono quelle che tendenzialmente navigano intorno alle acque di Taiwan.

Per il Pentagono, l’allarme risuona da diverso tempo. La questione infatti non è tanto legata all’utilizzo da parte delle forze cinesi delle sagome delle navi Usa. Quello può essere un metodo poco ortodosso per manifestare la propria rivalità nei confronti di un avversario che tutti già sanno essere il vero nemico strategico della Cina. Quello che inquieta invece la Difesa Usa, al netto della decisione di Pechino di colpire bersagli “americani”, è che questi test segnalano una crescita costante della minaccia missilistica cinese. La potenza asiatica, che da anni ha virato su un forte sviluppo tecnologico nel campo bellico e in particolare in questo balistico, appare adesso in grado di sovvertire gli equilibri strategici del mondo. E se questo vale per le armi più vistose e moderne, come può essere stato per il missile ipersonico provato sempre da Pechino quest’anno con un test svelato dal Financial Times, altrettanto si può dire per questi sistemi anti-nave che sono invece particolarmente importanti per il loro potenziale utilizzo nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan. Il sito del deserto di Taklamakan serve proprio a questo scopo. E l’impressione è che le forze cinesi siano diventate sempre più ricche di armamenti e sempre più capaci di impiegarli con successo contro i nemici.