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Lo chiamano il Suwalki Gap, il varco di Suwalki. Un corridoio di poco più di cento chilometri che non rappresenta solo il confine tra Lituania e Polonia, ma anche quella striscia di terra che divide la Bielorussia dall’oblast di Kaliningrad, roccaforte russa sul Baltico. Per molti strateghi della Nato è quello uno dei veri punti deboli dell’Alleanza. Da quando Varsavia e Vilnius sono entrate nel blocco occidentale, quel confine ha unito i Paesi baltici alle forze atlantiche. Ma la presenza dell’exclave russa e la vicinanza con Minsk hanno reso quel confine tra due Stati membri anche un pericoloso tallone d’Achille. Gli esperti sottolineano che basterebbe davvero pochissimo alle forze armate russe per ricongiungersi dalla Bielorussia a Kaliningrad. E in questo modo non solo isolerebbero i baltici, ma compatterebbero anche l’avamposto di Mosca con il satellite guidato da Aleksandr Lukashenko.

Per molti anni, la questione di Suwalki, che prende il nome dall’omonima città in territorio polacco a ridosso dal “gap”, è stata quasi dimenticata dai comandi Nato. Ma le recenti tensioni con l’Ucraina, e soprattutto i continui esercizi militari in territorio bielorusso, hanno riacceso i riflettori su quel corridoio terrestre, strategico per chiunque. Il quotidiano americano Washington Post, in un recente articolo, ha sottolineato come le repubbliche baltiche siano profondamente preoccupate da quanto avviene a pochi chilometri dal territorio lituano. Le esercitazioni militari compiute dai russi e dai bielorussi sono un campanello d’allarme importante specialmente per il timore che le forze di Mosca rimangano a Minsk per un arco temporale indefinito, aumentando enormemente il contingente a ridosso del territorio Nato. Il Wp ha riportato le parole di Kusti Salm, del ministero della Difesa estone, che ha espresso il timore di Tallinn e delle altre capitali baltiche in modo molto chiaro: “Ora siamo una penisola. Diventeremo un’isola“. La presenza russa è “cambia sensibilmente il calcolo per tutta la Nato perché riduce il tempo di allerta preventiva”, ha detto Salm. E questo vantaggio non è secondario nella mentalità di Paesi che hanno il costante timore che possa ripetersi un’invasione da est.

Proprio per questo motivo, Estonia, Lettonia e Lituania, hanno già avanzato una formale richiesta alla Bielorussia sulle manovre messe in atto con la Federazione Russa. Come scrivono le agenzie, la richiesta di informazioni è stata fatta utilizzando i canali ufficiali dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, e basandosi sul capitolo III del documento di Vienna, che obbliga i Paesi membri a scambiarsi dati e informazioni sulle attività militari. Preoccupa il numero di carri armati presenti, il numero di batterie missilistiche, gli elicotteri, i reparti impiegati. La Bielorussia in questo momento appare come un enorme campo di addestramento in vista di un conflitto in Ucraina, ma il timore dei baltici è che questo possa nascondere un obiettivo secondario non di scarsa rilevanza: sfruttare il momento per aumentare le truppe russe in Bielorussia e lasciarle lì come spada di Damocle in vista di una possibile escalation sull’altro fronte orientale.

Per i Paesi dell’estremità nord-orientale della Nato, questo allarme serve anche per ricordare all’Alleanza la loro importanza nel nuovo corso delle relazioni tra Stati Uniti e Russia. Difficile che Mosca muova le sue forze armate per unirsi a Kaliningrad dalla Bielorussia e isolare le tre repubbliche. Più probabile un rafforzamento costante della sua presenza a Minsk in ottica di controllo della regione. Tuttavia, come ricordato da diversi analisti, l’impressione è che questo “promemoria” baltico serva a Vilnius, Riga e Tallinn per ribadire la necessità di un ulteriore rafforzamento della presenza Nato e un maggiore interesse del blocco verso il loro equipaggiamento militare. L’articolo 5 del patto è già una condizione sufficiente per non credere nell’imminenza di un’operazione verso Kaliningrad, ma in questo momento, con gli occhi puntati sull’Ucraina, molti osservatori temono che non ci si accorga del rafforzamento russo rivolto verso nord-ovest. Una preoccupazione che si unisce anche a quella degli Stati Uniti di non riuscire a potenziare in maniera decisiva il progetto Trumarium e la barriera atlantica contro la Russia. Ed è anche per questo che i baltici ora ricordano l’importanza delle loro frontiere.

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