Mariupol oramai è “tecnicamente caduta”. Questo il termine usato da diverse fonti anche ucraine nelle ultime ore. La città, per stessa ammissione dei comandi di Kiev, non è più difendibile. Si combatte solo nei punti in cui sono attive alcune sacche di resistenza. Visto il contesto di Mariupol, non c’è da sorprendersi. Nel 2014 qui ha preso piede, durante la guerra contro i separatisti di Donetsk, il Battaglione Azov.



Il più ideologicamente motivato, schierato su posizioni fortemente nazionaliste e i cui combattenti più volte hanno detto di non voler rinunciare alla battaglia contro i russi nemmeno in caso di situazione compromessa. Il porto è in mano alle truppe di Mosca, così come l’aeroporto. Inoltre i russi assieme ai separatisti hanno creato una fascia di sicurezza di oltre 50 km a nord della città. Al netto degli ultimi cruenti scontri, la principale città ucraina sul Mar d’Azov può già considerarsi fuori dal controllo di Kiev. E questo potrebbe cambiare il corso sia della guerra che dei negoziati.

L’attuale situazione a Mariupol

Impossibile sapere quali zone sono in mano ai russi e quali invece ancora in mano ucraina. Le comunicazioni sono difficili, i video che giungono sono figli della propaganda di entrambe le parti. É possibile però parlare a grandi linee di quella che è la situazione sul campo. A partire dalla periferia della città. Da giorni il centro di Mariupol è chiuso e circondato dalle truppe russe e separatiste. Gli uomini di Mosca sono arrivati da ovest dopo aver preso Melitopol e Berdyansk nei primi giorni di guerra. I combattenti di Donetsk invece sono avanzati da est scavalcando quella che per otto anni è stata la linea di contatto fissata dagli accordi di Minsk.

Russi e filorussi, prima di addentrarsi nel cuore di Mariupol, hanno preso possesso anche di una vasta fascia interna tra gli oblast di Kherson, Donetsk e Zaporizhzhia. Grossomodo il territorio occupato dai russi è possibile rappresentarlo tracciando idealmente una linea che va da Enerhodar, località a sud di Zaporizhzhia dove è situata la più grande centrale nucleare d’Europa, fino a Volnovakha, cittadina immediatamente a sud di Donetsk e passata agli onori delle cronache negli ultimi giorni in quanto rasa al suolo. Una fascia molto ampia e che ha permesso ai russi di avere dalla propria ampie vie di comunicazione per rifornimenti e arrivo di nuove truppe.

Nella periferia di Mariupol si è iniziato a combattere da alcuni giorni. Con gli ucraini senza possibilità di avere rifornimenti e con i combattenti del Battaglione Azov di fatto relegati a una sacca nel centro cittadino, russi e filorussi hanno iniziato la battaglia strada per strada. E attualmente si sta letteralmente sparando casa per casa.

A darne testimonianza nelle scorse ore anche un italiano rimasto bloccato a Mariupol, secondo cui non c’è una via che si salva dai colpi di artiglieria e dalle sparatorie tra i vari gruppi contrapposti. Il sindaco di Mariupol sabato mattina ha ammesso che i russi sono arrivati in centro. Non ci sono però mappe dettagliate in grado di ricostruire l’effettiva situazione sul campo. In base ai dati resi noti dagli stessi ucraini, nelle ultime ore si starebbe combattendo nella zona della grande acciaieria Azovstal. L’impianto si trova poco a est del centro storico e si affaccia sul mare. In linea d’aria, per avere un riferimento, i combattimenti sono quindi a circa un chilometro dal teatro bombardato nei giorni scorsi, la cui zona è tra le principali del centro di Mariupol.

Inoltre venerdì sera gli ufficiali ucraini hanno dichiarato che le truppe di Mosca hanno preso possesso anche dell’aeroporto. Lo scalo ha sede nella parte opposta all’acciaieria, alle porte degli ingressi orientali della città. Da questi dati appare evidente come l’esercito russo cinga d’assedio l’intera periferia di Mariupol. Gli ultimi gruppi di ucraini, inquadrabili soprattutto tra le fila del Battaglione Azov, ancora combattenti dovrebbero trovarsi quindi proprio tra la zona del teatro e la principale stazione ferroviaria.

Un fazzoletto di territorio costituito dal dedalo di vie che compone il centro storico. La battaglia degli ultimi giorni si starebbe svolgendo proprio qui. Vista la delicatezza del tessuto urbano della zona, è probabile che i combattimenti stiano provocando ulteriori danni e sofferenze alla popolazione civile rimasta in città.

Perché Mariupol potrebbe rappresentare un crocevia del conflitto

Al centro di Mariupol non si stanno fronteggiando solo russi e ucraini appartenenti ai rispettivi eserciti. C’è invece una massiccia concentrazione di forze comprendente anche altri attori in campo. Come detto, qui i soldati di Kiev sono appartenenti soprattutto al Battaglione Azov. Dall’altra parte invece ci sono sia i separatisti di Donetsk che i ceceni. Sono proprio questi ultimi ad aver messo in rete buona parte dei video che documentano la battaglia di Mariupol. In alcuni urlano “Allah Akbar” dopo aver conquistato un obiettivo.

Un dispiegamento di forze che è ravvisabile nel contesto della guerra in Ucraina soltanto a Kiev. La presa della città portuale ha quindi una grande valenza per Mosca e, dall’altro lato, la definitiva caduta invece rappresenterebbe un grosso guaio per gli ucraini. Come mai Mariupol ha assunto questa importanza nell’economia del conflitto?

La risposta è data dal fatto che lungo le sponde dell’Azov stanno confluendo molteplici interessi. In primo luogo c’è una definitiva resa dei conti, a distanza di otto anni, tra i nazionalisti ucraini del Battaglione Azov e i separatisti filorussi di Donetsk. In secondo luogo, Mosca prendendo Mariupol raggiunge alcuni importanti obiettivi politici e militari. Si assicurerebbe infatti l’intero controllo sul Mar d’Azov. E inoltre andrebbe a creare un lungo corridoio capace di mettere in collegamento la Crimea e Kherson con le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Potrebbe cioè crearsi un “grande Donbass” filorusso. Da trasformare, subito dopo, o in più Stati cuscinetto oppure in una nuova entità statale ovviamente politicamente agganciata a Mosca. In poche parole, cadendo Mariupol inizierebbe a prendere seriamente corpo una spaccatura dell’Ucraina. Circostanza in grado di essere pesantemente rivendicata anche in sede di trattative.

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