La geopolitica della corsa allo spazio
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Per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, il capo di Stato maggiore russo, il generale Valery Gerasimov, ha avuto una conversazione telefonica con il generale Mark Milley, capo degli Stati maggiori riuniti delle forze armate statunitensi. La notizia è stata data in forma ufficiale sia da parte di Mosca che da parte di Washington. Ma entrambe le parti hanno riferito di non volere divulgare il contenuto dettagliato della conversazione telefonica.

Come si può leggere dal canale ufficiale Telegram, il ministero della Difesa russo ha sottolineato che il colloquio, avvenuto oggi, si è svolto “su iniziativa della parte americana” e che sono state discusse “questioni di reciproco interesse, tra le quali naturalmente la situazione in Ucraina”. Quella che per la Russia resta la cosiddetta “operazione militare speciale”. Dagli Stati Uniti, a parlare è stato il colonnello Dave Butler, portavoce dello Stato maggiore Usa che ha detto che i due capi di stato maggiore “hanno discusso di diversi argomenti che destano preoccupazioni in materia di sicurezza” e “concordato di mantenere aperte le linee di comunicazione”

Per le dinamiche del conflitto, si tratta di una notizia non certo secondaria. E per almeno due ragioni. La prima è che sia da parte del Pentagono che da parte della Difesa russa – ma soprattutto da parte del primo – c’è la conferma che Gerasimov è ancora al suo posto. Nelle ultime settimane, soprattutto dopo la notizia sul ferimento del generale in prima linea in Ucraina, a Izyum, si era paventata l’ipotesi che fosse stato invece definitivamente allontanato da Mosca come punizione per conduzione della guerra. Qualcuno sosteneva che fosse ormai stato messo alla porta, e che la dimostrazione di questo allontanamento sarebbe stata la sua assenza dalla parata militare del 9 maggio a Mosca. Ipotesi che non sono mai state confermante ma nemmeno smentite in modo netto e definitivo dal circuito di potere di Vladimir Putin e che hanno scatenato diverse analisi che vertevano anche su possibili scenari in caso di scontro tra la presidenza e il capo di stato maggiore.

La seconda ragione per cui questa notizia è importante riguarda invece la volontà di Russia e Stati Uniti di mantenere aperti i canali di dialogo tra le rispettive forze armate dopo tre mesi di conflitto. La scorsa settimana il segretario della Difesa Usa, il generale Lloyd Austin, ha parlato al telefono con l’omologo russo, Sergei Shoigu. Anche in questo caso, si trattava del primo colloqui tra i due ministri da quanto il Cremlino aveva dato il via alle operazioni militari in Ucraina. In quell’occasione, il portavoce del Pentagono, John Kirby, aveva detto che “la chiamata “non ha risolto in modo specifico alcun problema serio, né ha portato a un cambiamento diretto in ciò che i russi stanno facendo o in ciò che stanno dicendo”. Washington aveva chiesto a Mosca di avviare immediatamente un cessate il fuoco, la Russia ha risposto “niet”, ma il portavoce della Difesa statunitense aveva comunque voluto sottolineare “l’importanza di mantenere linee di comunicazione”. Cosa che è stata confermata proprio dalla telefonata di oggi tra Gerasimov e Milley e che è stata commentata dal generale Tod Daniel Wolters, comandante supremo delle Forze Alleate in Europa della Nato, in questi termini: “Spero che ci avvicineremo di un passo a una soluzione diplomatica in Ucraina”.

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