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Kiev vorrebbe che le spedizioni di armamenti occidentali fossero più celeri, soprattutto per quanto riguarda i sistemi di artiglieria a lungo raggio e gli armamenti più sofisticati che si sono dimostrati efficaci nel contrasto all’invasione russa. I rifornimenti di armi, infatti, arrivano “col contagocce”, ma non è il solo problema legato all’invio di sistemi d’arma di tipo occidentale all’Ucraina. Gli Stati Uniti e le nazioni europee che stanno sostenendo gli ucraini sono cauti nell’inviare troppo equipaggiamento prima che i soldati ucraini possano essere addestrati, inoltre il Pentagono è preoccupato per il potenziale esaurimento delle sue scorte nei prossimi mesi.

Recentemente abbiamo già discusso il problema della capacità dell’industria odierna di affrontare una produzione bellica: i ritmi di consumo di proiettili di artiglieria, ad esempio, richiedono l’apertura di nuove linee di produzione, mentre sistemi tecnologicamente avanzati – come i missili anticarro Javelin o anche i lanciarazzi multipli Himars – richiedono tempo per essere fabbricati. Da qui il rischio esaurimento delle scorte Usa, che pone seri interrogativi al Pentagono in merito alla sostenibilità dell’appoggio a questo conflitto, che potrebbe mettere a rischio il potenziale bellico statunitense nel lungo periodo e quindi la capacità di essere uno strumento efficace di deterrenza.

Per fare un esempio, i Javelin cominciano a scarseggiare, stante l’elevato numero che n’è stato consegnato all’Ucraina (circa 7mila). Le spedizioni a Kiev, attualmente, hanno consumato un terzo delle scorte statunitensi di questo missile anticarro e il rateo di produzione della Lockheed-Martin è di 2100 pezzi l’anno (ma sembra che si potrebbe arrivare a 4mila). L’Ucraina ha affermato di utilizzare 500 Javelin al giorno, e ancora una volta si fa in fretta a fare i conti: in 14 giorni di uso intensivo le scorte ucraine di missili finirebbero, e la produzione statunitense non basterebbe a rimpiazzarli.

Anche l’addestramento dei militari ucraini alle armi di fabbricazione occidentale rappresenta una problematica: insegnare al personale dell’esercito di Kiev a utilizzare gli Himars richiede dai 20 ai 30 giorni. Durante questo lasso di tempo, ovviamente, i soldati sono lontani dal fronte, e allontanare dalla prima linea troppi specialisti della fondamentale artiglieria può indebolire le difese ucraine permettendo così ai russi di accelerare la loro avanzata e rendere più difficile l’esecuzione di eventuali contrattacchi futuri.

Gli Stati Uniti stanno sostenendo Kiev con 54 miliardi di dollari in aiuti militari, economici e umanitari e hanno inviato oltre 7 miliardi di dollari in armi prelevate dalle scorte della Difesa, e parallelamente la produzione per sostituirle non ha accelerato. Le prossime spedizioni includeranno altri quattro Himars, che si aggiungeranno agli otto già presenti al fronte, missili antinave Harpoon e proiettili Excalibur a guida di precisione per l’artiglieria. Niente cacciabombardieri e Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle), per il momento, in quanto ritenuti possibile fonte di escalation con Mosca, ma anche perché l’addestramento che richiedono sarebbe troppo lungo, oltre alle considerazioni riguardanti le difficoltà di consegna all’Ucraina senza incappare nella reazione militare della Russia, che estenderebbe, molto probabilmente, il conflitto. Sempre per quanto riguarda l’addestramento, sappiamo che, per alcuni sistemi d’arma come i droni “kamikaze” (propriamente detti loitering munitions), l’esercito ucraino preferisce affidarsi a sistemi autoctoni in quanto non avvezzi a utilizzare gli Switchblade forniti dagli Stati Uniti.

Anche l’eterogeneità degli armamenti occidentali consegnati a Kiev si sta trasformando in un incubo. L’esercito ucraino non è mai stato equipaggiato con sistemi di artiglieria di tipo occidentale e si basa su quelli di fabbricazione russa o locale: pensiamo ai lanciarazzi tipo Bm-21 “Grad” ad esempio, o ai pezzi di artiglieria semovente. Utilizzare sistemi come gli M-777, o i Caesar francesi, impone l’invio dei rifornimenti di munizioni, quindi un sistema logistico separato e, per così dire, “alieno” a quello normalmente usato dall’Ucraina.

La guerra, dopo quasi cinque mesi, sta attraversando un momento critico: l’Ucraina vede assottigliarsi le sue scorte di armamenti – e non ha un’industria per poterli rimpiazzare – e sta subendo perdite importanti dal punto di vista umano (da 100 a 200 soldati ucraini sono morti ogni giorno da quando la Russia ha dato il via alla seconda fase); sul fronte opposto, Mosca sta “raschiando il fondo del barile” per quanto riguarda i mezzi e il personale, dopo che, si stima, ha perso 80mila uomini, di cui 20mila uccisi in combattimento. Il “barile” russo, però, è molto più profondo di quello ucraino, e al Cremlino sono consci che la lunghezza temporale di questo conflitto di attrito gioca in loro favore.

Per rimpolpare velocemente il suo esercito la Russia dovrebbe chiamare una mobilitazione generale, ma per farlo serve lo stato di guerra, che il presidente Vladimir Putin difficilmente dichiarerà: attualmente, oltre ad aver cominciato a convertire la produzione industriale per il sostegno bellico (soprattutto per quanto riguarda le munizioni e le riparazioni dei veicoli), in Russia si osserva la diffusione di punti di arruolamento volontario, che è l’unico modo che ha Mosca di poter rinforzare le fila del suo esercito senza mobilitare i soldati di leva, che non possono combattere senza che sia dichiarata ufficialmente guerra.

Il fatto che il Cremlino non abbia ancora optato per questa possibilità, né abbia fatto intervenire la riserva, significa che punta sul fattore tempo per vincere il conflitto, confidando non solo nella possibilità della Russia di sostenere lo sforzo bellico andando a riattivare mezzi obsoleti tenuti “in riserva”, ma anche nell’opinione pubblica occidentale: in Europa le misure sanzionatorie verso la Russia stanno avendo ripercussioni sui prezzi dell’energia, e quindi su tutta la filiera produttiva – alimentare compresa – pertanto il presidente Putin potrebbe pensare che, nel lungo periodo, i governi occidentali si trovino a dover far fronte al malcontento interno, e quindi vedersi costretti a cessare il loro sostegno a Kiev. Un’evenienza che permetterebbe a Mosca di accelerare notevolmente la sua campagna bellica.

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