Kiev riceverà i missili Atacms “proibiti”: superata un’altra linea rossa degli Usa

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Durante il conflitto ucraino i missili Mgm-140 Atacms hanno rappresentato uno dei sistemi d’arma richiesto con maggiore insistenza dalle forze di Kiev. Tali missili rappresentano un’arma potenzialmente in grado di cambiare il corso del conflitto, in quanto incrementerebbero notevolmente la portata dell’artiglieria ucraina.

Lo sviluppo degli Atacms

La necessità di sviluppare un missile balistico di natura tattica sorse negli anni Settanta, a seguito della progressiva adozione da parte delle nazioni Nato di una dottrina militare il cui pilastro non era più costituito dalla necessità di uno strike nucleare per far fronte alla preponderanza convenzionale delle forze del Patto di Varsavia, bensì da un costante martellamento delle forze di riserva comuniste, al fine di impedire una concentrazione di artiglieria e mezzi corazzati in grado di sfondare le difese dell’Alleanza Atlantica.

A tal proposito, la Linng-Temco-Vought avviò un programma denominato Assault Breaker, ideato con lo scopo di sviluppare un missile balistico tattico a propellente solido analogo al Mgm-52 Lance. Poiché l’aeronautica iniziò a sviluppare nel 1980 un sistema d’arma simile, il dipartimento della Difesa decise di fondere il programma della Usaf con l’Assault Breaker, il nuovo missile venne inizialmente denominato Joint Tactical Missile System (Jtacms) e in seguito ribattezzato Atacms (Army Tactical Missile Systems). Nel 1986 la Linng-Temco-Vought ottenne il contratto per il design del missile, il quale ricevette la denominazione Mgm-140 Atacms. Il missile entrò in servizio nel 1991, ricevendo il battesimo del fuoco durante la Guerra del Golfo.

Scheda tecnica e storia operativa

I sistemi Mgm-140 Atacms sono classificati come “missili quasi balistici”, in quanto non risultano in grado di seguire una traiettoria strettamente balistica. Gli Atacms sono alimentati a propellente solido e raggiungono una velocità superiore a Mach 3.0. Tali sistemi erano inizialmente equipaggiati con un sistema di guida inerziale Ins, il quale venne integrato nelle varianti successive con un sistema Gps. Nel corso degli anni sono state costruite diverse varianti del missile, le quali presentano differenti sistemi di guida, raggio e testate. Il modello M39 venne prodotto durante gli anni Novanta ed era equipaggiato con un sistema a navigazione inerziale Ins e presentava un range operative di 165 km.

Impiegati durante Desert Storm, attualmente stanno venendo aggiornati nella variante M57E1, la quale può essere lanciata solo da un M270A1 Mrls (o sue varianti) e dall’M142 Himars. Il modello M39A1 venne invece prodotto tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila. Esso risultava equipaggiato con un sistema di guida GPS e una testata M74 da 300 minibombe anti personnel and anti material, disponendo di un range di 300 km. Attualmente i missili appartenenti a tale variante stanno venendo aggiornati in M57E1. 

La variante M48 (Atacms Quick Reaction Unitary) dispone di un sistema di guida assistita GPS e trasporta una testata a frammentazione Wdu-18/B da 230 kg, installata anche sui missili anti-nave Harpoon modificata per entrare in un comparto WAU-23/B, il range arriva a 300 km (43–186 mi). Attualmente i missili rimanenti sono nelle scorte dell’esercito americano e del corpo dei marine statunitensi. La tipologia M57 presenta un sistema di guida assistita da Gps, dispone della stessa testata dell’M48 e un range identico a quest’ultimo. Infine la variante M57E1 è la designazione per i modelli M39 e M39A1 aggiornati con motore nuovo, software e hardware di navigazione e guida aggiornati e una sezione di testata Wau-23/B invece delle M74 Apam. Questa variante include un sensore di prossimità per la detonazione dell’esplosione aerea, la produzione è iniziata nel 2017. Poiché le testate multiple a frammentazione aventi un dud rate superiori al 2% risultano mine antiuomo ai sensi della Convenzione di Ottawa, è improbabile che tali testate vengano trasferite in Ucraina, che invece riceverà con estrema probabilità le testate singole.

I missili Atacms hanno visto il loro primo impiego operativo nella Guerra del Golfo, venendo successivamente utilizzati anche durante il successivo conflitto in Afghanistan e l’invasione dell’Iraq del 2003. I sistemi Atacms si sono rivelati altamente funzionali in entrambi i conflitti, altamente precisi e versatili, colpendo strutture Sam (Surface-To air-Missile), sistemi Ssm (Surface-to-surface missile), strutture logistiche, basi di elicotteri e siti Command and Control (C2). Nel 2007 gli Stati Uniti hanno interrotto il programma Atacms a causa dei costi, per allungare la vita operativa dell’inventario rimanente, è stato lanciato l’Atacms Service Life Extension Program (Slep), il quale rinnova o sostituisce i sistemi di propulsione e navigazione, le testate di munizioni a grappolo tanto unitarie quanto a frammentazione e aggiunge una spoletta di prossimità per ottenere effetti di area.

Un Atacms lanciato da un M270. Foto: Pentagono.

Il potenziale impatto sul conflitto

Il trasferimento dei sistemi Atacms ha rappresentato un dossier piuttosto spinoso per l’Amministrazione Biden. Nel luglio 2022 il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan aveva asserito che gli Stati Uniti non fossero pronti ad autorizzare il trasferimento dei missili, in quanto ciò avrebbe comportato il rischio di escalation in caso di attacchi in territorio russo. Nei mesi successivi la Casa Bianca ha mantenuto tale politica, venendo tuttavia sottoposta ad una pressione mediatica e politica sempre più rilevante, sfociata nell’approvazione da parte del Congresso di una risoluzione bipartisan per richiedere l’invio di tali sistemi.

Il 26 giugno il policy advisor della Commissione di Helsinki, Paul Massaro, ha indicato come il National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2024 (NDAA-FY24), ha stabilito che almeno 80 milioni di dollari vengano allocati per fornire all’Ucraina i missili Atacms, richiedendo inoltre che il Segretario della Difesa fornisca un briefing circa il trasferimento di tali sistemi alle forze di Kiev entro e non oltre il 31 dicembre. Il costo delle singole unità è stimato in circa 1.4 milioni di dollari e le scorte risultano limitate, pertanto è probabile che gli Stati Uniti organizzeranno trasferimenti “a scaglioni”, così da non ridurre le scorte in maniera eccessiva. Gli Ndaa vengono solitamente approvati nel mese di dicembre, pertanto l’Ucraina riceverà con tutta probabilità gli Atacms solo il prossimo anno.

Il conflitto ucraino rappresenta anzitutto una guerra d’artiglieria, dove quest’ultima svolge un ruolo di primissimo piano per entrambi i contendenti. Sul lato ucraino, la prima fase del conflitto, caratterizzata dal tentativo da parte della Federazione russa di eseguire manovre complesse facendo un ampio uso di forze corazzate, ha visto un impiego dell’artiglieria prettamente difensivo. Essa è stata quindi impiegata in coordinazione con la fanteria leggera dotata di Atgm per colpire i lunghi convogli russi, beneficiando dell’impiego di droni e software che ne hanno incrementato la precisione.

Durante la seconda fase del conflitto, le forze di Mosca hanno tentato di eseguire manovre offensive fondate su una possente concentrazione di fuoco e forze d’assalto in uno spazio maggiormente limitato. Lo scopo dell’artiglieria ucraina è quindi divenuto quello di disabilitare le capacità logistiche russe mobilitate per sostenere questo sforzo, impedendo quindi l’afflusso di uomini e munizioni al fronte al fine di creare un’elevata concentrazione di forze militari in un punto specifico.

Nella terza fase, segnata dalle controffensive condotte dalle forze di Kiev, l’artiglieria ucraina è stata impiegata con la funzione di degradare sistematicamente le retrovie russe, disabilitando le capacità di quest’ultima di formare una riserva mobile volta frenare un eventuale sfondamento del fronte da parte ucraina.

L’invio dei sistemi missilistici Atacms rappresenterà certamente un evento estremamente rilevante per il prosieguo del conflitto: il percorso per la vittoria ucraina passerà necessariamente da una serie di controffensive, le quali necessiteranno di una sistematica distruzione delle retrovie russe. I sistemi Atacms risulteranno altamente funzionali al raggiungimento di tale obiettivo, incrementando notevolmente il range dell’artiglieria ucraina. Potranno, soprattutto, colpire i centri russi di Command and Control, i gangli da cui dipende la logistica russa, i depositi di munizioni di Mosca e le basi aeree. Gli Atacms consentiranno così alle forze ucraine di degradare due asset fondamentali per la strategia difensiva russa, ossia la superiore potenza del fuoco dell’artiglieria e la superiorità aerea, incrementando notevolmente le possibilità della riuscita di future controffensive. I sistemi Atacms rappresenteranno probabilmente la risorsa più importante ricevuta dalle forze di Kiev durante il conflitto, nonché il sistema d’arma caratterizzato dal maggiore impatto operativo.