Chi controlla il cielo può vincere una guerra. Questo è uno dei concetti chiave espressi nell’ormai celebre saggio di Valery Zaluzhny, capo delle forze armate di Kiev, pubblicato il mese scorso sull’Economist. “L’esercito ucraino necessita di fondamentali capacità e tecnologie per imprimere una svolta al conflitto. La più importante di queste è la potenza aerea” scrive il generale ammettendo che il vantaggio russo in questo campo impedisce ai suoi uomini di condurre operazioni di terra su larga scala. Ora che appare chiaro il fallimento della controffensiva lanciata dal presidente Volodymyr Zelensky, gli sforzi strategici dell’Ucraina potrebbero concentrarsi proprio sul fattore aria e, di conseguenza, sugli F-16, i tanto attesi jet che potrebbero stravolgere l’andamento della guerra contro la Russia

Una speranza dal cielo? 

I primi caccia prodotti dalla Lockheed-Martin hanno cominciato ad arrivare nei centri di addestramento negli Stati Uniti, in Danimarca e in Romania. In particolare, otto piloti e 65 membri del team di supporto avrebbero iniziato il training necessario nella base danese di Skrydstrup mentre un numero imprecisato di militari sarebbe stato inviato in Arizona e nella città rumena di Fetesti. Anche sul numero totale dei velivoli, comunque nell’ordine delle decine, donati dai Paesi europei dopo il via libera del presidente americano Joe Biden non ci sarebbero conferme. 

L’ottimismo manifestato qualche mese fa da Zelensky al momento dell’annuncio della concessione degli F-16 – essendo prodotti negli Stati Uniti Washington ne deve approvare il trasferimento a Paesi terzi – è stato però nel frattempo stemperato dalle cattive notizie che arrivano dal fronte e da considerazioni sull’impatto che i jet potrebbero avere sulla guerra. Molti analisti invitano alla prudenza e persino il generale Zaluzhny ha riconosciuto che la fornitura dei caccia avrebbe potuto fare la differenza in una fase iniziale delle operazioni belliche tanto più che il loro effettivo impiego potrebbe avvenire tra molti mesi. Secondo diverse stime la consegna effettiva degli F-16 all’Ucraina è infatti prevista per il 2025.

Nonostante la superiorità dell’aviazione russa, all’inizio della guerra d’aggressione Mosca ha subito importanti perdite nei massicci blitz aerei lanciati contro gli obiettivi ucraini. Una circostanza che ha costretto i russi a rinunciare a missioni rischiose affidandosi maggiormente a droni e ad attacchi con missili balistici a lungo raggio. Se Kiev è riuscita a resistere per quasi due anni ad un conflitto che nelle intenzioni di Vladimir Putin doveva durare pochi giorni, lo si deve anche alla realizzazione, grazie al supporto degli alleati, di una barriera protettiva costituita dai sistemi Iris-T, Nasams e Patriot in aggiunta all’utilizzo di vecchi MIG-29 di produzione sovietica. Un sistema di difesa che però nelle condizioni attuali sembra non essere più sufficiente.  

Il peso degli F-16  

A partire dalla loro entrata in servizio a fine anni Settanta, gli F-16 sono stati aggiornati ed impiegati in numerose missioni, dalla guerra nel Golfo al Kosovo passando per l’Afghanistan e l’Iraq. Sono circa 25 le nazioni che li possiedono, in versioni diverse, e nel mondo ce ne sarebbero oltre 4600. Rispetto ai velivoli russi i jet di produzione americana possono ospitare più armi, hanno una cabina di pilotaggio più funzionale e sarebbero più efficaci nell’eseguire operazioni di difesa aerea e di attacco contro obiettivi a terra. 

Di contro gli F-16 sono costosi, non sono particolarmente adatti all’atterraggio e al decollo sulle piste non ottimali presenti in Ucraina e i loro radar, seppur più potenti di quelli inclusi nei velivoli già in dotazione alle forze di Kiev, non sarebbero in grado di eliminare il vantaggio di quelli russi. “Gli F-16 sono jet preziosi e fragili” afferma alla Reuters Kelly Grieco, esperta dello Stimson Center. Inoltre, il training dei piloti richiede molti mesi. “Non è sufficiente addestrarli a fare le cose più essenziali se vuoi ricavare il meglio da questi aerei. Devi insegnare loro le cose più complesse” spiega Brynn Tannehill, un ex top gun della marina americana.

Per comprendere la complessità legata alla concessione degli F-16 all’Ucraina l’ex ministro della Difesa del Regno Unito Ben Wallace dichiara ai giornalisti di Sky News che “non si tratta di regalare un sistema di armamenti. Si tratta di trasferire una piattaforma”. Il ministro fa quindi un riferimento alle corse automobilistiche: come nella Formula Uno “non regali solo una macchina ma una scuderia”. 

È difficile al momento concludere che l’arrivo, non immediato, dei jet americani possa essere il game changer che Zelensky e i suoi alleati occidentali vorrebbero. Una valutazione condivisa da una parte significativa della comunità degli esperti la quale ritiene che qualsiasi contributo positivo apportato dagli F-16 si misurerebbe in anni e non in mesi. Il rischio è che a quel punto per l’Ucraina potrebbe non esserci più una guerra da combattere.