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Guerra

L’Ucraina non coglie l’attimo: perché non ha sfondato dopo la rivolta di Prigozhin

L'Ucraina non approfitta del caso in Russia dato dall'insurrezione della Wagner ma gli attacchi proseguono anche se non è la controffensiva
Ukraine servicemen of an anti-aircraft unit of the '24 separate mechanized brigade named after King Danylo' speaks on a radio with operator of Strila anti-aircraft missile launcher at an undisclosed location, in Donetsk region

Gli attacchi ucraini non si sono fermati in questi giorni convulsi in cui in Russia abbiamo assistito a una vera e propria rivolta della Pmc (Private Military Company) Wagner capitanata dal suo leader, Evgenij Prigozhin, ma l’esercito di Kiev non ha colto l’occasione per cercare uno sfondamento delle linee difensive russe, e a quanto pare l’ordine è arrivato direttamente dagli alleati occidentali.

Nelle prime ore della sollevazione erano già circolate notizie sui canali russi che l’intelligence britannica aveva avvisato Kiev di non compiere importanti azioni offensive lungo il fronte, successivamente anche la Cnn ha confermato che sabato, prima che Prigozhin si ritirasse, ci sono stati contatti coi funzionari ucraini da parte degli alleati a diversi livelli, per avvertirli di evitare di approfittare del caos per colpire in profondità. La preoccupazione era che l’Ucraina e l’Occidente sarebbero stati visti come un aiuto a Prigozhin e una minaccia alla sovranità russa. L’ordine sarebbe stato quello di sfruttare le opportunità sul territorio ucraino, ma non colpire risorse militari offensive all’interno della Russia. Il sospetto alla base di questo avviso, oltre alla questione legata alla minaccia alla sovranità russa, è che un’ampia azione offensiva avrebbe causato il panico al Cremlino, che avrebbe potuto reagire scompostamente utilizzando le armi nucleari tattiche per bloccare gli ucraini in qualche modo, orientativamente colpendoli nelle retrovie per minimizzare le perdite russe.

Come detto, però, gli attacchi dell’esercito ucraino continuano, e ora anche da Kiev arriva la conferma che non stiamo ancora assistendo alla controffensiva vera e propria, come da tempo stiamo affermando.

Oleksiy Reznikov, ministro della difesa ucraino, ha infatti dichiarato al Financial Times che la liberazione di un gruppo di villaggi sotto occupazione russa nelle ultime settimane “non è stato l’evento principale” e che “quando accadrà, lo vedrete tutti ”. Reznikov ha confermato che le principali riserve ucraine, compresa la maggior parte delle brigate recentemente addestrate in occidente e dotate di moderni carri armati e veicoli corazzati, devono ancora essere utilizzate nell’operazione.

Qualcosa che abbiamo potuto osservare nelle scorse settimane da video e foto riprese sul campo di battaglia che mostrano come le unità ucraine coinvolte in questa serie di attacchi non usino diffusamente i mezzi corazzati occidentali recentemente forniti, deduzione peraltro confermata e confermabile dalle perdite di tali mezzi che sono irrisorie per quanto riguarda i carri armati e deboli per quanto riguarda i nuovi Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) “Bradley”, che si utilizzano in supporto alla fanteria – attualmente 24 andati perduti su più di 150 forniti sino a oggi – e dal fatto che non c’è stata un’intensa attività preparatoria di artiglieria.

Il fronte, però, non tace: le forze ucraine hanno condotto operazioni su almeno quattro settori del fronte. Fonti russe, tra cui il ministero della Difesa, hanno affermato che gli ucraini hanno continuato a effettuare limitati attacchi a sud di Kreminna, nel Donbass settentrionale: come abbiamo avuto modo di sottolineare in questi mesi, la cittadina è importante sulla via di Kramatorsk, che rappresenta il vero snodo strategico di quella parte della regione. Attacchi ucraini sono continuati anche a nord e a sud di Bakhmut, inoltre, passando al fronte meridionale, azioni offensive sono state condotte con discreto successo a sud di Velyka Novoselivka e a sud di Orikhiv nella parte occidentale dell’oblast di Zaporizhzhia.

Questi attacchi però non hanno portato a grandi guadagni territoriali trovando una resistenza russa che è apparsa coordinata e particolarmente tenace e in grado di contrattaccare: risulta infatti che, sempre nelle stesse zone, i russi siano riusciti non solo a respingere alcuni attacchi ma anche a guadagnare terreno. In particolare l’Institute for the Study of War riporta che le forze russe sono avanzate nell’area di Bakhmut a partire dal 27 giugno in particolare vicino a Berkhivka, inoltre anche a sud il tentativo ucraino di stabilire una testa di ponte oltre il fiume Dnipro vicino al ponte Antonivsky nell’oblast di Kherson sembra essere sfumato: già il 25 giugno le forze russe stavano avanzando verso il ponte e sono riuscite a entrare in possesso delle isole del fiume apparse dopo il ritiro delle acque a sud della diga di Nova Kakhovka.

In linea generale possiamo dire che la situazione non è cambiata molto nelle ultime due settimane: l’unica eccezione è data dalla presa del villaggio di Rivnopil (zona di Velyka Novoselivka) da parte degli ucraini – come confermato anche da fonti russe – ma il fronte non ha subito grossi cambiamenti e anzi, appare evidente che a piccoli guadagni territoriali ucraini in un settore ne corrispondano altrettanti russi in un altro.

Questo apparente stallo, lo ripetiamo, è dovuto al fatto che l’Ucraina non ha ancora avviato la sua controffensiva vera e propria ma ha lanciato una serie di attacchi di arresto concertati e diffusi per sondare le difese avversarie e bloccare i difensori cercando nel contempo di limarne il potenziale bellico: una tattica militare ben nota ma che rischia di assottigliare il potenziale militare ucraino in quanto viene compiuta diffusamente lungo tutta la linea del fronte.

Frattanto nei cieli le Vks, le forze aerospaziali russe, sono tornate stabilmente a volare appoggiate dall’aviazione dell’esercito – si registrano perdite di elicotteri russi – e sul fronte opposto sono state registrate saltuarie sortite di cacciabombardieri ucraini Sukhoi Su-25 in supporto all’attività terrestre, ma si tratta di azioni sporadiche e condotte al massimo da una coppia di Su-25 alla volta.

Orientativamente ci attendiamo l’inizio di un attacco maggiore, che potremmo chiamare controffensiva, entro le prossime due settimane per approfittare della finestra di bel tempo che dovrebbe aprirsi a partire dal prossimo sabato e che dovrebbe portare temperature elevate (intorno ai 30 gradi) almeno sino al 12 luglio.

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