Massacri in Mozambico, Total denunciata in Francia

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TotalEnergies è sotto attacco nel suo Paese d’origine, la Francia, dopo che  il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (Ecchr) ha presentato una denuncia alla Procura nazionale antiterrorismo francese (Pnat) per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizione forzata nel quadro dell’attivit.à del colosso transalpino in Mozambico, Paese ove nel 2021 l’insorgenza dello Stato Islamico a Cabo Delgado spinse il governo di Maputo a intervenire con la mano pesante della repressione e in cui TotalEnergies è accusata di aver permesso che nei suoi stabilimenti avvenissero veri e propri massacri di civili, spesso in fuga dalle orde ribelli.

Le violenze in Mozambico

Nel marzo-aprile 2021 l’assalto dell’Isis mozambicano a Palma, città della provincia settentrionale di Cabo Delgado, al confine con la Tanzania, provocò un vero e proprio shock in Mozambico e spinse Total a sospendere le sue operazioni in loco, minacciando il ritiro dai grandi progetti di estrazione del gas naturale che sono vitali per l’economia di Maputo. Dal 2019, infatti, Total aveva in campo un enorme investimento per realizzare impianti di estrazione del gas naturale e un terminal di esportazione del gas naturale liquefatto (Gnl) nella penisola di Afungi, nella provincia di Cabo Delgado. Come ha scritto Politico.eu, il piano “insieme allo sviluppo di un secondo giacimento di gas da parte di ExxonMobil, era considerato il più grande investimento privato mai realizzato in Africa, con un costo totale di 50 miliardi di dollari”, ma è rimasto fermo dall’attacco dell’Isis, sostenuto da volontari somali di Al-Shabaab, a Cabo Delgado.

Il piano per Mozambique LNG, la joint venture per l’estrazione di gas guidata da Total, fu contrastato dall’Isis, desideroso di provocare il collasso economico del Paese africano colpendo le regioni produttive sul piano energetico. L’assalto a Palma portò dunque grande apprensione a Total, e fu il campanello d’allarme che portò alla vigorosa controffensiva del Mozambico, sostenuto dai combattivi militanti del Ruanda e da truppe fornite da Tanzania, Sudafrica, Botswana e Lesotho nel quadro della missione della Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe (Sadc).

Le accuse a Total

Ebbene, secondo l’Ecchr nel quadro della controffensiva si verificarono massacri che la Total non avrebbe in alcun modo impedito proprio in prossimità dei suoi siti. Nella sua inchiesta per Politico.eu, in particolare Alex Perry ha denunciato che le truppe della Joint Task Force, l’unità dell’esercito mozambicano che forniva protezione ai lavori di Total, avrebbero trattenuto in condizioni brutali dentro dei container, picchiato, abusato e ucciso decine di civili che erano scappati dal fuoco incrociato con i jihadisti, accusandoli di essere sostenitori occulti dell’Isis. Almeno 97 civili sarebbero morti, ma per alcune scuse sarebbero il doppio. L’accusa degli attivisti è che Total sapesse ciò che stava accadendo, e Ecchr fa anche riferimento al caso di un’altra indagine aperta dalla Procura di Nanterre riguardo l’operato di Total in Mozambico.

Sostanzialmente, l’azienda di Courbevoie è accusata di aver chiuso un occhio sull’operato dei militari mozambicani che proteggevano i suoi asset con l’obiettivo di ottenere una rapida e sbrigativa fine del problema Isis nella regione. Total nega ogni responsabilità e bisognerà capire se la procura francese darà seguito alla denuncia, che però riapre una ferita mai sanata nella recente storia africana. Quella di Cabo Delgado è stata, e continua a essere, una guerra insurrezionale brutale su ogni fronte.

Una guerra devastante per i civili

Da un lato, l’insorgenza dell’Isis guidato in loco dal comandante Abu Yasir Hassan si è nutrito tanto del fanatismo religioso quanto del distacco dallo Stato centrale degli abitanti di Cabo Delgado, provincia povera e dimenticata del Mozambico, e ha provocato violenti massacri, decapitazioni di massa e uccisioni di bambini comprese. Dall’altro, il ristabilimento dell’autorità legittima è stato spesso accompagnato da violenze di rango non secondario, in un brutale semplificazionismo che ha spinto i militari mozambicani e i loro alleati a accanirsi su avversari e civili senza distinzione, con una foga sospetta se non si pensasse alla volontà di ristabilire quanto prima lo status quo e, dunque, gli affari energetici. In totale, almeno 6mila i morti accertati nell’insorgenza dal 2017 a oggi.

La denuncia a Total arriva proprio mentre il gruppo energetico francese si sta preparando a far ripartire il progetto, sostenuta da un corposo prestito di 4,7 miliardi di dollari della Export-Import Bank degli Usa nonostante il parere contrario della società civile di molti Paesi. Si apre un mosaico complesso, tra ricordi di violenze mai sanate e una giustizia che tarda a emergere. Ma un dato di fatto è chiaro: a Cabo Delgado i civili sono o oggetto di dinamiche violente o una componente sullo sfondo, in un grande gioco di affari e sangue che appare sempre più difficile comprendere appieno.

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