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Attorno a quel che resta del califfato, si stringe la morsa dei due eserciti dei due Stati che più di ogni altri hanno conosciuto gli orrori dei jihadisti fedeli ad Al Baghdadi; dopo la caduta di Raqqa e dopo la fine dell’assedio di Deir Ez Zour, l’Isis non ha più grossi centri sotto controllo e non ha più alcun territorio dove può ancora sperare di costituirsi sotto forma di vero e proprio Stato. Per cui, tanto da Damasco quanto da Baghdad, sono arrivati gli ordini di iniziare la definitiva riconquista del deserto posto lì dove cento anni fa gli accordi di Sykes – Pikot hanno tracciato il confine tra possedimenti francesi ed inglesi che, qualche anno più tardi, si sono poi trasformati rispettivamente in Siria ed Iraq; le truppe di Assad avanzano da Deir Ez Zour, quelle irachene ed affiliate alle milizie popolari sciite invece arrivano sia dalla provincia di Ninive che da quella di Al Anbar ed iniziano a pressare su quella che, probabilmente, a breve diventerà l’ultima roccaforte dello Stato Islamico: Al Qa’im.

Gli iracheni iniziano a bombardare le zone di confine

Dallo scorso 20 ottobre, qualcosa sembra muoversi sul versante iracheno: catturata Mosul, riconquistata l’80% della provincia di Al Anbar, ossia lo zoccolo sunnita più importante nel paese dove l’ISIS aveva posto importanti ramificazioni, adesso i comandi da Baghdad premono per mettere in sicurezza il confine tra Iraq e Siria che vuol dire, di fatto, ricostruire da capo una frontiera tranciata dall’avanzata di un califfato che ad un certo punto ha disconosciuto la sovranità dei due stati per creare un unico Stato Islamico. Rimettere in comunicazione Damasco con Baghdad, significa spazzare via definitivamente l’ISIS da queste zone ma, al tempo stesso, vuol dire dare esecuzione ampia al progetto dell’asse sciita in grado di collegare Beirut con Teheran; non è quindi un caso se a coadiuvare l’esercito iracheno in questo frangente sono, ancora una volta, le milizie popolari sciite le cui truppe sarebbero pronte ad avanzare verso Al Qa’im e verso gli altri valichi di un confine da ridisegnare sulla mappa e sul terreno arido del deserto.

Le azioni più significative portate avanti negli ultimi giorni, riguardano i raid effettuati dall’aviazione irachena nei pressi proprio di Al Qa’im; gli aerei militari di Baghdad hanno più volte bersagliato importanti obiettivi militari dell’ISIS, specialmente i numerosi depositi di armi e munizioni utilizzati nel 2014 per supportare quell’avanzata che ha portato, nei terribili mesi estivi di quell’anno, Al Baghdadi a proclamare la nascita del califfato presso la moschea di Mosul. Questa volta però, gli apparati iracheni devono muoversi in solitaria: al momento, non è stato registrato alcun supporto aereo da parte della coalizione a guida USA alle prime offensive volte al recupero del confine; il tutto potrebbe essere sintomo di non tanto celati mal di pancia a Washington circa l’eventualità di un ricongiungimento non solo dell’esercito di Damasco con quello di Baghdad, ma anche di un contestuale potenziamento dell’influenza iraniana nella regione. Dunque, aviazione irachena e truppe di terra coadiuvate dalle milizie sciite, non avranno alcun aiuto da altre forze internazionali a differenza di quanto avvenuto pochi mesi fa a Mosul.

Le milizie sciite irachene avanzano anche a nord

Il confine tra Siria ed Iraq è molto vasto e lungo migliaia di chilometri: se il valico di Al Qa’im è forse al momento il più importante a livello strategico, esso non è l’unico; tra i due Stati sono diversi infatti i punti di contatto, la cui opera di riconquista altro non sarà che la definitiva ed ultima battaglia volta a far scomparire il califfato da queste desertiche ma strategiche terre. In particolare, gli occhi dei vertici militari di Baghdad sono rivolti anche ai valichi presenti più a nord: nella giornata di domenica, ha suscitato scalpore la foto che ritrae alcuni soldati iracheni assieme a miliziani sciiti dinnanzi ad un cartello che indica una distanza di appena due chilometri dalla frontiera siriana; lo scatto proviene dalla città di Rabia, all’interno della provincia di Ninive. Tale cittadina, fino a sabato, era in mano alle forze curde le quali alla prima spinta offensiva ad opera delle forze di Baghdad assieme a quelle sciite hanno preferito, come accaduto in altre parti del paese, abbandonare le proprie postazioni.

Rabia in tempo di pace era un importante centro di frontiera, il principale per chi doveva recarsi da Mosul verso Aleppo ed il nord della Siria; tra il 2013 ed il 2014, anche questo territorio è caduto nelle mani dell’ISIS, per poi essere occupato dalle forze curde avanzanti dalle montagne più settentrionali del paese. Il ritorno delle bandiere irachene a Rabia, segna quindi l’effettiva volontà da parte del governo di Baghdad e dei suoi alleati di proseguire verso lo ristabilimento della situazione pre bellica lungo i propri confini più occidentali.

L’Isis stretto in una vera tenaglia: i siriani avanzano da Deir Ez Zour

Il confine siro – iracheno non è mera preoccupazione di Baghdad; anche da Damasco oramai sembrerebbe tutto pronto per l’assalto definitivo all’ISIS e per tornare a rimarcare le linee di frontiera con l’Iraq. In tal senso, appare in questo caso significativo quanto accaduto nel mese scorso a Deir Ez Zour: come ben si sa, il capoluogo più orientale della Siria è stato liberato da un lungo assedio ad opera degli uomini del califfato e, da lì in poi, le forze fedeli a Bashar Al Assad hanno proseguito nella loro avanzata iniziando a ‘costeggiare’ le rive del fiume Eufrate fino ad espugnare altre roccaforti jihadiste puntando il confine iracheno. Al-Mayadin, importante città a sud di Deir Ez Zour, è stata conquistata la scorsa settimana al termine di intensi combattimenti mentre, a distanza di pochi chilometri, Al-Qouriyeh è tornata sotto il controllo di Damasco nella scorsa giornata di lunedì.

L’obiettivo è quello di penetrare con le proprie divisioni sempre più verso sud, fino a raggiungere Albukamaal, ossia la città di frontiera siriana che confina con il valico di Al Qa’im; sarà probabilmente a cavallo di queste due sponde della frontiera siro – irachena che si svolgerà l’ultimo atto della lotta al califfato. L’ISIS sta per lasciare questi territori, l’ombra del califfato sta per abbandonare le ultime colline del vasto deserto posto tra Damasco e Baghdad; è oramai soltanto questione di tempo, pur tuttavia i segnali che arrivano da entrambi i lati del confine appaiono evidenti: Siria ed Iraq nel giro di poche settimane faranno scattare quasi congiuntamente l’ultimo assalto allo Stato Islamico.

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