La tecnologia militare francese sta vivendo un periodo aureo e le policies di governo mettono in chiaro le intenzioni di Parigi nello scacchiere internazionale di comando. Da pochi giorni rimbalza tra le redazioni di tutto il globo, la notizia del lancio del missile M51 dal sottomarino nucleare le Téméraire, annunciando al mondo che: la “forza di dissuasione militare francese è operativa”. Le Figaro riporta infatti che Florence Parly, ministro della Difesa, ha espresso la sua grande soddisfazione dopo il lancio del missile balistico strategico dalla baia di Audierne. L’articolo riporta che le forze armate, così facendo, hanno di fatto inviato “un messaggio diplomatico al mondo”. Inoltre descrive l’M51 come un mostro di circa 50 tonnellate e che tale gioiello dell’ArianeGroup è progettato per trasportare testate nucleari ed equipaggia tutti i sottomarini nucleari francesi (SNLE) elogiando i mezzi  Sub-Surface Ballistic Nuclear (SSBN) come pilastro invisibile della dissuasione d’oltralpe.

La forza del missile M51

Sul sito del colosso ArianeGroup è indicato testualmente che l’M51 è componente essenziale della forza di dissuasione oceanica francese. Un missile balistico strategico (MSBS) che sta per Mer-Sol Balistique Stratégique, a tre stadi, progettato per essere lanciato dai sottomarini nucleari (SNLE). Operativo dal 2010 sul quarto sottomarino della classe Le Triomphant ha una gittata che va dagli 11mila ai 20mila chilometri, dotato di due testate MIRV ad alta penetrazione TNO (150 kt) e una velocità che raggiunge Mach 25. Inizialmente armato con un sistema di navigazione inerziale, stimava un costo di operazione al 2010, di 120 milioni di euro. Tale armamento – ritenuto il più letale della classe balistica intercontinentale – conta già un test precedente dal sottomarino Le Terrible, mediante un lancio avvenuto dalle acque francesi a quelle della Virginia, percorrendo 5mila chilometri in 19 minuti. E a Parigi si parla già di una nuova versione, l’M51.3, pronto per il 2025.

La forza di dissuasione nucleare francese

La forza di dissuasione nucleare francese è anche detta forza d’urto o “force de frappe”. Lo scopo di tale strategia è sorta sotto un principio di deterrenza, secondo il quale l’obbiettivo non è basato sulla volontà coercitiva di vincere un conflitto, bensì su una capacità di dissuasione per evitarlo. Il progetto ebbe origine nel 1958, quando sotto la presidenza di René Coty fu stabilito che Parigi dovesse dotarsi di una forza nucleare per affermare sulla scena internazionale di non dipendere da nessun altro paese per ciò che competeva la propria sopravvivenza. Ma, molto probabilmente, tale scelta fu dettata dalle condizioni della guerra fredda e geopolitiche del tempo, che non fecero altro se non alimentare la viva volontà di dotare le armi nucleari francesi soprattutto di un ruolo politico.

Il progetto iniziale di Charles de Gaulle prevedeva un sistema di deterrenza aerea, terrestre e marina. Successivamente la piattaforma di terra, dotata di SRBM e IRBM è stata assimilata a quella aerea operante anche su portaerei, coadiuvata dalla postazione sottomarina. La forza è costituita dal Fas, Forces Aériennes Stratégiques, Fanu Force Aéronavale Nucléaire è Fost Force Océanique STratégique. Il tutto è diretto dal Centro di Comando e Controllo Jupiter, situato presso il Palazzo dell’Eliseo. Il Presidente della Repubblica è l’unica persona autorizzata all’attivazione dei codici di lancio ed è dotato anche di un Pc mobile, per i viaggi all’estero.

Il costo di gestione delle politiche di deterrenza nucleare fa riferimento alla legge sulla pianificazione militare 2019/2025, approvata il 13 luglio 2018. Essa prevede un budget di 37 miliardi di euro ed una proiezione d’incremento al 2020, di 4,73 miliardi. Mentre per il 2021 dovrebbe avvicinarsi ai 5 miliardi fino a raggiungere i 6 miliardi di euro per gli anni 2024 e 2025. Così la Francia mette le carte e i numeri in tavola e presenta al mondo le sue credenziali di potenza europea. Le recenti tensioni nel Mediterraneo ed i disordini dei territori oltremarini preoccupano non poco gli interessi dell’Eliseo. Il ritorno mediatico di quest’ultimo “messaggio diplomatico” francese potrebbe essere proprio un fermo segnale dissuasivo di Parigi a evitare azioni di forza prima di ogni eventuale possibile reazione dalle conseguenze irreversibili.
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