Nella serata di lunedì 13 gennaio è avvenuto il G5 Sahel, ospitato dalla Francia nella città di Pau e che ha visto l’incontro tra Emmanuel Macron e i leader africani. Dopo aver dibattuto, come tutte le volte, sugli aggiornamenti relativi alla lotta al terrorismo di Boko Haram ed alla relativa stabilizzazione delle aree riconquistate, il premier francese ha rilanciato la necessità che la Francia partecipi attivamente nel conflitto civile africano. La presenza di Parigi – come riferito dallo stesso presidente – è infatti fondamentale nell’ottica di mantenimento della pace ed è fondamentale per lo sviluppo economico successivo alla bonifica dei territori. I leader dell’Africa, dalla loro parte, si sono trovati in accordo con la posizione di Macron, sottolineando i grandi passi compiuti negli otto anni di missione francese nel Sahel.

La Francia aumenterà i contingenti i Burkina Faso

Nell’ottica di migliorare il combattimento alle compagnie jihadiste, Macron ha annunciato durante il vertice l’intenzione della Francia di inviare ulteriori 220 unità (Agi) in Burkina Faso, uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi. La mossa, anche in questo caso, ha ricevuto il sostegno del leader nazionale, Roch Marc Christian Kaboré, che dalla collaborazione con Parigi è sicuro della possibilità di riportare la stabilità nei propri territori. Anche il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, ha sostenuto la scelta della Francia, nonostante le recenti manifestazioni che si sono tenute nella capitale Bamako e che vorrebbero il ritiro delle unità francesi dal Paese.

Il clima della conferenza ha evidenziato la sostanziale concordanza tra i vari Paesi sulla gestione della lotta al terrorismo e sulle modalità di azione per garantire la ripresa economica delle aree riconquistate, che la Francia si è impegnata a sostenere: sebbene da ciò essa per prima tragga vantaggi ancora superiori a quelli della popolazione locale.

Macron spera di convincere gli Stati Uniti a rimanere nell’operazione

Al termine della conferenza, il presidente francese ha sottolineato come in questi anni anche l’impegno americano sia risultato fondamentale per la stabilizzazione dell’area e  si è rammaricato per la decisione del presidente Donald Trump di richiamare i contingenti. La speranza di Macron è quella che, nel prossimo futuro, il leader americano ritorni sui propri passi e continui ad assistere Francia e Paesi africani nella lotto al terrorismo internazionale di Boko Haram.

Sotto l’amministrazione Obama i contingenti americani vennero mandati nel Continente nero con lo scopo di addestrare le truppe africane e di affiancare i militari francesi nelle operazioni. Tuttavia, nell’aprile del 2019 Trump annunciò come la missione fosse troppo dispendiosa per gli Stati Uniti e che la Francia fosse perfettamente in grado di poter continuare da sola: da quel momento è iniziato il progressivo ritiro delle truppe, che dovrebbe concludersi entro la fine di quest’anno. La decisione americana aveva spiazzato il presidente Macron, obbligandolo a dispiegare maggiori unità ed accrescere i costi della guerra portata avanti nei Paesi africani.

Un vertice necessario

La necessità di convocare il G5 è derivata dal crescente numero di attacchi che le compagnie terroristiche riconducibili a Boko Haram hanno rivolto alle caserme ed alle unità africane impiegate nella lotta al terrorismo. Tra il 2018 ed il 2019, infatti, il numero dei morti causati dal conflitto è salito del’86%, segnando un’inversione di tendenza che ha riportato le attenzioni verso l’Africa sub-sahariana, con il Niger che lo scorso 10 gennaio ha subito la perdita di 89 unità, nell’attacco peggiore della propria storia (fonte Reuters).

Da qui la necessità francese di aumentare i contingenti operativi in Sahel, che ad oggi contano già 4.500 unità. Mentre però la Francia continua le operazioni di affiancamento militare, la presenza di legioni straniere ha iniziato ad infastidire le popolazioni locali, che dalla presenza di Parigi non sono convinte possa scaturire nulla di buono in ottica futura. L’accordo, però, è stato concluso con le massime dirigenze degli Stati, lasciando al popolo ben poco su cui decidere: ennesima conferma di come l’imperialismo francese sia un discorso, ad oggi, ancora molto attuale.