Il Mar della Cina è un ginepraio di acque contese sui quali Pechino fa la voce grossa forte della sua importanza geopolitica. Ma il Dragone ha dei vicini molto rumorosi perché Malaysia, Vietnam, Filippine e perfino Brunei ritengono che le pretese del gigante asiatico ricadano oltre le rispettive frontiere marittime. Ad alimentare la tensione, già in precario equilibrio, c’ha pensato una nave degli Stati Uniti che ha effettuato un’operazione in un tratto di mare conteso nei pressi delle rocce Scarborough Shoal.

La furia di Pechino

Il governo cinese non ha affatto gradito la mossa statunitense di inviare un cacciatorpediniere nel mare del sud della Cina. Le forze armate Usa hanno denominato l’operazione, avvenuta domenica, Libertà di navigazione, quasi come per lanciare un segnale di forza a Pechino, irato per questa scellerata azione che potrebbe rappresentare la scintilla perfetta per far scoppiare un incendio in una zona caldissima.

Gli artigli del Dragone sul Mar Cinese Meridionale

Stuzzicare la Cina sul tema del Mar Cinese Meridionale può essere molto pericoloso. Già, perché la Cina ha definito la sovranità del Paese su quelle acque nel 2010 e non intende accettare compromessi con nessuno, a costo di scatenare una guerra. Pechino non ha accettato alcun accordo multilaterale con gli altri Stati asiatici, e anzi ha rivendicato il controllo esclusivo di una curva a U che copre circa l’80% della regione contesa; figuriamoci se Xi Jinping intende farsi mettere i piedi in testa dagli Stati Uniti.

L’atollo conteso

La Scaraborough Shoal, vicino al quale ha transitato la nave americana, è un gruppetto di isole conteso da Cina e Filippine. Manila inserisce l’atollo nella municipalità di Masinloc Zambales ma Pechino non ci sta e afferma che quelle isole siano affar suo. Perché il Dragone vuole imporsi su alcune rocce prive di apparente valore? Perché controllare la Scaraborough Shoal consente di controllare anche le 200 miglia nautiche circostanti alle stesse isole, ricche di risorse naturali e ittiche.