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Il professor Mark Galeotti è uno dei più autorevoli esperti a livello internazionale di tutto ciò che riguarda la Russia, in modo particolare della politica di sicurezza della Federazione Russa, dei suoi servizi di intelligence e del mondo criminale russo. Oltre a dirigere la società di consulenza Mayak Intelligence, è professore onorario presso la UCL School of Slavonic and East European Studies, Senior Non-Resident Fellow dell’Institute of International Relations di Praga e Associate Fellow del Council on Geostrategy. Saggista e autore prolifico, Galeotti ha recentemente pubblicato, insieme ad Anna Arutunyan, Downfall.Prigozhin, Putin, and the new fight for the future of Russia, approfondita biografia sul fondatore della Wagner, Yevgeny Prigozhin, morto il 23 agosto 2023 in un presunto un incidente aereo vicino a Kuzhenkino, nella regione di Tver, in Russia. Dieci corpi sono stati ritrovati tra i rottami e gli esami del Dna effettuati da funzionari russi avrebbero confermato che Prigozhin era tra i morti. Ma alcuni osservatori, tra cui il capo dell’intelligence militare ucraina, ritengono che possa essersi nascosto dopo aver simulato la sua morte. Per l’intelligence Usa, un’esplosione avrebbe causato l’incidente aereo che ha ucciso Prigozhin. Ne abbiamo parlato con il professor Galeotti.

Professor Galeotti, Siridon Putin, nonno dell’attuale presidente russo, era il cuoco di Lenin. Questo elemento potrebbe aver convinto Putin a sostenere l’ascesa di Prigozhin e del suo impero?

“Ne dubito, anche perché Putin non è un fan di Lenin”.

Come ha fatto una persona come Prigozhin a diventare uno degli uomini più potenti e temuti della Russia?

“Ebbene, in un certo senso è proprio di questo che parla l’intero libro! Era chiaramente un imprenditore molto abile, un vero e proprio affarista, ma aveva anche una particolare comprensione dell’ambiente commerciale della Russia post-sovietica, in cui la violenza rimane una tattica commerciale e, soprattutto, le connessioni politiche sono vitali”.

Come descritto nel libro, le prime operazioni del Gruppo Wagner risalgono al 2014, a sostegno dei filo-russi nella regione del Donbas. Qual era il compito principale dei mercenari, all’inizio?

“L’intento originario era quello di utilizzare una compagnia militare privata sponsorizzata dallo Stato come strumento di negazione all’estero, per molti versi proprio come Wagner finì poi per fare in Africa. Tuttavia, l’idea è stata superata dagli eventi e la prima missione per la quale è stata utilizzata è stata in Ucraina, non tanto per combattere le forze di Kiev, ma come arma segreta da usare contro quei comandanti ribelli che non erano disposti ad accettare l’autorità di Mosca”.

In Siria, il potere di Wagner cresce e Prigozhin si vanta di essere l’artefice della liberazione di Palmira. Dove inizia l’attrito con lo Stato profondo russo e con Shoigu?

“All’inizio, il ruolo di Wagner è quello di fornire la necessaria spina dorsale all’esercito siriano, in un momento in cui la popolazione russa non sarebbe stata contenta di vedere i propri soldati combattere e morire lì. Con il miglioramento delle forze siriane, il ministero della Difesa ha iniziato a ritenere di non aver più bisogno di Wagner, mentre allo stesso tempo Prigozhin si sentiva frustrato per non aver ricevuto il merito delle attività di Wagner. La faida ha inizio quando Shoigu rescinde il contratto di Wagner e le forze armate russe non fanno nulla per impedire agli americani di bombardare le loro truppe a Deir ez Zor”.

L’ammutinamento ha rappresentato la condanna a morte di Prigozhin?

“Col senno di poi, sì, ma non è necessariamente chiaro che Putin intendesse ucciderlo fin dal primo momento. Tuttavia, dopo la fine dell’ammutinamento, Prigozhin ha iniziato a sembrare un po’ troppo a suo agio e la gente diceva a Putin che sembrava debole, quindi sospetto che abbia cambiato idea e abbia decisori occuparsi di Prigozhin”.

Veniamo alla morte di Prigozhin. Cosa non torna nella versione ufficiale russa?

“Quasi tutto! A parte il fatto che non abbiamo ancora visto la dettagliata perizia che ci era stata promessa, l’ipotesi di Putin è che Prigozhin e i suoi fossero ubriachi, forse drogati, e giocassero con le bombe a mano. Si tratta di un’ipotesi ridicola, anche perché Prigozhin notoriamente insisteva sul fatto che non ci fossero alcolici sui suoi voli, in quanto li considerava un’occasione di lavoro. Come spesso accade per il Cremlino, si tratta di un resoconto deliberatamente inverosimile, un modo per dire “siamo stati noi” senza doverlo dichiarare”.

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