L’interesse della Francia per la Siria affonda le sue radici nella storia del Medio Oriente moderno e contemporaneo. Non può essere spiegata la storia recente della Siria senza analizzare il ruolo che Parigi ha svolto nella formazione e nella costruzione del moderno Stato siriano, a partire dalla sua struttura politica fino alla definizione dei suoi stessi confini.E non è un caso che la Francia, dall’inizio dell’esplosione delle rivolte in Siria, abbia voluto ricucire questo legame con il Paese e abbia espresso il desiderio di intervenire nel conflitto civile siriano per reimpostare il proprio controllo su quell’area specifica del Medio Oriente. E l’ha fatto supportando da subito le rivolte contro il presidente Bashar Al Assad, il quale, molto spesso, ha affermato come il contributo di Parigi alla destabilizzazione della Siria abbia condotto agli attentati che hanno insanguinato la Francia negli ultimi anni. Tutti attentati rivendicati dallo Stato islamico.Con il passaggio di consegne da Hollande a Emmanuel Macron, il ruolo della Francia in Siria non è certamente destinato a cambiare. Al contrario, tutto lascia credere che vi sia da parte del nuovo presidente francese interesse ad accrescere questo supporto francese alla ribellione siriana e soprattutto a sostenere la prospettiva di un regime change in Siria per far cadere Assad il prima possibile. Già in campagna elettorale, Macron era stato chiarissimo, accusando il governo siriano di aver utilizzato armi chimiche sulla popolazione siriana a Idlib e sostenendo che questo avvenimento avrebbe dovuto provocare una risposta anche militare da parte dell’Occidente, e della Francia in particolare. Una prospettiva, quella dell’attacco all’esercito di Damasco in casi di utilizzo di armi chimiche, che Macron ha ribadito anche nell’incontro con Vladimir Putin in questi giorni. La reggia di Versailles è stata teatro di un incontro molto schietto fra i due presidenti, e Macron non ha perso occasione di ricordare al suo omologo del Cremlino che la Francia non avrebbe tollerato alcun utilizzo di armi non convenzionali in Siria, a costo di un intervento effettivo nel Paese.A conferma di questo interesse sempre più forte di Macron per la questione siriana, proprio nelle ultime ore, è giunta la notizia dell’incontro del presidente francese con la delegazione dell’Alto Comitato di negoziazione per la rivoluzione siriana, organo rappresentativo di una parte dei ribelli siriani e che aveva partecipato a suo tempo ai colloqui di pace di Ginevra. In un comunicato dell’Eliseo apparso poche ore dopo l’incontro tra i due leader, la presidenza francese ha voluto ricordare come Macron sia assolutamente impegnato nel dossier siriano e che farà tutto il possibile per sostenere l’opposizione siriana in vista di una transizione politica del Paese. Una transizione che, per l’Alto Comitato e per Macron, non può non passare attraverso la destituzione del presidente siriano Bashar Al Assad.L’impegno di Macron per la Siria dimostra, ancora una volta, come la Francia abbia tutto l’interesse a riprendere un ruolo centrale nel processo politico siriano. I motivi possono essere molteplici e s’incastrano perfettamente nell’ingranaggio della geopolitica mondiale. Innanzitutto, c’è una volontà mai sopita da parte di Parigi di mostrarsi come una grande potenza e non come semplice potenza regionale all’interno di una cornice esclusivamente europea. La Francia, unica potenza nucleare d’Europa e membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ha necessità di dimostrare ai suoi alleati di essere un Paese che si muove autonomamente nel mondo. In secondo luogo, lo scontro politico tra Europa e Stati Uniti e la scelta di Donald Trump di declinare una propria politica internazionale slegata dall’accordo con i suoi alleati, rende molto più semplice alla Francia sganciarsi da un ruolo subalterno rispetto a Washington e aiuta Parigi nell’intento di mostrarsi quale potenza su cui poter contare a tutti i Paesi della sua vecchia sfera d’influenza. Infine, l’intervento francese in Siria a sostegno dei ribelli fa sì che la Francia possa essere ben considerata da tutta l’alleanza sunnita contraria ad Assad. Con il supporto alla causa delle opposizioni siriane, Macron si è guadagnato spazio di manovra e fiducia da parte di Arabia Saudita e monarchie del Golfo: un legame già chiaro ai tempi del ministero dell’Economia, quando Parigi stipulò con Riad contratti per miliardi di dollari per la vendita di armi.Con gli incontri degli ultimi giorni, dunque, Macron ha tracciato un percorso chiaro sulla Siria e ha confermato che Damasco rientra nei piani della Francia molto più di quanto possa credersi. In primo luogo, è messo in chiaro il sostegno di Parigi all’opposizione siriana e alla prospettiva della transizione politica in Siria. La Francia non vuole che Assad rimanga al potere. In secondo luogo, lo scontro con Putin riguardo il presunto utilizzo di armi chimiche e la minaccia di un intervento militare francese in Siria in caso di attacchi con gas o altre armi non convenzionali, annuncia che la Francia di Macron ha tutto l’interesse a mostrarsi un giocatore di primo piano nello scacchiere siriano e non soltanto una pedina nelle mani della Nato o dell’Europa.