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Guerra

Mercenari, la morte senza nome: dall’Iraq all’Ucraina, la privatizzazione della guerra

Mercenari o contractors? Tra Falluja, Ucraina e Gaza, il ruolo delle Private Military Companies (PMC) nei conflitti moderni.

Le cronache di guerra degli ultimi mesi stanno rilanciando su più fronti un termine leggendario, spesso abusato, quasi sempre frainteso: mercenari. Antonio Omar Dridi e Manuel Mameli, giovani italiani caduti sotto il fuoco russo in Ucraina, erano mercenari? O soldati volontari arruolati nella Legione Straniera ucraina?

La ONG israeliana Gaza Humanitary Foundation, controversa compagnia che gestisce la distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza, è una Private Military Company con un bel dipartimento marketing? Facciamo un passo indietro.

Fallouja: la morte sospesa

È il 31 marzo 2004, un sole implacabile si abbatte sul ponte tra Falluja e Habbaniyah, il traffico è bloccato dalla folla di abitanti in festa.

L’Iraq è in pieno tumulto, la presenza dell’esercito USA scatena rappresaglie e guerriglia, il clima è incandescente. Dalla folla sul ponte, grida di gioia e un cartello artigianale fatto con un pezzo di cartone e un secchio di vernice: “Fallouja è il cimitero degli americani”. Basta alzare lo sguardo per capire: quattro corpi, ridotti ormai a ossa e divise carbonizzate, pendono dalle arcate verdi del ponte; un fuoristrada brucia poco lontano.

Pare siano stati uccisi, percossi, bruciati e trascinati come trofei per tutta la strada fino al ponte. Nel giro di poche ore, sui media di tutto il mondo rimbalza la notizia: quattro civili americani uccisi a Fallouja.

Identità difficili

È la notte tra il 3 e il 4 aprile, i corpi forse pendono ancora nel buio. 1.300 Marines americani accerchiano la città, supportati da polizia e esercito iracheno. È l’operazione Vigilant Resolve, le cui conseguenze sono storia. Quel che interessa qui e’: cosa ci facevano quattro civili americani su uno dei fronti più caldi della terra? Erano marines in incognito? Membri dell’Ambasciata? Queste le tesi comunicate dalla maggior parte dei giornali. In effetti si trattava di tre Navy Seals e un Army Ranger… ma non piú in servizio attivo. La verità viene a galla:cContractors.

Lontani dai riflettori e dalle telecamere, i mercenari oggi sono, appunto, contractors: professionisti addestrati e specializzati, quasi sempre provenienti dall’ambito militare. Sono incursori, paracadutisti, ex soldati o ufficiali di Legione Straniera francese e spagnola, hanno frequentato accademie militari, spesso Master universitari in Defense and Security. Hanno ottimi profili professionali su Linkedin. La Wagner? Dimenticate gli avanzi di galera: quella é carne da cannone, i veri ufficiali sono una élite.

Soluzioni integrate per problemi complessi 

I mercenari, per noi spettatori inermi di uno scenario geopolitico sempre più complesso, sono soldati senza nome. Soldati di un esercito privato, arruolati nel segreto di missioni di security che a volte di security hanno solo il nome. Soldati senza la gloria delle medaglie né il riconoscimento dei ministri. Mercenari? A volte. Sicari? Tutt’altro. 

I loro eserciti sono le PMC, Private Military Companies, le loro insegne hanno nomi evocativi e business-oriented: Blackwater (più volte rifondata sotto diversa denominazione), Constellis, Erynis… Si occupano di strategia, non solo di tattica. Forniscono soluzioni integrate, coerenti, efficaci (su Inside Over ne abbiamo parlato qui: La guerra delle Pmc: violenza e marketing nei conflitti moderni)

Sono in grado di mobilitare in brevissimo tempo centinaia di risorse, mettere in campo attrezzature ed armamenti altamente sofisticati, tanto da diventare loro stessi il supporto di un esercito regolare e non vice-versa. 

A cosa servono? A risolvere problemi complessi, in fretta, senza utilizzo (almeno ufficiale) di fondi governativi, senza tanti riguardi per alcune pratiche di guerra malviste all’opinione pubblica. Ma soprattutto, servono ad evitare alle madri di veder tornare indietro il proprio figlio, soldato nell’esercito regolare, in un sacco nero. Perché quando un soldato é senza nome, anche la morte é senza medaglie.

E quando la guerra é brutale, poter affermare che non é stato il proprio esercito a combatterla, ma una truppa di “mercenari” forse non é meno brutale, ma senz’altro fa più marketing. 

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