L’Ucraina starebbe preparando un nuovo attacco alla flotta russa del Mar Nero, in un’operazione simile a quella che ha portato all’affondamento dell’incrociatore Moskva ad aprile 2022. A riferirlo è stato il ministro della Difesa ucraino Oleksiy Reznikov nella giornata di martedì 11 aprile. “Possiamo offrire ai russi un’altra sorpresa in mare, un altro missile sulle loro navi. Stiamo solo aspettando il momento giusto”, ha affermato Reznikov.
La dichiarazione del ministro arriva in un momento particolarmente delicato: l’iniziativa bellica è ancora in mano russa, sebbene i guadagni territoriali ottenuti dell’esercito di Mosca in questi mesi siano trascurabili, soprattutto l’Ucraina sta affrontando un periodo preparatorio in vista della possibile nuova controffensiva che però potrebbe tardare a essere messa in atto per via di alcune problematiche.
Se, infatti, i soldati che nei mesi scorsi sono stati addestrati sono in procinto di giungere ai reparti, insieme ai mezzi di fabbricazione occidentale – tra cui anche carri armati – Kiev è a corto di personale per costituire adeguate riserve strategiche: negli ultimi mesi giungono notizie di un aumento del numero dei renitenti alla leva; inoltre il conflitto in sé sta facendo pagare un pegno molto alto in termini di vite umane, essendosi trasformato, da mesi, in una guerra d’attrito che, soprattutto sul fronte del Donbass, ricorda molto la Prima Guerra Mondiale.
L’ipotesi disinformazione
Anche la recente fuga di documenti classificati della Nato in cui, oltre all’analisi dello stato dell’esercito ucraino si valutavano le forze per la possibile controffensiva, potrebbe avere avuto un ruolo nella decisione di Reznikov di rilasciare quanto detto sul possibile attacco alla flotta russa, sebbene chi scrive ritiene che quella documentazione possa facilmente essere un falso molto ben fatto per attività di disinformazione, sostenuta – almeno ufficialmente – da indagini interne all’Alleanza e da diffusi timori e allarmi per le future operazioni belliche.
Kiev, sostanzialmente, potrebbe aver deciso di aumentare la campagna di disinformazione per intorbidire ulteriormente le acque e comunque costringere lo Stato maggiore russo ad allargare lo spettro delle contromisure, in quanto nel mondo militare nulla può essere lasciato al caso, e anche l’ipotesi meno probabile viene presa in considerazione.
Del resto anche il fatto che l’Ucraina potesse essere in grado di colpire e affondare l’incrociatore Moskva, nave ammiraglia della Flotta del Mar Nero, sarebbe stato impensabile nei primi giorni di questo conflitto, eppure una serie di contingenze – tra cui, va sottolineato, anche la vetustà della nave da guerra – hanno portato alla sua perdita menomando pesantemente la capacità di interdizione aeronavale russa nella parte più occidentale del Mar Nero.
Cosa potrebbero attaccare gli ucraini
Le dichiarazioni di Reznikov potrebbero pertanto essere soltanto propaganda, dettata dalle difficoltà che un’insostenibile guerra d’attrito con la Russia impone all’esercito ucraino, ma proviamo lo stesso a ipotizzare quali obiettivi nella Flotta Russa potrebbero essere colpiti e come. Eliminato l’incrociatore Moskva, gli assetti più pregiati rimasti nella flotta del Mar Nero sono 6/7 sottomarini della classe Kilo (sei della “Kilo migliorata” e uno vecchia serie forse non più attivo) e tre fregate della classe Admiral Grigorovich (di cui la Admiral Makarov ha assunto il ruolo di nave ammiraglia dopo la perdita della Moskva).
Sia i Kilo sia le Grigorovich possono infatti lanciare i missili da crociera a lungo raggio tipo “Kalibr” e sono le unità più moderne in servizio nella flotta che opera in quel mare, che, lo ricordiamo una volta di più, dall’inizio del conflitto è stato “chiuso” dalla Turchia in forza della Convenzione di Montreux che vieta il transito per gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli alle unità da guerra di Paesi belligeranti.
I sottomarini della classe “Kilo migliorata” sono sicuramente i vascelli di più alto valore, tanto che Mosca, a fronte dell’incremento dell’attività di droni ucraini aerei e navali, ha preferito spostarne l’intera flotta a Novorossiysk, porto militare più lontano dalle linee del fronte quindi più adatto per dare maggior tempo di reazione alle difese russe.
Le opzioni di attacco
Si possono quindi aprire due scenari per un possibile attacco alle unità della Flotta Russa: il primo sarebbe un’azione sui porti condotta usando sistemi unmanned in forze, per cercare di colpire i vascelli mentre sono ormeggiati. Qualcosa che è stato già tentato dall’Ucraina nei mesi scorsi ma senza successo, per via dello scarso numero di mezzi coinvolti che non hanno saturato le difese delle installazioni portuali militari.
Il secondo scenario, ma valevole più per le fregate (o altre unità di superficie), che per i sottomarini, è un attacco missilistico in mare aperto, durante uno dei lanci di missili da crociera (che comunque si sono fatti meno frequenti con cadenze mensili invece che ogni 7/15 giorni). In questo caso potrebbe essere utilizzato un misto di assetti navali sottili – di cui l’Ucraina ancora dispone – e di mezzi aerei, come droni, ma non è nemmeno da considerare l’opzione data dai caccia pilotati.
Un velivolo da caccia come un MiG-29 o Su-27 ucraino potrebbe infatti sparare un missile antiradiazioni tipo AGM-88 HARM verso le fregate: questo particolare vettore è infatti pensato per dirigersi verso le sorgenti radar avversarie. Un’azione simile è stata già sperimentata nella storia: a settembre del 2015, un AGM-88E ha colpito con successo una nave in movimento in un test che ha dimostrato la capacità del missile di utilizzare il suo sistema di guida terminale antiradiazioni e il radar a onde millimetriche per rilevare, identificare, localizzare e ingaggiare bersagli in moto.
Il danno dato dall’impatto di un missile in una nave da guerra, anche se da un vettore non nato con funzione antinave, potrebbe facilmente essere catastrofico: quanto visto già durante la breve guerra delle Falkland ha evidenziato la fragilità delle unità moderne, non corazzate, e l’importanza di avere a bordo una centrale di controllo dei danni altamente efficace. Ci sono infatti stati casi in cui le fregate britanniche sono andate perse non tanto per l’esplosione della testata bellica del missile antinave argentino (tipo Exocet), bensì perché il motore a razzo del missile, continuando a bruciare propellente dopo l’impatto, ha generato un incendio indomabile.
Molto scarse sono le probabilità di un attacco in mare aperto ai sottomarini classe Kilo, che lanciano i vettori “Kalibr” restando in immersione: l’Ucraina non ha mezzi per effettuare il contrasto ai sottomarini, non avendo né pattugliatori marittimi aerei né unità navali antisom.
Tra questi scenari, quindi, quello dell’attacco con un missile antiradiazioni risulta essere il più probabile anche per l’effetto sorpresa, non essendo mai messo in atto prima. Ovviamente servirebbe una pianificazione accurata e l’impiego di diversi mezzi, in modo da saturare i radar di sorveglianza delle unità russe e confonderne le difese, qualcosa che comunque potrebbe essere messo in atto con sistemi Ew (Electronic Warfare) adatti, ammesso che siano stati consegnati a Kiev insieme ad altro armamento nel corso di questi mesi.