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Una “nuova fase” nel conflitto tra Israele e Libano è stata annunciata dal leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, a poche ore dall’escalation che ha infiammato il confine tra i due Paesi.

Scambi di fuoco tra Israele e Libano

Domenica scorsa (1 settembre) si è registrato uno scambio di fuoco tra Israele e Libano. Di fronte all’incursione in territorio libanese di un drone israeliano – che ha sganciato materiale incendiario in una pineta nei pressi delle Fattorie di She’ba, al confine con Israele -, Hezbollah ha lanciato alcuni missili anticarro contro un carro armato israeliano nei pressi della caserma di Avivim – nel nord del Paese, al confine con il Libano.

Una condotta inedita tra i due Paesi, trattandosi della prima operazione di questo genere ad opera del cosiddetto “Partito di Dio”, direttamente contro il territorio israeliano. Da tempo, infatti, le schermaglie si limitavano alle Fattorie di She’ba, una zona di frontiera contesa tra le due parti.

L’invasione di campo non è stata gradita da Israele. Poco dopo il raid, infatti, lo Stato ebraico ha bombardato i siti da cui sarebbero stati lanciati gli attacchi, centrando anche altri obiettivi nel sud del Libano, nei pressi della città di confine di Maroun al-Ras.

Niente più linea rossa

Pur considerando lo scambio di fuoco tra le due parti un “incidente chiuso”, Nasrallah ha ammonito Israele di aver oltrepassato la linea rossa. Da ora in poi, dunque, “il nuovo obiettivo di Hezbollah sarà abbattere tutti i droni israeliani che invaderanno lo spazio aereo libanese”.

“Se Israele attaccherà, tutti i suoi confini, le sue forze e gli insediamenti nella zona di frontiera e all’interno del Paese saranno a rischio”, ha aggiunto Nasrallah, secondo il quale i recenti attacchi israeliani – in particolare contro l’ufficio stampa del “Partito di Dio” a Beirut – nella notte tra il 24 e il 25 agosto – avrebbero provocato “un cambio delle regole”.

Pur consapevole delle reazioni innescate da un suo intervento, Israele avrebbe deciso ugualmente di colpire il territorio libanese per conseguire un obiettivo più grande: distruggere i macchinari per il miscelamento di combustibile solido – una componente decisiva dei missili ad alta precisione – nascosti in un cortile adiacente all’ufficio stampa di Hezbollah. Un obiettivo, quello delle postazioni missilistiche, confermato anche da un post su Twitter delle Israel Defense Forces in cui le forze dello Stato ebraico hanno mostrato gli obiettivi in territorio libanese.

La grande guerra tra Israele e Iran

Da tempo Israele sospetta che il “Partito di Dio” sia in possesso delle componenti necessarie per produrre missili a guida di precisione, un’arma con un margine di errore di pochi metri, in grado quindi di centrare e distruggere siti strategici israeliani.

Per questo, lunedì 2 settembre, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha prospettato la possibilità di un’azione militare contro Hezbollah. “Continueremo a fare tutto ciò che è necessario per difendere Israele in mare, a terra e in aria. Continueremo ad agire contro la minaccia dei missili a guida di precisione”.

Per Israele, i missili sarebbero la prova lampante del legame tra Hezbollah e Iran e delle strategia di allargamento di Teheran nella regione. Sarebbe proprio la Repubblica islamica a fornire al “Partito di Dio” libanese il materiale necessario per produrre i missili a guida di precisione.

Significativa anche la tempistica con cui si è mosso Israele, pur rischiando di innescare una guerra con Hezbollah. Il trasferimento di armi da Teheran al Libano infatti non sarebbe una novità. Già dal 2013 – secondo i dati dell’Intelligence israeliana -, l’Iran avrebbe iniziato a inviare i missili di precisione a Hezbollah sfruttando il territorio siriano, già martoriato da due anni di guerra civile.

Un primo intervento di Israele nel 2015 aveva distrutto la maggior parte dell’arsenale che, attraverso la Siria, avrebbe dovuto raggiungere il Libano. Teheran, allora, avrebbe cambiato strategia, inviando in Libano le componenti dei missili, da comporre in loco. Il progetto avrebbe subito una forte accelerata negli ultimi mesi, costringendo Israele a colpire, pur trovandosi in un momento storico particolarmente critico – a poche settimane dalle elezioni e con già un fronte aperto al confine con la Siria.

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