Pochi lo conoscono con il suo vero nome Ferhad Abdi Sahin. Ma quando si nomina il suo nome da battaglia, tutti i curdi si mettono sull’attenti: Comandante Mazloum Kobani. È lui quello che viene considerato il condottiero della resistenza curda contro le bandiere nere dello Stato islamico, guidando le Forze democratiche siriane (Fds o Sdf nel loro acronimo inglese) dalla battaglia di Kobane, alla presa di Raqqa fino alla dichiarazione di vittoria dopo l’assedio di Baghouz.

In un tweet del 27 ottobre, il Generale Kobani ha rivelato il coinvolgimento indispensabile dell’intelligence delle Sdf per l’operazione delle forze speciali Usa che ha portato all’uccisione del fondatore dello Stato islamico Abu Bakr al Baghdadi nel governorato di Idlib e del suo portavoce a Ein al Baat, vicino a Jaraboul.

Considerato un vero e proprio eroe dai curdi, è l’uomo più ricercato in Turchia in quanto leader di quelli che Ankara chiama “terroristi”. Ora il suo nome è tornato alla ribalta da quando il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha chiesto la sua consegna da parte degli Stati Uniti nella trattativa che vede Washington e Ankara negoziare la tregua nella Siria nord orientale.

Chi è Mazloum Kobani?

Nato nel 1967 nel villaggio curdo di Halang, vicino alla città di Kobane, Mazloum diventa l’allievo prediletto di Abdullah Ocalan, il leader del Partito dei lavoratori curdo (Pkk), durante il suo periodo siriano negli anni ’90. Arrestato più volte dalle autorità siriane per la sua attività politica, parte per l’Europa nel 1997 dove impara l’arte diplomatica e stringe relazioni con politici europei ed internazionali. Come ricorda l’Agi, secondo un rapporto del ministero dell’Interno turco, Ocalan, durante le sue dichiarazioni in tribunale, nominò due persone che sono state fondamentali nel processo di pace tra Turchia e Pkk, che ha portato al cessate il fuoco nel 1998: i due erano proprio Farhad Shahin Abdi (Mazloum Kobani) e Kani Yilmaz, un alto dirigente del Pkk. Torna in Siria nel 2012 per dare il suo supporto alla causa curda nel Rojava durante la guerra civile siriana. Le sue capacità da abile mediatore vengono utilizzate nella negoziazione per creare l’alleanza tra curdi e Stati Uniti che vedrà la nascita delle Forze democratiche siriane. A capo delle Sdf dal 2014, è al comando di circa 70mila soldati.

Erdogan chiede la sua consegna

Il suo passato vicino ad Ocalan e la sua leadership delle milizie curde, lo rendono la persona più ricercata in Turchia. Erdogan, facendo seguito alla lettera di Trump in cui proprio il presidente statunitense lo proponeva come negoziatore per una pace tra curdi e Turchia, ha annunciato alla televisione di stato Trt di aver dato ordine al Ministro della giustizia di fare tutto il necessario per chiedere agli Stati Uniti l’estradizione. Diversi senatori Usa avevano chiesto alle autorità di rilasciare un visto al Comandante Kobani per poter relazionare davanti al congresso la situazione politica e militare nel nord della Siria e venire così negli Stati Uniti, con i quali la Turchia ha un accordo d’estradizione.

Kobani si riavvicina ad Assad

In un editoriale su Foreign Policy, durante i primi giorni dell’offensiva turca, il comandante aveva dichiarato la sua intenzione di collaborare con il governo siriano e la Russia per fare tutto il possibile per evitare un “genocidio” della popolazione locale. In seguito a questi accordi, è stato proprio Kobani ad autorizzare l’entrata delle truppe dell’esercito regolare siriano nelle città a controllo curdo come Manbij e Kobane. In seguito al ritiro delle truppe Usa, le Sdf hanno già ipotizzato la loro inclusione nell’esercito siriano confermando che i rapporti tra curdi e Assad non sono mai venuti a mancare.