Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, diverse autorità navali hanno iniziato a segnalare la presenza di una metaniera in avaria nel Mediterraneo. La nave in questione era la Arctic Metagaz e i vari servizi di sicurezza in Europa non hanno avuto dubbi: si tratta di una delle navi appartenenti alla cosiddetta “flotta ombra” della Russia. La conferma è arrivata anche dallo stesso governo di Mosca, il quale il 4 marzo ha ufficialmente denunciato un raid contro la metaniera. La nave intanto ha proseguito per almeno tre settimane la propria corsa indirizzata unicamente dal vento, essendo rimasta senza equipaggio e con la sala macchine in avaria. Le immagini arrivate tramite i droni hanno mostrato la presenza di incendi ed esplosioni a bordo. Pochi dubbi quindi: la nave è stata colpita da velivoli senza pilota. Il sospetto è andato subito su Kiev, i cui servizi già in altre occasioni hanno messo nel mirino la flotta ombra russa. Il fatto però che il raid sia avvenuto contro una nave che navigava vicino alle coste libiche ha fatto pensare alla presenza ucraina all’interno della Libia. Oggi il sospetto ha preso le sembianze di una conferma.
Il report dell’emittente francese Rfi
Il 2 aprile scorso, dalla Francia, sono arrivate le prime importanti indiscrezioni su quanto successo alla Arctic Metagaz. Secondo l’emittente transalpina Rfi, la nave è stata effettivamente colpita da droni ucraini. Il reportage pubblicato in Francia ha riaperto il caso, visto che della metaniera si era smesso di parlare a livello internazionale dopo la sua messa in sicurezza all’interno di un porto libico. Ma c’è di più: secondo Rfi, l’operazione di Kiev è partita proprio dalla Tripolitania. Segno quindi della presenza di membri delle forze di sicurezza ucraine operative in territorio libico.
I giornalisti francesi si sono avvalsi di alcune fonti vicine al governo del premier libicoAbdul Hamed Ddeiba, l’unico riconosciuto a livello internazionale e rivale delle autorità dell’Est più vicine invece al generale Haftar. I funzionari libici hanno detto a Rfi che esistono almeno tre basi in cui gli ucraini operano nell’area attorno Tripoli. La prima è a Misurata ed è la stessa che ospita una delle più importanti strutture militari del Paese, al cui interno hanno sede i comandi turchi, così come alcune squadre del comando statunitense in Africa (Africom). Non solo, ma a Misurata operano anche britannici e italiani. L’altra base invece si trova nella cittadina portuale di Zawiya: da qui gli ucraini possono monitorare più da vicino la presenza di obiettivi russi nel Mediterraneo e possono avere anche un accesso diretto al mare. Infine, gli uomini di Kiev sarebbero presenti anche in una base non lontana dall’aeroporto di Tripoli. In particolare, si tratterebbe della sede della 111esima brigata dell’esercito libico, usata per gli incontri di alto rango tra rappresentanti di Tripoli e rappresentanti di Kiev.
Dal Donbass al Mediterraneo
La presenza ucraina in Libia non sarebbe sporadica né tantomeno episodica. Al contrario, ci sarebbe un vero e proprio accordo tra le parti a regolare l’uso di basi libiche a favore di Kiev. L’intesa sarebbe stata siglata, sempre secondo Rfi, a ottobre con la mediazione del rappresentante militare ucraino ad Algeri, ossia il generaleAndrei Bayouk. I contorni dell’accordo appaiono molto semplici: presenza militare ucraina in cambio di armi e addestramento a favore dei libici.
L’obiettivo ucraino appare in tal senso molto chiaro: supervisionare da vicino i movimenti russi nel Mediterraneo. Kiev infatti in questa fase del conflitto è impegnata a colpire le principali fonti di entrate economiche per i russi, ossia tutto ciò che è ricollegabile alle infrastrutture energetiche. Un obiettivo perseguito tanto sulla terraferma, come dimostrato dai raid continui contro stabilimenti e raffinerie in territorio russo, e tanto sul mare. Ma se per colpire le navi russe che transitano nel Mar Nero è possibile usare le basi presenti nel proprio territorio, diversa è la situazione nel Mediterraneo: qui gli ucraini devono avvicinarsi il più possibile al Mare Nostrum e la Libia, sia per motivi geografici che politici, è in tal senso il luogo perfetto.
Anche perché gli obiettivi di Kiev non sono limitati ai raid contro le petroliere e le metaniere di Mosca. La presenza ucraina in Libia si spiega anche con la strategia volta a “inseguire” i russi laddove hanno i propri più importanti interessi strategici e geopolitici. Non è certo un mistero che la Russia sia ben presente in Africa e anche nella stessa Libia, Paese in cui da tempo le forze di Haftar sono alleate con il Cremlino. Marcare Mosca all’estero e nelle aree dove proietta le proprie ambizioni di potenza, per gli ucraini appare quanto mai fondamentale per indebolire l’immagine degli avversari e costringerli a disperdere e impiegare quante più forze possibili. In poche parole, la guerra in Ucraina non si combatte solo tra le trincee del Donbass. Al contrario, anche le coste libiche costituiscono il fronte di un conflitto sempre più esteso.