È durato mezza giornata circa lo sciopero generale che ha paralizzato Israele, dovuto alla frustrazione per i risultati deludenti della guerra a Gaza e la riluttanza del governo di Benjamin Netanyahu a un cessate il fuoco che possa liberare gli ostaggi. Convocato dall’Histadrut, il principale sindacato israeliano che rappresenta circa 800mila lavoratori, era iniziato lunedì mattina alle 6 ed è stato interrotto dal tribunale del lavoro, che lo ha definito politico e quindi illegittimo. Sarebbe dovuto finire alle 17 italiane. All’indomani dell’uccisione di altri sei ostaggi da parte di Hamas, il Paese è sempre meno compatto dietro al primo ministro e l’opposizione minaccia di bloccare l’intera economia. Secondo Arnon Bar-David, presidente dell’Histadrut, Israele si trova in una “spirale discendente e non smettiamo di ricevere sacchi per cadaveri”.
È il più grande sciopero in Israele da oltre un anno, quando parte del mondo del lavoro scese in piazza contro il progetto autoritario di riforma della giustizia da parte di Netanyahu. L’aeroporto internazionale “Ben Gurion” di Tel Aviv è stato bloccato per due ore, anche se i voli sono poi ripresi. Il primo ministro è accusato da alcune famiglie di ostaggi e dalle ONG che le assistono di vivere in una dimensione parallela, di ritardare un accordo con Hamas per garantirsi la sopravvivenza politica. Gli audio dell’incontro tra Netanyahu e queste famiglie, rivelati in questi giorni, mostrano un premier sempre più glaciale e insofferente. Tutto questo mentre anche Biden, rispondendo a un reporter di Reuters che gli chiedeva se Netanyahu si impegnasse abbastanza nei negoziati, rispondeva seraficamente di no.
Oltre 100 ostaggi, inclusi 35 ritenuti morti, sono ancora detenuti a Gaza. La stragrande maggioranza è stata catturata durante l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre. Tre dei sei ostaggi trovati morti, tra cui l’israelo-americano Hersh Goldberg-Polin, si prevedeva fossero rilasciati in un eventuale cessate il fuoco, secondo quanto riferito da CNN. Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha criticato il governo israeliano per aver dato priorità al controllo di un’importante area di confine nota come corridoio di Filadelfia rispetto a un accordo per liberare gli ostaggi, definendolo una “vergogna morale”. Alcuni parenti degli ostaggi uccisi si sono rifiutati di incontrare Netanyahu.
Che lo sciopero sia finito precocemente è, comunque, un’altra piccola vittoria politica di Netanyahu, e segno che la via d’uscita dalla crisi di Gaza difficilmente arriverà dall’opposizione israeliana di sinistra. Il gabinetto etnonazionalista non si è lasciato scuotere dal mezzo milione di israeliani – fonte Bbc – scesi in piazza in più città nelle stesse ore in cui sono stati uccise dozzine di palestinesi con armi occidentali a Gaza e la Cisgiordania è sottoposta a un’operazione di pulizia etnica e di demolizione infrastrutturale su larga scala.
E se il governo britannico sospenderà l’export di alcune armi verso Israele perché c’è il rischio che possano «commettere o facilitare una grave violazione del diritto umanitario internazionale», infrangendo un piccolo tabù, la candidata alle presidenziali del Partito democratico, Kamala Harris sceglie la scorciatoia del conformismo: nessun accenno al cessate il fuoco (unico modo per salvare qualche altro ostaggio) e uso di un linguaggio puerile e irrazionale: Hamas, al momento l’unico vero interlocutore che abbiamo, è “malvagio” e “non può controllare Gaza”. L’immagine di Israele nel mondo è ai minimi termini, ma al momento nessuna pressione esterna o interna sta seriamente mettendo in discussione il sostegno statunitense alla rappresaglia sui palestinesi.
Martedì sera, in conferenza stampa, Netanyahu ha ribadito di voler mantenere un controllo ferreo su Gaza anche nel prossimo futuro, per non ripetere, dice, gli errori del predecessore Ariel Sharon. Del resto, può usare il ferreo sostegno di Biden come la ragione per rifiutare con sdegno ogni minima pressione e rifiutare accordo sugli ostaggi. Peter Lerner, ex portavoce internazionale dell’esercito israeliano, ha riassunto così la conferenza stampa di Netanyahu: “Ha segnato il destino dei nostri ostaggi”.