Il blocco occidentale continua ad inviare armi all’Ucraina anche se non mancano le criticità. Prima che prendesse il via il summit della Nato di Vilnius, gli Stati Uniti hanno compiuto un nuovo passo a sostegno di Kiev, decidendo di spedire le controverse munizioni a grappolo per aiutare l’esercito ucraino nella sua controffensiva contro le forze del Cremlino. Tra gli alleati europei dell’Ucraina, l’argomento ha generato un disagio evidente. Il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha ribadito ad esempio la posizione del suo Paese “contro le munizioni a grappolo” pur affermando di non poter “bloccare gli Stati Uniti”. “Se l’Ucraina non ha più i mezzi per difendersi, o se coloro che aiutano a difenderla non lo fanno più, allora sarà la fine dell’Ucraina”, ha aggiunto.
In uno scenario del genere, ha sottolineato France24, il passo in avanti di Washington ha fatto emergere le difficoltà dell’industria europea degli armamenti nel fornire materiale miliare a Kiev. Alcuni Paesi hanno deciso di incrementare la loro spesa militare per restare al passo delle richieste ma questo evidentemente non è ancora sufficiente. La Germania ha istituito un fondo speciale di 100 miliardi di euro per modernizzare la Bundeswehr, mentre la Francia ha annunciato il trasferimento delle linee di produzione delle munizioni.
Allo stesso tempo, la Nato ha intrapreso la conduzione di acquisti di gruppo di armamenti con i suoi partner asiatici (come la Corea del Sud e il Giappone) per acquisire rapidamente attrezzature per conto dei suoi membri. All’inizio di maggio, il commissario europeo Thierry Breton ha svelato un piano da 500 milioni di euro per aumentare la produzione di munizioni, riconoscendo di non avere altra scelta a breve termine di “continuare a donare dalle nostre scorte”.
Carenza di munizioni
Il quotidiano francese Liberation ha definito l’industria europea della difesa frammentata e imprigionata dagli interessi nazionali: un doppio nodo che complicherebbe notevolmente l’invio in Ucraina della quantità di rifornimenti richiesti da Kiev.
Per evitare di restare a secco di munizioni, l’esercito ucraino si troverebbe costretto a salvare i suoi proiettili o persino a ricorrere a pericolosi metodi fai da te. Come se non bastasse, non sempre l’invio degli armamenti è in linea con le aspettative dei militari ucraini. Pochi mesi fa, in una zona di combattimento nel Donbass è arrivato un carico di munizioni europee. Un carico, tra l’altro, attesissimo. Il punto è che i 400 proiettili da 120 mm provenienti dalla Finlandia non erano compatibili con il pezzo d’artiglieria italiano a disposizione degli uomini di Zelensky.
Da quando è scoppiata la guerra, le truppe ucraine hanno dovuto fare i conti con la grande diversità di proiettili e artiglieria ricevuti e adattarsi come meglio potevano. Un comandante di un battaglione di artiglieria ucraino, dopo essersi reso conto di non poter utilizzare le munizioni ricevute ha utilizzato una mola per tagliare le alette dei bossoli di mortaio. “Abbiamo iniziato a sentire un fortissimo bisogno di munizioni, una carenza per così dire, intorno a giugno dello scorso anno e questo problema è ancora presente. Posso dirlo per il mio battaglione, ma interagisco spesso con diverse brigate e unità, e la situazione è sostanzialmente la stessa ovunque”, ha dichiarato tale Taras.
Le falle della difesa europea
Tutto questo fa luce su alcune importanti criticità. Prima di tutto, la mancanza di coerenza nelle armi inviate dall’Unione europea, visto che spesso munizioni di vari produttori dello stesso calibro differiscono tra loro e non sempre sono adatte agli strumenti in possesso degli uomini di Zelensky. Spesso, i soldati ucraini devono trovare il tempo per pesare le munizioni in arrivo e macinarle manualmente per adattarle ai loro lanciatori.
Il secondo problema riguarda la carenza di munizioni in prima linea. L’austerità costringe l’Ucraina a risparmiare munizioni mentre si difende o si prepara a un attacco fornendo ai soldati meno del solito, ha scritto il Kyiv Independent. Lo stesso Zelensky ha spiegato alla Cnn che la controffensiva in corso è iniziata più tardi del previsto a causa dei ritardi nella fornitura di armi.
La Russia, al contrario, è un passo avanti rispetto all’Ucraina in capacità di munizioni. Secondo fonti militari e governative ucraine, le forze del Cremlino possono sparare fino a 10 volte più munizioni dell’esercito ucraino durante i combattimenti ad alta intensità (in media, la Russia spara 60.000 colpi di munizioni al giorno contro i 20.000 rivali).
Il protezionismo nazionale, l’errata valutazione di svariati governi e l’indecisione tra i Paesi dell’Ue hanno impedito al blocco occidentale di trovare un approccio rapido e collettivo per affrontare la carenza di munizioni. Secondo i calcoli dello stesso Kyiv Independent, l’Ucraina utilizza almeno cinque volte più munizioni di quanto i membri dell’Ue siano in grado di produrre. Una cifra che, al momento, è fuori dalla portata dei produttori europei.