Il presidente francese Emmanuel Macron prosegue nella sua battaglia per far luce e affrontare a viso aperto la spinosa questione della guerra d’Algeria. Il conflitto, che dal ’54 al ’62 ha infiammato il nord-Africa e ha visto i cittadini algerini combattere contro l’allora madrepatria, rimane tutt’oggi un tema sensibile che ancora divide l’opinione pubblica francese e con cui la Francia negli anni ha sempre fatto fatica ad arrivare a una resa dei conti storica e a una definitiva pacificazione in termini di coscienza civile e memoria collettiva.

La guerra d’Algeria, sin dai giorni del conflitto, è stata accompagnata da un netto dualismo manicheo nella società transalpina che ha visto da un lato i sostenitori della grandeur francese, strettamente legati al mito dell’impero e incapaci, dopo la sconfitta in Indocina e l’inizio delle rivendicazioni indipendentiste degli algerini, di accettare la fine di un epoca e la formazione di un mondo che respingeva e faceva franare le antiche visioni ottocentesche figlie del congresso di Berlino. Dall’altro lato c’erano invece principalmente i militanti della sinistra francese che, a pochi anni dalla fine della guerra, vedevano nel mantenimento dei possedimenti d’oltremare un estremo e senile tentativo di occupazione da parte della Francia di stati sovrani, analogo a quello compiuto dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale. E mentre in Algeria si succedevano attentati e bombardamenti con il napalm, esecuzioni sommarie e torture, intanto le manifestazioni e gli scontri infiammavano anche le strade di Parigi e alla fine, quando De Gaulle, ritornato al potere proprio per risolvere la questione algerina, concesse l’indipendenza al Paese africano, il bilancio finale fu di 300’000 morti tra gli algerini e 25’000 tra i soldati francesi senza contare le sistematiche e brutali violazioni dei diritti umani. Non furono le sole conseguenze del conflitto dal momento che l’estrema partecipazione ideologica e culturale dei francesi portò anche una crisi politica in seno alla Francia stessa e nacque addirittura una formazione terroristica ultra nazionalista, l’OAS, (Organizzazione Esercito Segreto) che compì attentati e assassini mirati, sia in Francia che sull’altra sponda del Mediterraneo ,e progettò pure un colpo di Stato cercando con l’uso indiscriminato della violenza di far desistere l’Eliseo a concedere l’indipendenza ad Algeri.

Alle luce di queste premesse storiche è facile comprendere come mai, ancora oggi, a sessant’anni di distanza dalla fine del conflitto, la questione, in Francia, sia ancora estremamente sentita e susciti accese polemiche.
Macron nelle ultime ore ha ufficializzato di aver affidato allo storico algerino Benjamin Stora una lavoro sulla “memoria della colonizzazione e della guerra algerina”, al fine di promuovere la “riconciliazione tra i popoli francese e algerino”. Stando a quanto ha fatto sapere l’Eliseo questa missione storica, le cui conclusioni sono attese per la fine dell’anno, “consentirà di elaborare una tesi equa e precisa dei progressi compiuti in Francia sulla memoria della colonizzazione e della guerra algerina, olrechè dei punti di vista che ci sono su questi temi su entrambe le sponde del Mediterraneo”. Un lavoro prezioso e importante e che Macron ha così illustrato nella lettera che ha inviato allo storico Stora: ”E’ importante che la storia della guerra algerina sia conosciuta e vista con lucidità. Riguarda la pacificazione e la serenità di coloro che ha ferito”. E poi ha aggiunto, ”è anche la possibilità per i nostri giovani di uscire dai conflitti di memoria. Mi auguro di unirmi a un nuovo desiderio di riconciliazione dei popoli francese e algerino perchè il tema della colonizzazione e della guerra algerina ha ostacolato per troppo tempo la costruzione tra i nostri due paesi di un destino comune nel Mediterraneo”.

Dall’inizio del suo mandato di cinque anni, Emmanuel Macron ha riconosciuto che Maurice Audin, un matematico favorevole all’indipendenza morto nel 1957, ha perso la vita a causa delle torture ”istituite in Algeria dalla Francia”. Il Presidente anche onorato gli harkis, i combattenti algerini che hanno servito la Francia e poi sono stati abbandonati da Parigi e si è impegnato anche a restituire all’Algeria i resti di 24 partigiani algerini che erano conservati al Museo dell’Uomo a Parigi. Gesti, questi, fatti tutti con un unico obiettivo: la riconciliazione. Ma spesso questa apertura del Presidente francese non è stata apprezzata e condivisa in patria.

In un recente tweet di inizio luglio, Marine Le Pen rispondeva in questo modo alla richiesta di scuse formulata dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune per quanto fatto dai francesi in Algeria. ”I leader algerini chiedono scuse per il passato, al fine di nascondere il presente: un’economia in rovina, una gioventù trascurata, un paese in procinto di essere declassato …È tempo che affrontino il risultato di 60 anni di indipendenza”. Parole estremamente forti quelle della presidente del Rassemblement National che oltre ad aver provocato tensioni diplomatiche hanno mostrato quanto la questione algerina, in Francia, sia ancora una ferita aperta.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME