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L’Ucraina in guerra contro la Federazione Russa negozia, via Usa, possibili cessate il fuoco settoriali in campi come la guerra marittima e gli attacchi alle infrastrutture energetiche ma non manca di mettere in linea nuovi assetti capaci potenzialmente di riequilibrare, su alcuni settori del confronto militare, uno scontro che sta diventando sempre più impari con Mosca. Un campo ritenuto fondamentale è quello balistico: dalle fornitura di lanciatori Himars e missili Atacms americani prima e di vettori balistici Storm Shadow britannici e Scalp francesi poi, i vettori a medio-lungo raggio sono diventati fondamentali per Kiev.

In campo il nuovo Neptune ucraino

Ha dunque valore la notizia dell’entrata in linea della nuova versione del missile R-360 Neptune, schierato dalle forze armate di Volodymyr Zelensky nei giorni scorsi. L’Ucraina ha sviluppato un missile balistico per colpire bersagli in profondità sul suolo russo, adattando all’uso contro bersagli terrestri il versatile vettore antinave sviluppato dal Luch Design Bureau. Il nuovo Neptune alza da 300 a 1.000 km la sua gittata e conoscerà una nuova prova dopo il positivo uso che l’Ucraina ne ha fatto con l’obiettivo di colpire bersagli navali, primo fra tutti l’incrociatore Moskva, centrato e affondato da uno di questi missili il 13 aprile 2023.

L’Ucraina ha già usato il nuovo Neptune in un raid rivolto contro la città di Tuapse, sul Mar Nero, dove lo scorso fine settimana è stata centrata e distrutta una raffineria di petrolio russa, a cui è seguito un attacco sulla Crimea nella giornata del 25 marzo. La prospettiva geopolitica e militare a cui guarda Zelensky è chiara: lo sviluppo di un vettore nazionale aiuterebbe l’Ucraina a rompere i limiti e le regole d’ingaggio imposte dagli alleati occidentali per l’uso dei missili forniti a Kiev, che condizionano la possibilità del Paese invaso di attaccare in profondità la Russia sul suo suolo. E potrebbe alleviare le conseguenze di un possibile stop alla fornitura di altri dispositivi.

Come nota Deutsche Welle, “l’Ucraina ha bruciato i suoi ultimi missili ATACMS a gennaio. Finora, non è chiaro se gli USA abbiano inviato ulteriori spedizioni, mentre Kiev sta esaurendo i razzi Storm Shadow” a disposizione.

I missili dell’Ucraina e le possibilità di cessate il fuoco

Produrre 40-50 Neptune al mese potrebbe essere considerato un risultato positivo per l’Ucraina, che ne frattempo spera nel fattore-Friedrich Merz, augurandosi che il cancelliere tedesco in pectore sblocchi dopo il suo insediamento l’invio dei missili Taurus da tempo agognati, come ha promesso in campagna elettorale. Finora il governo dell’uscente Olaf Scholz ha, nonostante il parere favorevole del ministro della Difesa Boris Pistorius, chiuso alla consegna dei Taurus a Kiev.

Il missile, per i cui dettagli tecnici rimandiamo a un’ottima disamina di Davide Bartoccini, è considerato fondamentale da Kiev per poter colpire, in sinergia coi Neptune, le retrovie nemiche, i centri di comando, le strutture logistiche e di conseguenza gettare scompiglio tra le linee russe, alzando il prezzo per qualsiasi negoziato e controbilanciando in parte la supremazia sul campo di battaglia da parte di Mosca.

Zelensky, del resto, non ha fatto mistero di ritenere il via libera agli attacchi in profondità sul suolo russo da parte degli attori occidentali una condizione fondamentale per la continuazione della resistenza ucraina e spera, da un lato, che i Neptune aiutino l’Ucraina ad agire in maniera indipendente dalle forniture estere e, dall’altro, che Merz spinga per il passaggio dei Taurus a Kiev.

Difficile pensare che ora, peraltro, Kiev acconsenta a quel cessate il fuoco negli attacchi sulle infrastrutture energetiche di cui si è parlato nei colloqui Russia-Usa a Riad: significherebbe rinunciare a uno dei pochi strumenti di pressione di cui dispone in una guerra che, nonostante la difficoltà dei contendenti a trovare una soluzione militare sul campo definitiva, continua senza esclusione di colpi. E non prevede di finire presto.

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