La geopolitica della corsa allo spazio
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L’Unione europea? Potrebbe esser già sparita da qui a quando sarà terminato il processo di adesione dell’Ucraina. Dmitrij Medvedev lancia la sua ennesima provocazione, questa volta mettendo nel mirino la complicata road map che, in tempi ancora da chiarire, dovrebbe trasformare l’Ucraina un membro a pieno titolo dell’Ue.

“E se anche l’Ue sparisse per allora? Mi viene da pensare a quale scandalo, a quali sacrifici sono stati fatti sull’altare dell’adesione all’Ue e a quale inganno delle aspettative degli ucraini infelici? Per non portare sfortuna…”, ha scritto Medvedev su Telegram, con un tono a metà strada tra il polemico e il sarcastico. Gli ucraini saranno sotto “verifica per decenni. Pertanto, la vera scadenza è la metà del secolo. Non prima”, ha quindi concluso il delfino di Vladimir Putin.

Quelle di Medvedev sono, appunto, provocazioni. Eppure nascondono minacce velate, talvolta anche esplicite, in un gioco comunicativo tanto efficace quanto distruttivo ai fini di qualsiasi negoziato diplomatico.



Le “bombe” di Medvedev

E pensare che, qualche giorno fa, Medvedev aveva condiviso un’altra domanda retorica pungente: “Chi ha detto che tra due anni l’Ucraina esisterà ancora sulle mappe mondiali?”. Considerando che c’è un conflitto in corso, il senso indiretto è che Kiev potrebbe perdere la contesa e ritrovarsi, tutta o in parte, cancellata dalle cartine geografiche.

Che poi questo non accada, è un altro discorso. L’obiettivo di Medvedev è lanciare la bomba, insinuare il seme del dubbio nell’opinione pubblica occidentale. Quasi sempre toccando tematiche divisive. Se, dunque, sul campo di battaglia, l’esercito russo utilizza le bombe vere e proprie, distruggendo edifici e infrastrutture nemiche, lontano dall’Ucraina il Cremlino si affida alle bombe verbali dei suoi alti funzionari.

In prima fila, dopo i recenti e ripetuti affondi, troviamo Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza ed ex capo di Stato russo. Al suo fianco troviamo la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, tuttavia solita ad utilizzare una retorica incisiva ma meno violenta rispetto a quella di Medvedev. Fino a poco tempo fa anche il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, poteva essere annoverato in questa lista.

Affondi, polemiche e insulti

I riflettori sono adesso tutti puntati su Medvedev. Prima di cimentarsi nelle previsioni sul futuro di Unione europea e Ucraina, l’ex presidente russo aveva accompagnato la visita di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz in Ucraina con una considerazione fuori dalle linee. “Agli europei, grandi mangiatori di rane, salsicce e spaghetti, piace visitare Kiev. Inutilmente. Hanno promesso l’adesione dell’Ucraina all’Ue e obici datati, si ubriacano di horilka (vodka ucraina, ndr), tornano a casa in treno, come cento anni fa”.

Tra le altre uscite degne di nota di Medvedev, segnaliamo un altro attacco contro l’Ue, accusata di preparare i cittadini ucraini ad esser pronti per morire per la prospettiva europea (“Sembra che i bravi zii e zie dell’Ue li stiano preparando per questo”) e la minaccia di non riprendere i negoziati di pace (“Il capo negoziatore ucraino (David Arakhamiya) ritiene possibile riprendere i negoziati con la Russia dalla fine di agosto. È possibile ma la domanda è di cosa parleranno e con chi”).

Emblematico, poi, l’insulto contro l’Occidente: “Mi viene spesso chiesto perché i miei post su Telegram” contro gli avversari della Russia “sono così duri. La risposta è che li odio. Sono bastardi e imbranati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sarò vivo farò di tutto per farli sparire”.

Andando ancora a ritroso nel tempo, tra gli accostamenti più pesanti fatti da Medvedev, spicca, infine, quello tra le sanzioni “illegittime” contro i familiari dei politici russi e i metodi di ‘Ndrangheta e Cosa Nostra. In attesa del prossimo affondo.

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