In questi giorni si è molto parlato del programma UNITE-Brave Nato, ovvero dell’iniziativa congiunta di Nato e Ucraina (vedremo tra poco meglio la parte di Kiev) per produrre armamenti innovativi nel campo della difesa dai droni e dell’offesa con i droni. In realtà l’iniziativa era stata annunciata già a fine 2025 e il ri-esploso interesse dipende probabilmente dal fatto che ora si sta passando ai fatti, con denari veri da investire (10 milioni in una prima fase, che possono crescere fino a 50), condizioni precise per partecipare e obiettivi definiti: di fatto, garantire una migliore difesa aerea all’Ucraina per poi trasferire il know how maturato all’Alleanza Atlantica. Che il progetto contenga (anche) un senso di urgenza per le sorti dell’Ucraina risulta evidente dai primi temi proposti alle aziende che vorranno farsi avanti con i loro progetti: Sistemi di difesa attiva contro i droni, sistemi avanzati e sostenibile contro gli Shahed, Supporti elettromagnetici per Sigint, Tecnologie elettromagnetiche di attacco contro i droni. La parola “Russia” non figura ma è più che superflua. L’iniziativa prevede che qualunque progetto in cerca di finanziamento sia presentato da un’azienda ucraina insieme con una appartenente a un Paese Nato: un modo per incentivare la collaborazione, sostenere l’industria della difesa ucraina e garantire un fluido trasferimento di conoscenze e competenze.
Da un lato c’è la NATO, attraverso la Direzione per l’innovazione. Dall’altro , per l’Ucraina, il ministero della Trasformazione digitale (quello in cui ha lavorato con ottimo risultati il ministro Mychaylo Fedorov, poi passato al ministero della Difesa da dove è stato silurato in sei mesi) e quello della Difesa, travagliato dai ripetuti scandali di corruzione. Ma in realtà, e per fortuna della Nato e dell’Ucraina, il protagonista principale sarà Brave1, ovvero il cluster creato dal governo ucraino per accompagnare lo sviluppo di start up innovative e aziende del settore della Difesa. Sono ormai 2.500 le compagnie rappresentate nel cluster, di cui 500 specializzate nel settore dei droni aerei, 200 in quello dell’IA, 300 nel settore ELINT e così via. Brave1 è stata forse la più riuscita tra le iniziative di Fedorov che, apprestandosi a lasciare il ministero della Trasformazione digitale, aveva rimescolato gli incarichi, affidando le cariche direttive ad alcuni dei suoi più fidati collaboratori. Viktor Rudenko, una lunga esperienza nella digitalizzazione della pubblica amministrazione e poi, dopo l’invasione russa, nella tecnologia dei droni e della guerra elettronica, era diventato capo dell’Innovation Development Fund, la cassaforte di Brave1. Andriy Hrytseniuk, un esperto delle tecnologie digitali applicate al settore bancario, era diventato direttore esecutivo di Brave1. E Irina Zabolotnaya, cresciuta all’interno del ministero per la Trasformazione digitale, era diventata vice-capa Innovation Development Fund con delega ai rapporti internazionali. È lei, quindi, la prima interfaccia della NATO per UNITE-Brave NATO.
C’è l’impronta di Fedorov, dunque, in tutto questo. E il fatto che il suo posto che ministro della Trasformazione digitale sia andato a Oksana Ferchuk, già sua vice, conferma quanto peraltro non era stato difficile capire: non era il lavoro di Fedorov a non andare bene a Zelensky, ma piuttosto la sua personalità e la sua crescente personalità.
La NATO, che finanzia il tutto, non fa mistero di aver tutta l’intenzione di mettere a profitto l’esperienza a duro prezzo maturata fin qui dall’Ucraina in un settore, quello della guerra dei droni e della guerra contro i droni, che ha cambiato e sta ancora cambiando molte delle strategie della guerra contemporanea. Il proposito ha una sua logica. NATO e Ucraina hanno molto investito nella loro relazione fin dai tempi del presidente Petro Poroshenko. L’Ucraina è sottoposta a una prova durissima dalla pressione militare russa e la NATO è coinvolta nel conflitto, anche se non ha schierato le proprie truppe sul campo di battaglia. Considerato che dal 2022, dal vertice di Madrid, in seguito all’invasione dell’Ucraina la Russia è giudicata dalla NATO “la minaccia più significativa a diretta” per i Paesi dell’Alleanza, l’idea di sfruttare la circostanza drammatica della guerra per approntare migliori difese future può sembrare razionale.
Ci sia consentito, però, avere anche un dubbio. Non è che la NATO sta approfittando (dire “speculando” sarebbe troppo) del sacrificio dell’Ucraina? Le aziende NATO che dovessero veder finanziati i propri progetti farebbero forse cosa emerita per la difesa presente e futura dell’Europa ma difficilmente sarebbero spinte a far finire il più presto possibile la guerra in corso. Loro, con la guerra, ci guadagnerebbero. Con la pace ci rimetterebbero. O no?
Secondo dubbio. Qual è, esattamente, il futuro che immaginiamo per l’Ucraina? Anche se tutti pensano solo a inventare o comprare nuove armi, diamo per scontato che il desiderio prevalente sia quello di far finire la guerra. E poi? La sensazione è che siano anche troppi quelli che pensano che l’Ucraina di domani sia destinata a diventare uno “Stato porcospino”, piazzata nel cuore dell’Europa e riempita di armi per tenere a bada i russi per la nostra tranquillità. E se nel frattempo gli ucraini, con le loro truppe e i loro servizi di intelligence, ci tolgono qualche castagna dal fuoco in giro per il mondo (nel Sahel, per esempio, dove i francesi sono stati presi a calci nel sedere, o in Libia), tanto di guadagnato.
Somiglia molto, questa prospettiva, al modo in cui Israele è stato piazzato in Medio Oriente per fare gli interessi prima degli inglesi e degli Usa. Come sia finita da quelle parti lo sappiamo: prima gli ebrei del nascente Israele si sono liberati degli inglesi e ora lo Stato ebraico di interessi fa i propri, piaccia o no agli Usa. Se domani finisse così anche con l’Ucraina in Europa non potremmo poi lamentarci troppo. Perché avevamo un esempio lampante davanti agli occhi. E perché gli ucraini avrebbero tutto il diritto, alla lettera guadagno sul campo, di non farsi sfruttare da noi.
A prescindere dal fatto che in Medio Oriente
Riferimenti
Per il bando di UNITE-Brave Nato: https://unite-brave-nato.brave1.tech. Per la NATO: https://www.ncia.nato.int/business/procurement/current-opportunities/42534805
Per Brave1: https://brave1.gov.ua/en/about
Per i nuovi dirigenti di Brave1: https://mezha.net/eng/bukvy/leadership-changes-boost-ukraine-s-defense-tech-and-startup-innovation/
Per il vertice NATO di Madrid 2022: https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2022/06/29/madrid-summit-declaration