SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI
Guerra /

La Nato, dal gennaio del 2013, ha messo a disposizione della Turchia, dietro richiesta esplicita del governo di Ankara, alcuni assetti per implementare le sue capacità di difesa aerea a seguito dell’acuirsi del conflitto armato in Siria. Il Nato support to Turkey è stato approvato dai ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica il 4 dicembre del 2012 con lo scopo di difendere il territorio e la popolazione della Turchia contro le minacce missilistiche provenienti dalla Siria.

Sin dal 26 gennaio del 2013, quando, la prima batteria di missili da difesa aerea è diventata operativa, cinque Paesi membri della Nato hanno contribuito al dispositivo difensivo in Turchia: la Germania, l’Italia, la Spagna, l’Olanda e gli Stati Uniti. Attualmente la Spagna e l’Italia provvedono alla difesa dello spazio aereo turco con, rispettivamente, una batteria di missili Patriot e una di missili Aster Samp/T, perfettamente integrate nella sistema difensivo dell’Alleanza Atlantica.

Il comando operativo delle batterie missilistiche viene mantenuto a Ramstein (Germania), nominalmente dal Nato’s Supreme Allied Commander che è attualmente il generale Tod D. Wolters, ma viene delegato all’Allied Air Command, che presiede alla difesa aerea e coordina i diversi comandi militari sul campo. Il comandante dell’Aircom di Ramstein è il generale Jeffrey L. Harrigian, dell’Us Air Force, l’aeronautica americana.

I Patriot spagnoli

La Spagna partecipa alla missione Nato in Turchia con una batteria di missili Patriot nelle versioni Pac-2 e Pac-3 sostenuta da circa 150 uomini dislocati nei pressi di Adana, città turca non lontana dal golfo di Alessandretta.

Il Patriot è un sistema missilistico superficie-aria attualmente in uso in diversi Paesi del mondo e della Nato tra cui Germania, Grecia, Olanda, Spagna e Stati Uniti. Patriot è l’acronimo di Phased Array Tracking Radar to Intercept on Target ed è stato dispiegato per la prima volta dagli Usa verso la metà degli anni ’80. Divenuto celebre durate la Prima Guerra del Golfo (1990-1991) quando, utilizzato in Arabia Saudita e Israele, ha dimostrato di poter intercettare missili balistici a corto raggio come gli Scud iracheni, la sua capacità Abm – parziale – è stata progressivamente migliorata sino alla versione attualmente in uso, la Pac-3, che risulta efficace contro missili balistici a raggio medio e intermedio.

Successive analisi del suo utilizzo durante il conflitto nel Golfo, hanno però dimostrato un rateo di abbattimenti molto minore di quello riferito ai tempi dalle autorità militari americane, saudite e israeliane, per ovvi motivi di propaganda bellica.

Il Patriot resta comunque un efficace strumento per contrastare l’attività aerea avversaria soprattutto se portata con aeromobili e missili da crociera.

Una batteria di Patriot è composta da sei elementi principali: un sistema di alimentazione, un radar, una stazione di controllo e ingaggio, una stazione di controllo del tiro, il gruppo antenna e il contenitore di lancio dei missili.

Alcuni dati tecnici.

Raggio d’azione contro missili balistici: 15-20 chilometri
Portata radar: 150+ chilometri
Velocità: 5000 Km/h
Tangenza massima: 20+ chilometri
Lunghezza del missile: 5,2 metri
Diametro del missile: 25 centimetri
Peso: 320 Kg

La missione Active Fence e l’Italia

La partecipazione italiana alla missione Nato Active Fence è iniziata a giugno 2016, venendo autorizzata per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2016 dall’articolo 4, comma 8 del D. L. n. 67/2016. Tale norma ha autorizzato la partecipazione di un contingente di personale militare pari a 130 unità e l’impiego di una batteria Samp/T dell’Esercito, dislocati nella base militare di Kahramanmaraş, non lontano dalla cittadina di Gaziantep, non molto distante dal confine siriano.

Il fabbisogno finanziario della missione per l’anno 2018 è stato pari a 8.438.295 euro – a fronte di un preventivo di più di 11 milioni – mentre per l’anno 2019, come riportato nel Dpp (Documento Programmatico Pluriennale) Difesa, è pari a 12.756.907 euro. La missione Active Fence, che prevede una presenza costante di 76 uomini in Turchia per operare con la batteria missilistica Samp/T, richiede l’utilizzo di 25 veicoli terrestri, batteria missilistica compresa.

Il sistema missilistico Samp/T

Samp/T ( acronimo di Surface-to-Air Missile Platform/Terrain – Piattaforma a terra per un missile terra-aria) è un sistema missilistico terra-aria di ultima generazione sviluppato dal consorzio europeo Eurosam (costituto dalle società Mbda Italia, Mbda Francia e Thales) per l’Italia e la Francia allo scopo di sostituire il sistema missilistico Hawk. Il sistema d’arma è caratterizzato da un’elevata mobilità tattica e strategica (può essere facilmente rischierato per via aerea, navale e ferroviaria).

Una tipica batteria di Samp/T include due veicoli comando e controllo, un radar Arabel, e sino a sei stazioni di lancio che possono essere disperse sul territorio sino a una distanza di 10 chilometri dalla stazione radar attraverso connessione radio o sino a un chilometro con cablaggi a fibra ottica.

Il sistema missilistico comprende:
• Il modulo di ingaggio (Engagement Module – EM) per il controllo tattico
• Il modulo comando (Command Module – CM)
• Il radar multifunzone Arabel 90 e un sistema Iff (Identification Friend or Foe)
• Il modulo generazione di potenza (Mge)
• Le stazioni di lancio (Module de Lancement Terrestre – Mlt) ciascuna dotata di 8 celle verticali per il lancio di missili
• Il modulo di ricaricamento terrestre (Mrt)
• I missili Aster 30 (o Aster 15)

Il Samp/T può individuare e seguire sino a 100 bersagli contemporaneamente ed è in grado di gestire la trasmissione dei dati a 16 missili Aster allo stesso tempo.

Alcuni dati tecnici.

Superficie di ingaggio per missili balistici: 150 chilometri quadrati
Missili per stazione di lancio: 8
Portata radar: 80 chilometri
Velocità: Mach 4.5
Quota di tangenza: 15 chilometri
Lunghezza missile: 4,9 m
Diametro: 380 mm per il booster, 180 mm per il missile vero e proprio
Peso: 450 Kg al lancio, 110 per il missile

La missione Nato di protezione del confine meridionale della Turchia prosegue nonostante le recenti tensioni internazionali nell’area, e soprattutto nonostante i rapporti non proprio idilliaci tra Washington e Ankara. La nostra batteria di Samp/T, insieme a quella spagnola di Patriot, è però molto difficile che venga coinvolta in un qualche tipo di “incidente” come quello che ha portato all’abbattimento del Su-24 russo da parte di F-16 turchi nel novembre del 2015, in quanto il sistema di comando delle batterie dipende dalla Nato, da Ramstein come abbiamo visto, e non direttamente dalla Turchia.