Accerchiata la città di Mariupol e chiuso il Mare d’Azov alle truppe ucraine. Sono queste le ultime indicazioni che arrivano dalla Russia riguardo il fronte sud-orientale della guerra in Ucraina.
Due notizie importanti perché segnalano, come già accennato, l’intensificarsi dell’azione di Mosca, che ora spinge per la conquista del porto ucraino. Da tempo il Cremlino ha puntato su quella regione costiera che rappresenta non solo la parte marittima del Donbass, ma anche la messa in sicurezza del corridoio strategico che deve collegare la Crimea alle repubbliche separatiste. Per questo motivo, Mariupol diventa fondamentale in quanto rappresenta l’ultima roccaforte ucraina a separare le truppe russe dal primo importante obiettivo strategico da poter conquistare in questa guerra.
La convergenza verso Mariupol di truppe che salgono dalla Crimea e forze separatiste che scendono da nord e da est ha trovato poi il supporto della flotta. Il Mar d’Azov, specchio d’acqua su cui non a caso si è concentrato l’impegno della flotta del Mar Nero, è infatti stato teatro di alcuni sbarchi anfibi che hanno permesso di rinforzare le truppe nell’assedio di Melitopol. “La sera del 25 febbraio, dopo lo sbarco di un gruppo di assalto anfibio nell’area dell’insediamento di Azov, le unità russe hanno marciato e, senza incontrare resistenza, sono entrate a Melitopol”, riferiva il ministero della Difesa russo. Ed è stato l’esempio di come si sono organizzate le forze di Mosca per questo fronte, evitando un assalto dal mare senza la necessaria copertura terrestre e la presenza delle altre truppe. Motivo per il quale le notizie di un possibile sbarco anfibio dalle parti di Odessa sono state sempre smentite. Organizzare degli assalti senza necessaria copertura da terra, con poche navi (le classe Rapucha sono sei nel Mar Nero) e soprattutto con coste difficili e città fortemente blindate sarebbe apparso, per molti analisti, alla stregua di un suicidio.