La geopolitica della corsa allo spazio
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Guerra /

In un breve video comparso sui social network viene mostrato un caccia MiG-29S (o Fulcrum-C in codice Nato) con una vistosa livrea che ricorda molto da vicino quella della pattuglia acrobatica nazionale di Kiev, gli “Ukrainian Falcons”, armato di missili aria-aria R-27R (o AA-10 Alamo) ed R-73 (o AA-11 Archer).

Gli “Ukrainian Falcons” sono stati attivi dal 1995 sino al 2002 volando con sei MiG-29 di colore blu, giallo, bianco e rosso (cinque MiG-29S e un MiG-29UB). La pattuglia ha volato per l’ultima volta il 5 ottobre 2001 e nel 2002 è stata sciolta dopo che il colonnello Viktor Rososhansky, il comandante, si è ritirato dal servizio attivo, ma il motivo principale è stato la scarsa quantità di carburante disponibile e la mancanza di pezzi di ricambio, sintomo delle gravi carenze delle forze armate ucraine di allora. Nel 2011 la pattuglia è stata riformata utilizzando gli L-39 Albatross, ma non ha mai volato come formazione acrobatica ed è stata presto sciolta.

I caccia MiG-29, però, sono rimasti: immagini satellitari risalenti al 2019 li mostrano parcheggiati nelle piazzole della base aerea di Vasylkiv, sede della 40esima Tactical Aviation Brigade.

Vedere dei caccia appartenuti (o appartenenti) a una pattuglia acrobatica nazionale armati con missili non deve affatto stupire: quasi tutte le formazioni acrobatiche che usano velivoli militari mantengono la possibilità di essere rapidamente convertiti per l’uso bellico. I Red Arrows britannici, ad esempio, che volano sui Bae Hawk, effettuano esercitazioni a fuoco e anche i piloti delle nostre Frecce Tricolori, che usano gli Aermacchi MB-339 PAN modificati per l’attività acrobatica specifica (rimozione dei serbatoi alle estremità alari per consentire una maggiore manovrabilità e aggiunta del sistema fumogeno), continuano la loro attività prettamente militare durante l’anno per accumulare il minimo di ore di volo necessarie per conservare la capacità combat, considerando che lo stesso MB-339 mantiene la possibilità di trasportare carichi bellici agganciati a piloni alari o di fusoliera. Del resto si tratta pur sempre di velivoli militari utilizzati da personale militare che deve mantenere il requisito di prontezza al combattimento (combat ready).

Quanto abbiamo visto nel video in cui è stato ripreso il MiG-29 ucraino non deve quindi sorprendere, però è un’ulteriore prova delle difficoltà in cui versa l’aeronautica ucraina, a corto di mezzi. Ricordiamo, a questo proposito, che tra le richieste più pressanti avanzate da Kiev ad alleati e partner occidentali, c’è stata la fornitura di cacciabombardieri per sostituire quelli andati perduti durante il conflitto, che nonostante non veda una netta superiorità aerea russa – che si esprime solo a livello locale e a macchia di leopardo sul territorio dell’Ucraina – ha colpito duramente la capacità delle forze aeree ucraine, costringendole spesso, ma non sempre, a restare a terra e lontano dal fronte.

A tal proposito è opportuno ricordare ancora una volta come le operazioni aeree nel conflitto abbiano dimostrato un uso dello strumento aeronautico diverso da quello occidentale. La Russia, infatti, non ha effettuato una capillare campagna aerea di lunga durata caratterizzata da intensa attività Sead/Dead (Suppression Enemy Air Defenses / Destruction Enemy Air Defenses). Al contrario questo tipo di operazioni si è svolto prevalentemente in concomitanza con l’avanzata delle forze di terra, e soprattutto alcuni obiettivi, come gli aeroporti, sono stati colpiti con vettori da crociera o balistici lasciando le piste intatte, oppure sono stati addirittura risparmiati nelle prime fasi della guerra. Questo è imputabile alla dottrina russa di impiego dello strumento aereo, visto più come una “artiglieria con le ali” da usare durante l’avanzata terrestre.

L’attività di interdizione aerea, comunque, c’è stata: cacciabombardieri e aerei da trasporto ucraini sono stati abbattuti dai Su-27/35 delle Vks (Vozdushno-Kosmicheskiye Sily), le forze aerospaziali russe. L’aeronautica ucraina, però, ha continuato a volare durante tutto l’arco del conflitto, se pur sporadicamente rispetto a quella russa e mostrando una netta diminuzione del rateo delle missioni. Una diminuzione dovuta al “consumo” di uomini ma soprattutto di mezzi, che, come abbiamo detto, non riescono a venire rimpiazzati con efficacia. Da questo punto di vista è molto probabile che alcune nazioni della Nato, un tempo facenti parte del Patto di Varsavia e per questo utilizzanti velivoli di fabbricazione sovietica (gli stessi in mano agli ucraini), abbiano scelto autonomamente di smantellarli per poter fornire pezzi di ricambio a Kiev e così cercare di mantenere i MiG-29 e i Su-25 in linea di volo.

Qualcosa che però, ovviamente, non è sufficiente in caso di perdita del velivolo, e per questo stiamo vedendo Kiev far volare tutto quello che ha, compresi i vecchi MiG-29 che forse appartenevano alla pattuglia acrobatica nazionale. Se non sarà possibile, per questioni di opportunità politica o logistica, far arrivare nuovi caccia all’Ucraina, il destino dell’aviazione di Kiev è segnato: anche se la Russia non detiene il controllo totale dei cieli, lo stillicidio di velivoli, nel lungo termine, provocherà la scomparsa dell’aeronautica ucraina. Qualcosa che prevediamo avverrà, in quanto questo conflitto si è ormai trasformato in una guerra di attrito, quindi temporalmente lunga, e pertanto potrà essere sostenuta solo da chi potrà permettersi di rimpiazzare efficacemente le perdite.

Qualcosa che a Mosca sanno bene, ed è forse anche (ma non solo) per questo che le Vks non hanno mai davvero effettuato una seria campagna di soppressione/distruzione delle difese aeree avversarie, che si è sostanzialmente limitata a eliminare le posizioni note di sistemi missilistici da difesa aerea e al bombardamento di aeroporti/centri di comando, controllo e comunicazione.

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