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Il nuovo bilancio pluriennale per la difesa è stato approvato dal presidente Emmanuel Macron, che apre la strada a una forte spinta per il finanziamento di gli appalti per aviazione, esercito e marina, e persegue l’obiettivo richiesto da Trump del 2 percento di Pil investito in difesa.

Dopo la firma apposta sul bilancio militare 2019-2025 lo scorso 13 luglio, la “legge di crescita del budget militare” mira a raggiungere l’obiettivo di una spesa per la difesa del 2% del Prodotto interno lordo entro il 2025, come richiesto al recente summit della Nato dall’alleato statunitense, nonostante la Francia viva un momento di grande pressione del bilancio interno. La scelta dimostra la ferma intenzione di Macron di rendere, dopo la Brexit, la potenza francese un fondamentale perno della difesa europea e continentale.

Il nuovo bilancio consentirà l’acquisizione di oltre 1.700 veicoli corazzati per l’esercito; cinque fregate di nuova generazione, quattro sottomarini d’attacco a propulsione nucleare e nove navi di pattuglia offshore per la Marina; 28 cacciabombardieri multiruolo Dassault Rafale e 55 Dassault Mirage 2000 potenziati per l’Aeronautica. Oltre ad equipaggiamento e mezzi, la legge sul budget ha aumentato le spese relative ai servizi di intelligence e fornirà i fondi per l’elaborazione di una strategia spaziale militare congiunta con l’alleato tedesco; con il quale sta collaborando per lo sviluppo di un jet da combattimento di quinta generazione e quello di un nuovo tank.

Il Senato francese e l’Assemblea nazionale della camera bassa avevano precedentemente esaminato il progetto di legge, ed entrambi avevano votato a favore del disegno di legge. Quest’anno vedrà dunque un aumento immediato di 1,8 miliardi di euro nel budget annuale della difesa per 34,2 miliardi di euro, di cui 650 milioni di euro saranno destinati allo dispiegamento di contingenti militari all’estero. Il bilancio fissa un obiettivo di 295 miliardi di euro in sette anni – con un terzo dei fondi liberati dopo il 2023, considerando le elezioni che si terranno nel 2022 che potrebbero contemplare l’entrata di un e un nuovo governo al potere. Attualmente la Francia impegna l’1,78 percento del PIL nella spesa per la difesa.

È una questioni di credibilità“, ha affermato il presidente francese Macron, riferendosi, probabilmente, alle richieste avanzate al summit Nato dall’alleato americano, e alle recenti messe in discussione del ruolo della Nato del presidente americano Donald Trump. Macron ha affermato che gli Stati Uniti sono sempre stati e resteranno un “partner strategico” per la Francia; una potenza con la quale persiste una “fiducia reciproca ed eccezionale nel dominio militare”.

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