Una mano bianca come l’innocenza, “monda”, marmorea e implacabile, marchiata solo da una stella di Davide azzurra, si abbatte come un macigno sulla testa di un serpente dalle fauci spalancate: verde e nero, lingua rossa e guizzante, il rettile è furioso ma colpito. Questa l’immagine che ha iniziato a circolare sui canali Telegram e Instagram di commentatori geopolitici e TV mediorientali nelle ore immediatamente successive all’annuncio dell’operazione Rising Lion. Superfluo aggiungere che la mano e il serpente simboleggiano rispettivamente Israele e l’Iran dell’ayatollah Khamenei, il primo che sferra un duro colpo al secondo, suo nemico “esistenziale”.
Marketing veterotestamentario
La storia dei conflitti ci racconta di nomi evocativi assegnati a operazioni, battaglie e missioni segrete: Desert Fox, Rolling Thunder, Urgent Fury… I portavoce del governo israeliano sono veri maestri nell’arte della comunicazione bellica, in piu’ dispongono di una fonte di metafore e immagini unica nella storia dell’uomo: l’Antico Testamento.
Ecco quindi spiegati l’operazione Carri di Gedeone ai danni di Gaza (cfr articolo InsideOver), l’uso del corno rituale sul campo di battaglia (cfr post IG dell’ex Ambasciatore di Israele in Italia e San Marino, Dror Eydar, del 2 Novembre 2023, ad un mese dal famigerato 7 Ottobre), e l’operazione Rising Lion. Al versetto 23:24 del Libro dei Numeri si legge infatti “Ecco, un popolo si alza come lonessa e si drizza come leone; non si corichera’ finche’ non abbia divorato la preda e bevuto il sangue delle vittime” (cfr trascrizione RaiNews Italia). Il che ci comunica tra le righe non solo l’immagine di un guerriero forte, ma anche intenzionato a non fermarsi fino alla distruzione del nemico.
I martiri iraniani, caduti per mano del Mossad
E l’Iran? I portavoce del governo di Teheran, e lo stesso leader supremo ayatollah Khamenei, non sono meno abili nella retorica mistico-religiosa. I corpi degli alti ufficiali dell’esercito caduti nell’operazione segreta del Mossad non erano ancora freddi, che già sui media iraniani circolavano le loro foto da vivi, con l’attributo di “martire” accanto al nome e al grado militare. Su Telegram, la pagina Middle East Spectator condivide l’immagine della divisa del “martirizzato Brigadier General, Amirali Hajizadeh, Commander of the IRCG Aerospace Force” (telegram @Middle_East_Spectator, 14 giugno 2025): sebbene ormai priva del corpo del caduto, la divisa è divenuta una reliquia del corpo santificato dal martirio. In storia della santità cristiana, le definiamo “reliquie per contatto”: brandelli di tessuto resi sacri dal solo contatto col corpo santo.
Donna, Vita, Libertà
Il vero colpo da maestro dal punto di vista della comunicazione, lo ha però scagliato Benjamin Netanyahu in persona. Nel suo discorso del 13 giugno in conferenza stampa (fonte: youtube, @IsraeliPM – Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu Addresses the People of Iran), Netanyahu non si rivolge al nemico, né ai governi occidentali: no, lui si rivolge al proud People of Iran, l’orgoglioso popolo iraniano – persiano, che coltiva il dissenso verso il governo di Khamenei e, in un magistrale crescendo, alle donne iraniane. Schiacciate e represse dal fanatismo religioso che le rinchiude in carcere o in clinica psichiatrica per una ciocca di capelli fuori dal velo, le donne sono chiamate da Nethanyahu, che si appropria del loro grido e invoca:”Donna, Vita, Liberta’” (cfr commento del prof Pejman Abdolmohammadi, Rainews 24)
Uccidere le donne di Gaza, liberare le donne dell’Iran: gli inaspettati risvolti comunicativi della tragedia biblica.