Mali, islamisti all’attacco: incursioni contro le basi e “guerra delle cisterne”

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Guerra /

Ci sono gli attacchi diretti contro obiettivi militari, tra caserme e basi colpite, ma ci sono anche quelli volti a togliere il respiro alla già fragile economia: il Jnim, la cui sigla rimanda al più pericoloso gruppo islamista presente nel Mali, mira ad assediare Bamako e non soltanto a livello militare. La strategia è quella di stringere il cappio anche da un punto di vista economico, con gli islamisti che oramai da mesi prendono di mira cisterne e mezzi che riforniscono di carburante la capitale. L’offensiva contro la giunta militare di Assimi Goita, al potere dal golpe del 2021, è portata avanti quindi su più fronti e più direzioni. Alcuni episodi accaduti negli ultimi giorni potrebbero far presagire un ulteriore salto di qualità della guerriglia, mentre il governo deve guardarsi anche dalle attività a nord dei gruppi combattenti dei Tuareg.

Gli attacchi degli ultimi giorni

Gli episodi più clamorosi, in grado di suscitare parecchia impressione in una popolazione già di per sé purtroppo abituata alla guerra, hanno riguardato gli assalti frontali del Jnim contro le caserme. Il 7 settembre scorso, in un’area della strategica regione di Mopti, un’imboscata ha ucciso almeno 11 persone. Tra le vittime, almeno 7 erano miliziani Dozo, uno dei gruppi alleati di Bamako in funzione anti islamista. Le altre 4 vittime facevano invece parte del contingente russo dell’Africa Corps, comprendente gli ex contractors della Wagner e assorbiti adesso dalle strutture del ministero della Difesa di Mosca. Tra Russia e Mali esiste infatti da diversi anni un accordo che prevede la presenza degli ex Wagner per dare manforte all’esercito locale. Al contrario, nei vari assalti del Jnim sempre più spesso si contano anche vittime con cittadinanza russa. Come accaduto il 10 settembre nell’episodio più grave che ha coinvolto le forze di Bamako negli ultimi mesi, quello cioè riguardante l’attacco dei miliziani islamisti contro la base militare di Dioura.

Qui a perdere la vita sono stati almeno 50 soldati maliani e 5 russi dell’Africa Corps. Una strage di militari provocata da un assalto frontale e improvviso del Jnim contro il perimetro della base. Il bilancio non è stato reso ufficiale da Bamako, ma secondo l’Afp è quello più verosimile. C’è infatti chi parla anche di almeno 80 vittime, mentre fonti locali hanno riferito di decine di soldati presi come prigionieri. Video apparsi su X, hanno mostrato i combattenti jihadisti camminare all’interno della base per rivendicarne il possesso. Adesso la struttura sarebbe ritornata nelle mani dell’esercito, ma appare oramai distrutta e inutilizzabile.

La morsa economica

Dioura non è stata ripresa dai maliani e dai russi grazie a una controffensiva. Al contrario, sono stati i combattenti islamisti a lasciare l’area. Circostanza che potrebbe apparire come un paradosso, ma che in realtà svela semplicemente quella che è la tattica jihadista applicata in Mali. Il Jnim, in particolare, non punta a un controllo del territorio sulla falsariga di quanto attuato dallo Stato Islamico tra Siria e Iraq lo scorso decennio. L’obiettivo cardine è quello di attuare attacchi contro obiettivi strategici, per poi ritirarsi nelle proprie roccaforte. Un modo per costringere l’esercito a disperdere le proprie forze in un’area territoriale molto vasta, non dare ai militari punti di riferimento ed evitare di dover impiegare centinaia di uomini solo per il controllo di strade e vie di comunicazione. C’è quindi, di fondo, la volontà di erodere le forze maliane progressivamente e mettere sotto costante pressione la giunta di Goita.

La stessa modalità di attacchi, come detto in precedenza, non la si vede solo in ambito militare. Al pari di come gli islamisti vogliono erodere progressivamente lo Stato maliano, allo stesso modo il loro obiettivo è anche quello di piegarne l’economia. Per cui, oltre che contro basi e caserme i miliziani rivolgono la propria furia anche contro cisterne e camion carichi di petrolio. Dalle loro basi situate in campi remoti delle regioni centrali e occidentali del Paese, i combattenti del Jnim da oltre un anno assediano le principali vie di comunicazione provenienti dal Senegal e dalla Costa d’Avorio. Da dove cioè scorrono i litri di carburante destinati ad alimentare Bamako. Secondo il sito Janes.com, tra il 13 e il 14 settembre i terroristi sarebbero riusciti a dare alle fiamme qualcosa come 20 autocisterne entrate dal Senegal. Il governo ha minimizzato l’accaduto, rivendicando di essere riuscito a far arrivare nella capitale almeno 900 autocisterne scortate dall’esercito. Elemento quest’ultimo che però, paradossalmente, dà alla popolazione un maggiore senso di insicurezza. Perché, di fatto, oramai tutti a Bamako sanno che la propria sopravvivenza dipende unicamente da quanti camion riescono a sfuggire agli agguati degli islamisti. Circostanza che rafforza la retorica del Jnim e diminuisce la popolarità di Goita.

Fonti:

https://www.janes.com/defence-intelligence-insights/defence-and-national-security-analysis/jnim-attacks-on-fuel-tanker-convoys-in-western-mali-underline-broader-risks-to-government-and-social-stability

https://www.swissinfo.ch/ita/mali%3A-50-soldati-e-5-mercenari-russi-uccisi-in-un-attacco-jihadista/92054672

https://www.dakaractu.com/Mali-des-dizaines-de-soldats-tues-dans-l-attaque-du-camp-de-Dioura-par-les-jihadistes-du-Jnim_a275916.html

https://www.aljazeera.com/news/2026/7/5/what-to-know-about-the-renewed-coordinated-attacks-across-mali

https://www.fama.ml/bamako-arrivee-de-plus-de-900-camions-citernes-sous-escorte-des-fama

https://www.arabnews.com/world/mali-attack-last-week-killed-dozens-of-soldiers-5-russian-mercenaries-3001688