L’Ucraina tra il problema diserzioni e le ipotesi di negoziato. Che cosa si muove sul Fronte Orientale 

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Negoziare la pace tra Kiev e Mosca entro novembre sembra un passo quanto mai necessario se si da credito alla notizia che le diserzioni tra le nuove leve dell’esercito ucraino sono sempre più frequenti e diffuse. Mentre l’afflusso di nuove armi e lo spostamento delle “linee rosse” sembra dare un nuovo slancio al conflitto, qualcosa non torna nella narrazione che tende sempre a presentaci la svolta o l’escalation, e invece, sembra attestarsi sul perenne impasse dovuto alla decisione di Kiev di sedersi a tavolo delle trattative da una posizione forte. Intanto, il generale inverno incombe con la sua solita mossa.

Tra Kursk e la diserzione

A un mese dall’invasione ucraina nel territorio russo di Kursk, controffensiva “a sorpresa” nel conflitto che perdura da oltre 900 giorni su un lungo fronte orientale il larga parte trincerato, inizia a manifestarsi il fenomeno della diserzione. Nonostante gli obiettivi conseguiti dalle truppe migliori di Kiev, che “rivendicano” successi anche Donetsk, l’esercito ucraino fatto di giovani reclute e veterani messi a dura prova dal lungo conflitto deve fare i conti con “morale basso” e il diffondersi di “diserzioni e insubordinazioni“. Secondo un report diffuso dalla CNN, “in soli 4 mesi i procuratori ucraini hanno avviato procedimenti penali contro quasi 19mila soldati che hanno abbandonato le loro posizioni o hanno disertato“. Ma questa sarebbe solo la punta dell’iceberg. Secondo le fonti “molti ufficiali non segnalano le diserzioni e le assenze non autorizzate, sperando di convincere le truppe a rientrare volontariamente, senza incorrere in punizioni“. E non è difficile supporre come dall’altra parte del fronte la situazione non sia diversa.

“Non tutti i soldati mobilitati lasciano le loro posizioni, ma la maggior parte sì, quando i nuovi arrivati si accorgono di quanto sia difficile. Vedono molti droni nemici, artiglieria e mortai” ha spiegato un comandante in servizio presso un’unità di combattimento schierata a Pokrovsk. “Raggiungono le postazioni una volta e, se sopravvivono, non tornano più. O lasciano le posizioni, o si rifiutano di andare in battaglia, o cercano di trovare un modo per lasciare l’esercito“. Un resoconto che non ci porta distante delle narrazioni fatte da Remarque e dagli altri scrittori che hanno combattuto la Grande Guerra.

“A differenza di coloro che si sono offerti volontari all’inizio della guerra, molte delle nuove reclute non hanno avuto scelta”. Questi giovani e meno giovani “sono stati richiamati” in base alla nuova legge sulla mobilitazione in Ucraina, e probabilmente non avevano mai nemmeno immaginato di trovarsi a combattere una guerra. Né che la guerra che i coraggiosi volontari iniziarono a combattere, sarebbe durata così a lungo.

Gli Stati Uniti spingono sui negoziati

La scorsa settimana dalla base Nato di Ramstein, in Germania, il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha annunciato che “il conflitto in Ucraina verrà risolto definitivamente al tavolo dei negoziati”, senza sbilanciarsi sul quando. Ma sono in molti a nutrire la convinzione che un importante tentativo per raggiungere una base negoziale solida verrà intavolato a novembre, per anticipare l’incognita delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti o al contrario per influenzarle nel caso che l’amministrazione Democratica di Joe Biden riuscisse a portare a casa il “risultato” di grande mediatore.

“Penso che alla fine questo conflitto sarà deciso a un tavolo di negoziazione, ma quando arriverà quel momento è ancora difficile prevederlo”, ha dichiarato frattanto Austin dopo una riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina. Assicurando che gli Stati Uniti continueremo a lavorare per permettere all’Ucraina di sedersi al tavolo di negoziati “nella migliore posizione possibile”.

Sul piano della concessione da parte degli Stati Uniti a lasciar impiegare “armi per attacchi a lungo raggio contro la Russia”, Washington tentenna. Dal Pentagono gli esperti militari dichiarano che l’uso di queste armi “non cambierebbe le sorti della guerra per l’Ucraina”. Una considerazione riportata dallo stesso segretario alla Difesa che, secondo quanto battuto dall’agenzia Reuters, ha “respinto gentilmente il desiderio di Kiev” di veder eliminate le restrizioni sull’impiego di questo tipo di arma.

Il segretario Austin ha sottolineato come “nessuna arma specifica potrebbe cambiare le regole del gioco” sul fronte ucraino. Questo vale per i missili da crociera e i sistemi missilistici Atacms. L’Ucraina ha ottenuto “capacità significative” per attaccare obiettivi “ben oltre la portata del missile da crociera britannico Storm Shadow”. Ma questa capacità, anche sommata all’offensiva di Kursk e alla difesa dei cieli, non sembra sufficiente a incidere sulle sorti del conflitto.