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A prima vista poteva sembrare una banale esercitazione militare, una delle tante svolte nel clima di tensione semi permanente in atto tra Stati Uniti e Cina. Invece, l’Exercise Agile Reaper, è stata molto diversa dalle altre. C’è un particolare che ha fatto drizzare sulle sedie i funzionari del Partito Comunista cinese. Le uniformi dei soldati impegnati nella prova di forza americana ospitavano una toppa in cui un drone MQ-9 Reaper si sovrapponeva a una sagoma rossa raffigurante la nazione cinese. Per i media di Pechino il messaggio è chiaro: Washington si sta preparando per muovere guerra alla Cina.

L’esercitazione, ha sottolineato il South China Morning Post, è andata in scena in California. Tre MQ-9 hanno collaborato assieme alla Terza Flotta della Marina degli Stati Uniti che, nel frattempo, ha schierato gruppi di attacco di portaerei, sottomarini e altre navi nel Pacifico orientale, in aggiunta a velivoli di trasporto C-130, armi speciali e personale del corpo dei Marine. La simulazione ha visto i “mietitori” eseguire attacchi aerei durante l’assalto anfibio sull’isola di San Clemente, al largo della costa californiana.

La dinamica dell’azione può essere riproposta in uno dei tanti scenari situati nel Mar Cinese Meridionale, dove la situazione è tesissima. Ed è proprio per questo motivo che i think tank cinesi hanno parlato di provocazione. Anzi: i media di Stato hanno sottolineato che la Cina avrebbe risposto nel caso in cui gli Stati Uniti avessero sferrato un attacco alla Repubblica Popolare con un’azione azzardata proprio nel Mar Cinese Meridionale.

Provocazioni incrociate

Una settimana fa l’aeronautica militare cinese aveva pubblicato un video presto finito nell’occhio del ciclone. Nel frame veniva proposto un attacco simulato su quella che sembrava essere la base aerea americana di Andersen, sull’isola di Guam, nel Pacifico. Nel filmato si vedevano chiaramente bombardieri cinesi H-6, velivoli che dotati di capacità nucleare, radere al suolo una delle più importanti roccaforti Usa nella regione estremo orientale.

A distanza di qualche giorno è arrivata, seppur in forma molto più indiretta, una sorta di risposta di Washington. La spiegazione ufficiale, tuttavia, è ben diversa dallo schema della provocazioni. “Si tratta di una dimostrazione della nostra capacità di spostare rapidamente l’MQ-9 ovunque nel mondo, in luoghi sconosciuti”, ha dichiarato il tenente colonnello Brian Davis, comandante dello squadrone d’attacco degli Stati Uniti. Ricordiamo che gli MQ-9 sono stati stati utilizzati per due decenni nelle guerre in Medio Oriente e in Africa, prima che il Pentagono li sostituisse con altri modelli. Tornando all’esercitazione, la Cina teme che Washington possa usare i droni impiegati nell’operazione californiana per colpire le proprie strutture nel Mar Cinese Meridionale.

L’ira della Cina

Il direttore del Global Times, Hu Xijin, ha scritto su Twitter un post alquanto preoccupante: “Sulla base delle informazioni che ho appreso, il governo Trump potrebbe attaccare le isole cinesi nel Mar Cinese Meridionale con i droni MQ-9 Reaper per aiutare la sua campagna di rielezione”. Il cinguettio si concludeva con una minaccia: “Se ciò dovesse accadere, l’Esercito Popolare di Liberazione reagirà ferocemente e lascerà che coloro che iniziano la guerra paghino un prezzo pesante”.

Dal canto suo la Cina prosegue con altre esercitazioni militari. L’ultimo “ciclo” si è consumato nei pressi delle Isole Paracel e nel Mare di Bohai. Nella giornata di ieri l’amministrazione cinese ha diffuso una notizia in cui dichiarava una zona vietata nei pressi di tali isole dalle ore 7:00 del mattino alle 15:00 del pomeriggio a causa di esercitazioni. Per il momento l’equilibrio tra le parti persiste, visto che nessuno ha convenienza nel far saltare in aria il tavolo. Eppure, provocazioni come quelle descritte (il video cinese e la toppa americana), all’apparenza innocue, sono pericolosissime e potenzialmente deleterie ai fini del mantenimento della pace nella regione indo-pacifica.

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