Il grande ottimismo sullo sviluppo dei negoziati tra Israele e Hamas pare essere svanito, o quantomeno messo in stand-by. Fino a due giorni fa si poteva leggere ovunque l’entusiasmo verso le trattative in corso a Doha, in Qatar, perché, e questa è una novità, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si era mostrato favorevole alla proposta americana.
Tuttavia, l’atteggiamento propositivo di Bibi è da ricondurre esclusivamente ai presupposti dei negoziati, che accoglievano le sue condizioni, che sono state aggiunte all’accordo presentato dagli Usa nel maggio scorso e accolto da Hamas a luglio. E, difatti, pare che Hamas abbia respinto la nuova proposta israelo-americana, annunciata dal segretario di Stato Antony Blinken, a causa delle condizioni aggiuntive ritenute “inaccettabili”. In particolare perché, come segnala Axios, nella proposta non vi è traccia di un cessate il fuoco permanente né di un ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia, cose previste invece dall’intesa precedente.
Bibi non vuole nessun accordo
L’accordo proposto adesso, che prevede la liberazione degli ostaggi israeliani [93 sarebbero ancora vivi] in cambio del rilascio di diversi prigionieri palestinesi, sarebbe certo proficuo per Israele, e soprattutto per la reputazione di Bibi in patria. Inutile, o quasi, per Hamas, che riuscirebbe a liberare alcuni palestinesi, destinati comunque a morire sotto le bombe dell’IDF, dal momento che, una volta riavuti indietro gli ostaggi, Tel Aviv sarebbe libera di riprendere le ostilità.
Peraltro, i funzionari israeliani hanno riferito ad Axios che Netanyahu avrebbe accettato l’accordo – che prevedeva anche il controllo israeliano del corridoio Philadelphia [al confine tra Gaza e l’Egitto] – perché sapeva “che Hamas avrebbe senz’altro rifiutato tali condizioni”. Gli stessi funzionari hanno aggiunto che la posizione intransigente di Netanyahu “è un vero e proprio fattore ostativo per ogni possibile accordo”. La linea del primo ministro rimane quella pregressa: “Restare fermi, finché Hamas non sarà costretto a cedere”. Più che di una trattativa, dunque, il premier israeliano sarebbe alla ricerca di una resa incondizionata.
Rendere la Striscia un luogo invivibile
Alla luce di quanto sta accadendo, appare interessante la disamina pubblicata dal quotidiano libanese al-Akhbar, ripreso da al Manar, sul futuro di Gaza. Secondo il giornale, Netanyahu ha due chiari obiettivi: “Eliminare i leader e i quadri della resistenza palestinese e rendere la Striscia di Gaza invivibile per i palestinesi, al fine di spingerli ad abbandonare l’enclave”. Quest’ultimo intento, nella fattispecie, è quanto sperano ardentemente i messianici dell’estrema destra che, in più occasioni, hanno rivendicato l’annessione della Striscia, della Giudea e della Samaria (regioni, queste ultime, note al mondo come Cisgiordania).
L’IDF bombarda un’altra scuola a Gaza
Nel frattempo, nel silenzio assordante dei media, l’IDF ha bombardato un’altra scuola a Gaza. All’interno di quello che una volta era un istituto, vi erano, com’è prassi, dei rifugiati in cerca di un riparo. Ma nessun luogo è sicuro a Gaza, come hanno ampiamente dimostrato i numerosi raid compiuti dall’esercito israeliano. Nel bombardamento della scuola Mustafa Hafez sono morte 12 persone, tra cui almeno due bambini. E così, mentre si discute su una tregua ancora tutta da decidere, il drammatico bollettino di guerra sale ancora, arrivando a cifre da brividi: in 320 giorni sono state uccise 40.173 persone, di cui 16.400 bambini.
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