La geopolitica della corsa allo spazio
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A Mariupol nei giorni scorsi ha piovuto. E questo è un elemento non di poco conto. Almeno per chi fino a poche settimane fa amministrava la città portuale del Mar d’Azov. Petr Andryushchenko, sindaco dell’amministrazione “ucraina” ha lanciato sul suo canale Telegram un allarme: “Le piogge hanno trasformato la città in una Venezia – si legge nelle sue dichiarazioni – Le fognature sono intasate, l’acqua piovana si diffonde in tutta la città insieme ai rifiuti, con la conseguente loro decomposizione”. In poche parole, tutti i segni della battaglia di Mariupol rimasti per strada, compresi i corpi senza vita delle persone vittime del conflitto, si sarebbero adesso riversati nelle condutture cittadine. Con conseguente rischio di gravi epidemie.



L’allarme di Kiev

Non bastavano gli screzi sul riconoscimento dei confini. Si aggiungeranno, per ogni comunità ucraina caduta in mano russa, anche liti sul riconoscimento di sindaci e amministrazioni comunali. A Kiev il sindaco legittimo di Mariupol è ancora considerato Petr Andryushchenko, al timone della città fino all’arrivo delle truppe di Mosca. Il territorio però adesso, proprio come a Kherson, a Melitopol, a Enerhodar e in altre città prese dai russi, è amministrato da sindaci e funzionari nominati dai vertici militari della federazione russa. Una circostanza che è destinata ad alimentare non solo rivendicazioni reciproche, ma anche verità discordanti da una parte e dall’altra.

Petr Andryushchenko, sindaco ucraino “in esilio” da Mariupol, ha descritto uno scenario apocalittico. Per lui le immagini diffuse nei giorni scorsi dai media e dai canali social filorussi, in cui spiccava la riapertura delle scuole e un graduale ritorno alla normalità, non costituiscono altro che propaganda. La verità sarebbe ben diversa: “Mariupol oggi si è trasformata in una ‘Venezia’ ucraina”, ha scritto su Telegram. Ma non è un paragone volto a richiamare le bellezze della città o il suo legame con il mare. Il riferimento invece è, come definito dallo stesso Andryushchenko, “macabro”.

“La nostra è una Venezia macabra – si legge all’interno del suo canale – dove le acque portano le sostanze organiche dei cadaveri a contatto con i sopravvissuti, aumentando a dismisura il rischio di epidemie”. Durante la battaglia per la presa della città, sono morte migliaia di persone. Un numero importante e talmente alto che per molte delle vittime è stato impossibile procedere al seppellimento. Specialmente prima del 21 aprile, giorno in cui i russi hanno ufficialmente annunciato la conquista di Mariupol pur senza ancora avere in mano l’acciaieria Azovstal, spesso in rete si vedevano video girati tra le strade della città dove si notavano cadaveri sui marciapiedi o all’interno di alcuni cortili.

Il conflitto qui è stato corpo a corpo, con i ceceni filorussi da un lato e i combattenti del Battaglione Azov dall’altro che, giorno dopo giorno, hanno ingaggiato una battaglia urbana cruenta e in grado di far precipitare Mariupol nell’inferno. Questo spiega l’alto numero di caduti tra i civili. Il fatto che ancora non si è provveduto alla sepoltura di tutti i morti delle ultime settimane, almeno secondo la versione di Andryushchenko, potrebbe già aver generato un alto rischio di infezioni.

Le piogge degli ultimi giorni, in particolare, avrebbero creato quell’effetto “Venezia” di cui ha parlato il sindaco dell’amministrazione ucraina. Un contesto in cui l’acqua piovana potrebbe aver mescolato l’acqua contente rifiuti organici con quella usata dai civili rimasti in città. Questo per via dell’intasamento delle fognature e dei gravi danni a tutti gli impianti idrici di Mariupol. Da qui ai prossimi mesi, secondo il primo cittadino ucraino, l’intero territorio potrebbe assistere alla comparsa di epidemie molto gravi e in grado di creare più danni della battaglia.

La versione di Mosca

I russi la pensano in modo differente. L’apocalisse di Mariupol sarebbe solo un ricordo e la città anzi è già pronta per voltare pagina. Per Mosca Petr Andryushchenko altro non è che un cittadino non più residente nel territorio da loro adesso controllato e di cui non può conoscere la situazione reale. I vertici militari di Mosca hanno nominato un nuovo sindaco rispondente al nome di Konstantin Ivashchenko, ex consigliere comunale di una lista che però non era considerata filorussa. Ad ogni modo, i russi riconoscono unicamente lui come primo cittadino e il suo arrivo nella sede della municipalità sarebbe la dimostrazione di un lento ritorno alla normalità. 

Secondo Mosca, specie dopo la resa dei combattenti rimasti all’interno dell’acciaieria Azovstal per diverse settimane, la situazione a Mariupol sarebbe sotto controllo. Alcuni negozi avrebbero già rialzato le saracinesche, mentre molti ragazzi sarebbero già tornati a scuola. Difficile dire qual è la verità. Anche perché a Mariupol non c’è soltanto in ballo il presente tragico di una città rasa al suolo e da ricostruire, ma anche il futuro. Gli ucraini la rivogliono indietro e la considerano una parte occupata del proprio territorio, i russi invece potrebbero a breve inglobarla all’interno dell’oblast di Rostov. Finita la battaglia militare, è iniziata adesso quella politica e mediatica.

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