diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY
Guerra /

Washington ha un nuovo problema dal fronte cinese. Secondo le immagini satellitari ottenute dal Center for Strategic and International Studies (Csis), Pechino potrebbe varare la sua terza portaerei nei prossimi tre o sei mesi. Si tratta della Type 003, un’unità che in base a quanto hanno appreso gli analisti, dovrebbe essere a propulsione convenzionale, più grande delle due precedenti, il Liaoning lo Shandong, e soprattutto dotata di catapulte elettromagnetiche. Un sistema che, se confermato, la renderebbe una portaerei con una tecnologia molto simile a quella statunitense.

Il Pentagono osserva da tempo quello che succede nei cantieri cinesi. Il Dipartimento della Difesa americana, in un approfondito rapporto scritto per il Congresso sulla strategia del gigante asiatico, ha confermato che il progetto della Type 003 consentirà a Pechino di gestire molti più velivoli “estendendo così la portata e l’efficacia dei suoi aerei da attacco basati su portaerei”. In base alle informazioni ottenute dai militari Usa, è possibile ipotizzare che la nave entrerà ufficialmente in servizio nel 2024, anche se le immagine che giungono dai cantieri di Shanghai sembrano dover ridurre i tempi di attesa. Secondo il Csis, le fotografie scattate il 23 ottobre confermerebbero che la nave è in fase di completamento. I lavori nel cantiere Jiangnan procedono a gonfie vele e sembra che manchino solo gli ascensori che collegheranno il ponte di volo con gli hangar interni alla nave e il sistema radar. Si ipotizza che questi componenti possano essere installati anche in una fase successiva a quella del primo varo tecnico: tuttavia, gli esperti ricordano come la presenza del bastimento nel bacino di carenaggio potrebbe aiutare a velocizzare i tempi, cosa che potrebbe far propendere per il completamento di tutte le fasi dei lavori prima che la nave prenda la rotta del fiume Yangtze.

La segnalazione degli esperti fa riflettere su come la Cina di Xi Jinping sia sempre più orientata verso il rafforzamento della componente marittima. E soprattutto come stia aumentando il desiderio di Pechino anche di mostrarsi al mondo come potenza navale, non solo a parole.

Questa nuova ambizione “pubblica” è confermata in particolare un elemento che in questi mesi appare molto più costante: la pubblicizzazione delle manovre. In questa nuova fase della “guerra fredda 2.0” contro gli Stati Uniti, la Repubblica popolare cinese appare infatti molto più propensa a contribuire alla sua immagine di superpotenza lasciando che gli altri osservino. Lo ha fatto mostrando ai satelliti le piattaforme per i nuovi silos per missili balistici, poi con le squadre di vecchi aerei convertiti in droni nella basi più prossime allo stretto di Taiwan, infine le sagome delle navi Usa utilizzate come bersaglio per i test missilistici. Oltre a questo, sono aumentate le esercitazioni navali in grande stile, l’ultima delle quali, chiuse in questi giorni, ha avuto come teatro il Mar Cinese Orientale. Uno scenario particolarmente interessante visto che proprio in quell’area si erano mosse le navi della Marina americana e giapponese per una manovra che ha visto impiegata anche la portaeromobili nipponica Js Kaga, della classe Izumo.

Il segnale della terza portaerei cinesi arriva poi come un avvertimento anche a quanto sta avvenendo in queste ore nello Stretto di Taiwan. Il Comando Orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione ha annunciato l’avvio di una missione di pattugliamento per “testare ulteriormente e migliorare la capacità di combattimento”. E non è un caso che questa operazioni arrivi durante il plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista e dopo una visita a Taipei di un gruppo di membri del Congresso degli Stati Uniti.