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Secondo le informazioni diffuse da fonti statunitensi sarebbero almeno 20 i cittadini americani che sono andati a combattere in Ucraina e dei quali si sarebbero perse le tracce. In questi casi, se si trattasse di soldati regolarmente arruolati verrebbero segnati come con l’acronimo di MIA, Missing in action o KIA, Killed in action.

La situazione sul fronte dell’Ucraina continua a mostrarsi complessa, nonostante le notizie dell’apertura di una linea diretta tra il nuovo capo della Casa Bianca e il vertice “permanente” del Cremlino. I mille e più giorni di ostilità hanno visto un numero di caduti sul campo di battaglia che ricorda i tragici bollettini dei grandi conflitti mondiali e tra questi compaiono i nomi dei cittadini americani che hanno scelto di combattere al fianco dell’esercito di Kiev quando il presidente Zelensky lanciò il suo appello al mondo per richiamare in Ucraina chiunque volesse unirsi alla difesa dall’invasione russa, in quella che è sempre stata dipinta ed enfatizzata come una “lotta per la libertà”.

I combattenti americani caduti per Kiev

Un’inchiesta condotta dalla CNN sulla presenza di combattenti americani coinvolti nel conflitto, ha documentato le “perdite riscontrare” negli ultimi sei mesi sono “un fenomeno che coincide con il crescente reclutamento di foreign fighters per sostenere l’esercito di Kiev“. Tra questi combattenti, un tempo li avrebbero chiamati mercenari ma oggi sono considerati più nobilmente foreing fighters, oltre “una ventina di americani risultano dispersi” e “almeno cinque corpi di soldati caduti non sono ancora stati recuperati“. Spesso perché i territori dove si sono svolti gli scontri sono stati occupati dalle truppe russe.

Stando sempre a quanto riportato, i parenti di questi combattenti partiti volontari lamentano la difficoltà o l’impossibilita di “riavere indietro i corpi dei loro cari” o avere la certificazione ufficiale che i loro parenti sono morti in combattimento. Sempre la CNN riporta il caso di due americani morirti nell’area di Pokrovsk e quella di un terzo mercenario sopravvissuto ai combattimenti che è riuscito a fare ritorno negli Stati Uniti.

Il racconto di un “sopravvissuto”

Le parole di un sopravvissuto, noto con il nome di battaglia “Redneck”, riflettono una frustrazione profonda verso i comandi ritenuti incompetenti, accusati di averli mandati al massacro. Mentre il fatto che la regione dove si è consumato lo scontro è tornata sotto il controllo dei russi evidenzia non solo le conseguenze delle decisioni “errate” dei comandanti, ma anche l’impossibilità di recuperare i corpi.

Secondo il resoconto del combattente americano, la loro unità stava cercando di respingere gli attacchi delle truppe russe senza successo. Quando i foreign fighters americani si resero conto dell’impossibilità di mantenere le posizioni, il comando negò il permesso di ritirarsi, con un epilogo che possiamo immaginare. Secondo l’americano non si tratta di “eventi isolati”. Spesso le richieste di ripiegare e ritirarsi vengono ignorate o rifiutate costringendo i reparti combattenti a sacrifici inutili.

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